ATTORNO ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com ]


BIRRA ARTIGIANALE, MERCATO SPUMEGGIANTE

Il settore delle birre artigianali, che ha appena visto concludersi alla Fiera di Milano un proprio “Salone” specializzato, si conferma in grande fermento e rapida crescita, nel mondo e ancor più nel nostro Paese. Il processo trova una facile spiegazione logica: in un mercato della birra ormai dominato da colossi multinazionali che producono con metodi industriali e gusto standardizzato, ecco che il consumatore di nicchia si orienta sempre più verso prodotti assolutamente unici, originali, preziosi, affascinanti, anche “culturalmente”. E spesso di straordinaria qualità. La “rivoluzione artigianale”, in fondo, ha interessato fin dagli anni Settanta gli Stati Uniti: ma perché proprio oggi giunge anche da noi, e con tale forza? In Italia a metà degli anni Novanta esisteva a malapena una decina di microbirrifici (aziende di produzione di birra artigianale) e brewpub (locali che producono birra artigianale per il solo consumo interno): oggi sono più di 170, la gran parte nel Nord (quasi il 50 per cento in Lombardia) ma distribuiti ormai in tutta la Penisola, tanto che solo la Basilicata risulta ancora esserne priva. Per intenderci, l’intero Belgio (che è grande quanto una nostra Regione, ma ha ben altra tradizione) vanta un numero di microbirrifici del tutto analogo. Tale fioritura confusa e continua, tipica degli entusiasmi iniziali, crea certo un’offerta non sempre di livello costante (c’è spesso improvvisazione, molte produzioni sono di livello mediocre) ma testimonia una grande fertilità. Se, infatti, il consumatore esigente rifiuta la birra standardizzata e cerca un “gusto particolare”, dall’Italia gli giungono alcune risposte assai convincenti, proprio perché il nostro Paese manca di una tradizione birraia e può dunque lanciarsi in sperimentazioni spericolate ma interessanti. Paradossalmente forti per la mancanza di background, i nostri microbirrifici si sono inventati birre al chinotto Slowfood di Savona, alle castagne, al miele di corbezzolo, ai fiori, affinate in barrique, con infusione di foglie di tabacco toscano, aromatizzate con il cacao… Insomma, un’esplosione di suggestioni – magari non sempre riuscite – ma in grado di attirare il gastronauta curioso e anche il grande chef, sempre alla ricerca di nuove tipologie suadenti per il proprio lavoro. Così le birre entrano anche nel ristorante e in enoteca: come componente essenziale di ricette originali, o in specifiche carte della birra, per accompagnare il pasto. Stiamo dunque assistendo a una moda; ma è una moda che sta mettendo salde radici, un «fenomeno che può durare», come ci spiega Maurizio Maestrelli, autore della seconda edizione di “Birra ai fornelli, 58 semplici ricette a base di birra” (edizioni Extramoenia). Ecco che, chiuso il Salone, già si pensa al Milano Beer Festival (con birra di qualità selezionata in tutto il mondo, tra l’11 e il 13 maggio), al prossimo Campionato dei birrifici artigianali, alla creazione di un “marchio di qualità” attribuito annualmente dall’Associazione degustatori birra e alla creazione, sempre a Milano, di un primo corso per birrai, tenuto da mastri provenienti da tutto il mondo (info: Associazione degustatori birra, www.degustatoribirra.it). Meditate, gente, meditate!

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