ENTI E MINISTERI
Agricoltura, le cooperative battono l'industria per crescita

Secondo uno studio dell’Osservatorio del ministero, tra il 2011 e il 2013, le prime sono cresciute del doppio, segnando un 9 per cento contro un 5 per cento delle seconde. Nomisma: “Adesso si segua l’esempio francese”

Era il 1884 quando in Italia, a Ravenna, nasceva la prima cooperativa agricola. Un’iniziativa di un gruppo di uomini decisi a unire le forze per sopravvivere alle difficoltà e alla disoccupazione. E anche oggi, a dispetto della crisi, quel modello mutualistico continua a funzionare. Tra il 2011 e il 2013 la cooperazione agricola, ha registrato una crescita di fatturato quasi doppia rispetto all’industria alimentare italiana, segnando un più 9 per cento contro il più 5 per cento di quest’ultima. E arrivando a valere oltre 36 miliardi.

È questo il quadro tracciatodall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, la struttura istituita dal ministero delle Politiche agroalimentari e sostenuta dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare ed Unicoop, che vede la collaborazione di Nomisma. I numeri sono stati presentati oggi (28 febbraio), a Roma. Secondo l’istituto di ricerca bolognese Nomisma, nel 2013, con i suoi 36,1 miliardi di euro di giro d’affari, la cooperazione italiana era per fatturato al terzo posto nella classifica di settore dell’Unione Europea. Merito del lavoro di 5.024 imprese associate e dei 92mila addetti. E dunque delle strategie perseguite che hanno mirato a una crescita nel Sud Italia, a politiche di branding e alle esportazioni.

“Questo mondo ha retto insomma l’onda d’urto della crisi - racconta la responsabile Cooperazione di Nomisma, Ersilia di Tullio – Ora occorre però porsi nuovi obiettivi di crescita, guardando a quel che avviene in Francia”. I francesi, con un numero di imprese associate nelle cooperative agricole pari a poco più della metà di quelle italiane, registrano ricavi per quasi 85 miliardi di euro e rappresentano il 40 per cento della produzione alimentare del paese. “Altro aspetto significativo – conclude la di Tullio - è che i francesi sanno valorizzare i propri prodotti attraverso politiche di marca, con un brand alimentare su tre che appartiene alla cooperazione”.

Obiettivo della cooperazione agricola italiana è adesso quello di diventare più forte. Per farlo, secondo il presidente di Alleanza delle Cooperative, settore Agroalimentare, Giorgio Mercuri, c’è da “proseguire nel processo di aggregazione e potenziamento delle cooperative”. Solo in questo modo, afferma il presidente “i nostri prodotti potranno contare di più sui mercati internazionali, che costituiscono il futuro”. L’esperienza dell’Emilia Romagna, della Lombardia, del Trentino Alto Adige e del Veneto, che da sole valgono il 75 per cento del fatturato complessivo, lo dimostrano. Oggi invece le dimensioni medie di un’impresa cooperativa associata sono ridotte: il fatturato è in media di 7 milioni di euro, con 18 dipendenti. Secondo il viceministro Andrea Olivero, bisogna poi “trovare soluzioni che possano ridurre lo squilibrio tra Nord e Sud”. Il Nord detiene il primato nella produzione di ricchezza: con il 44 per cento delle cooperative, che genera l’82 per cento del fatturato. Qui si concentrano poi le cooperative più grandi, dove il fatturato medio per impresa è pari a 13 milioni di euro, contro appena i 2 milioni del Sud. (Stefania Aoi - www.repubblica.it)
 


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