Riparte a Expo Milano 2015 la raccolta di firme per sostenere l’iscrizione dell’arte dei pizzaioli napoletani nella lista dei patrimoni mondiali immateriali dell’Unesco. Dopo le prime 300.000 firme raccolte e la candidatura ufficiale da parte dell’Italia, decisa a marzo, ora occorre una nuova mobilitazione per ottenere che l’Unesco approvi l’iscrizione.
Agli italiani sembrerebbe un atto dovuto il riconoscimento come patrimonio dell'umanità del piatto simbolo della tradizione italiana. Una ricetta tanto semplice e preziosa quanto violata, almeno negli ultimi decenni, che merita un riscatto universalmente riconosciuto. Un atto dovuto, ma non scontato, se è vero che le 300mila firme già presentate non sono sufficienti, secondo la Fondazione UniVerde, per aggiungere l’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani nella lista dei patrimoni immateriali dell'umanità tenuta dall'Unesco.
Dal piatto all’Unesco
Vero simbolo del Belpaese, la pizza da cibo povero di strada oggi è riconosciuta come uno dei prodotti che meglio sintetizzano i principi della dieta mediterranea, già dal 2007 tra i patrimoni immateriali dell’umanità. E proprio come si è fatto per la dieta mediterranea, anche per la pizza l’impegno da parte dell’Italia è contrastare i rischi che la globalizzazione di un prodotto comporta.
Da questi dati, dunque, è partita la petizione promossa insieme all’Associazione Pizzaiuoli Napoletani dalla Fondazione UniVerde. Una promozione che è stata solo un punto di partenza e che nel semestre di Expo Milano 2015 deve vedere un’accelerazione. Qui, dove il tema è “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”, un prodotto così ancorato alla tradizione e alla cultura di un Paese ambisce a essere salvaguardato contro i rischi della massificazione e il cui valore va oltre a quello indiscutibile del prodotto e piuttosto si sofferma anche su quello dell’arte della sua produzione. Nelle intenzioni di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente di UniVerde e primo promotore di questa candidatura, c'è da "proteggere la pizza e l’economia a essa legata da fenomeni come l'Italian sounding, cioè la più complessa forma di concorrenza sleale sul mercato. L'Italia ha per questo deciso di proporre alla sede centrale Unesco di Parigi l’inserimento dell’Arte della Pizza nella 'Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità'".
Tutti pronti per firmare
Si aprono così i giochi per il riconoscimento ufficiale, grazie anche all’impegno di Rossopomodoro che, attraverso la persona del presidente Franco Manna, promuove la raccolta delle firme a Expo Milano 2015, in uno spazio nel cuore dell'Esposizione Universale dove sforna già mille pizze al giorno per tutti i visitatori. A sostenere l'iniziativa di Pecoraro Scanio ci sono personalità di tante regioni italiane: il piemontese Jimmy Ghione, inviato di Striscia la notizia; Gino Sorbillo dell’omonima e famosa pizzeria napoletana; Lara Sansone titolare del Teatro Sannazzaro di Napoli; gli attori lombardi Claudio Bisio e Renato Pozzetto; lo chef stellato Alfonso Iaccarino; il presidente di Federculture, il romano Roberto Grossi ed anche il sottosegretario all’agricoltura, il siciliano Giuseppe Castiglione e ancora il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Una chiamata all'azione per tutti quelli che, anche attraverso la tutela del prodotto della buona tavola, vogliono salvaguardare la dignità del made in Italy. Alle firme già raccolte, dunque, ne dovranno segure molte altre, tra cui quelle su Change.org e quelle che saranno raccolte a Expo Milano 2015. È così che può avere inizio un lungo negoziato internazionale che vedrà il coinvolgimento di 163 Stati, ciascuno dei quali potrà in autonomia valutare il valore di tale candidatura che solo il 15 novembre 2016 ne decreterà o meno l’inserimento nell’elenco Unesco.
(Marianna Corte - http://magazine.expo2015.org)
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