La H2O2 viene usata per rendere più gradevoli all’occhio gli esemplari di polpi e seppie sui banchi del mercato che, così sciacquati, possono sembrare più freschi di quello che sono realmente
Bruxelles avverte Roma: è vietato sbiancare i calamari con l’acqua ossigenata. In Italia è una pratica diffusa e legale, visto che una circolare del ministero della Salute (la numero 0003649) autorizza l’impiego di «soluzioni acquose contenenti perossido di idrogeno, come coadiuvante tecnologico, nella lavorazione dei molluschi cefalopodi eviscerati da commercializzare decongelati o congelati». In altre parole la H2O2 viene usata per rendere più gradevoli all’occhio gli esemplari di polpi, totani e seppie sui banchi del mercato che, così sciacquati, possono anche sembrare più freschi di quello che sono realmente. Sebbene la prassi non risulti comportare pericoli sanitari, si creano spazi per le truffe, soprattutto perché un consumatore non ha la possibilità di distinguere un mollusco trattato da uno al naturale.
Nella risposta a un interrogazione dell’eurodeputata Renata Briano (Pd), la Commissione Ue precisa che «il perossido di idrogeno non figura sull’elenco degli additivi alimentari autorizzati negli alimenti contenuto nell’allegato II del regolamento n. 1333/2008». L’uso di tale sostanza quale additivo alimentare, pertanto, non è autorizzato nell’Unione europea. L’esecutivo comunitario rileva che «agli Stati membri incombe la responsabilità di far efficacemente rispettare la legislazione unionale relativa alla filiera alimentare, che comprende anche norme applicabili all’uso degli additivi alimentari». Per questo Bruxelles «inviterà le autorità italiane a fornire informazioni quanto all’autorizzazione dell’uso di soluzioni acquose contenenti perossido di idrogeno nel trattamento di cefalopodi eviscerati».
Non è una mossa da poco. Il “pesce frode” è una delle pietanze più servite sulle tavole degli europei. Lo scorso autunno uno studio universitario commissionato dalla ong Oceana ha rivelato che, nei ristoranti di Bruxelles, quasi un piatto di mare su tre non è quello promesso dal menu. Il più taroccato è il tonno, soprattutto in versione sashimi e sushi, ma l’inganno non risparmia merluzzi e branzini. Soprattutto, non si ferma ai locali pubblici e colpisce anche le famiglie che fanno la spesa in mercati, rionali o super. «Bisogna tracciare i prodotti», ha chiesto di recente l’europarlamento, che invita i governi a istituire sistemi di controllo che seguano il prodotto dalla paranza alla nostra bocca e denuncino gli errori. Che, spesso, sono volontari. L’ultima analisi a campione (ridotto) compiuta dall’Unione europea nel 2015 sostiene che il pesce frode è servito nel sei per cento dei casi, con punte del 27% a Malta.
Per la Signora Briano la mossa della Commissione va accolta con piacere, anche se non basta. “Dato che nell’UE esiste la libera circolazione delle merci, per ragioni di equità e di trasparenza – ha spiegato la parlamentare genovese -, ho già depositato una nuova interrogazione dove chiedo che le regole vengano fatte rispettare non solo in Italia, ma anche in Spagna e negli altri Stati membri, in modo da evitare l’arrivo nei banchi e nei frigoriferi italiani di molluschi trattati con acqua ossigenata all’estero”. La battaglia continua.
(Marco Zatterin - www.lastampa.it)
ASA Press / Le notizie di oggi