ATTORNO ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com ]


Come evolve la cucina italiana?



























Come evolve la cucina italiana, in questi anni di crescente affermazione anche a livello internazionale? Possiamo dire che sta diventando “adulta”: non ha timore di sperimentare facendo base soprattutto sulla creatività e la capacità tecnica dei propri protagonisti in cucina, ha anche imparato a comunicare grazie a una sempre crescente presenza sui media – che determina anche il rapporto con una clientela sempre più curiosa, informata e quindi esigente. Insomma, evolve ma in modo equilibrato: perché pochi sono gli “estremisti della tecnica”, gli innovatori tout court, gli emuli di Ferran Adrià; i più preferiscono comunque innestarsi nel solco della tradizione nostrana, della quale riconoscono l’assoluta eccellenza, certo innovandola ma sempre facendone costante punto di riferimento. E tale attenzione alle “radici” si coglie anche nella scelta delle materie prime: si guarda al territorio per selezionare l’assoluta qualità, un must soprattutto per chi sceglie la strada dell’alta ristorazione. Dunque: italianità, territorialità, estro individuale, innovazione ma nella tradizione.
Sono queste, in breve, le conclusioni alle quali è giunto l’istituto di ricerca Eta Meta Research che ha curato due distinte indagini, una promossa da “Le Guide dell’Espresso – Ristoranti d’Italia 2007” e l’altra per Osservatorio S.Pellegrino. Simile il tema dello studio, sovrapponibile il campione (nel primo caso 200 chef segnalati nella guida, scelti proporzionalmente per area geografica e voti, nel secondo 164 chef e ristoratori intervistati durante “Identità Golose”, congresso italiano di cucina d’autore, inevitabilmente convergenti anche le conclusioni alle quali si è giunti. In cucina esplode il “Neo-Rinascimento gastronomico”, si è sintetizzato, perché, sa cucina italiana continua a guardare al passato e all’interno della tradizione, nel medesimo tempo si rinnova costantemente: secondo gli chef intervistati in questi anni la cucina italiana sta infatti conoscendo un ritorno al passato, almeno per quanto riguarda le ricette, ma con la presenza di nuove tecnologie e tecniche di preparazione (46,1%). Tale evoluzione positiva (che è indispensabile: per quasi metà del campione il cliente va al ristorante per mangiare cose diverse da ciò che mangia abitualmente in casa) si basa soprattutto sul “genio” degli stessi chef, ormai evidentemente “maturi” e capaci di camminare con le proprie gambe. Sette su dieci si sentono infatti ispirati soltanto dalla loro ricerca personale; sono insomma un po’ come i grandi artisti rinascimentali e amano guardare all’interno della Penisola per scegliere i migliori prodotti, ma soprattutto rivendicano una forte identità italiana come simbolo di qualità e di distinzione (ma senza “provincialismo”: se non si può non tener conto, sottolinea il 29%, di una inevitabile integrazione culturale tra stimoli e tecniche provenienti da tutto il mondo). Il 71% è pronto a giurare che l’offerta di qualità risiede principalmente nella capacità di scegliere e selezionare materie prime eccellenti, a fronte di una clientela che, come dicevamo, appare peraltro sempre più esigente e informata.
Dunque è questa la cucina italiana contemporanea: una sintesi di territorialità e tradizione, interpretazione e innovazione, più che di mera sperimentazione tecnologica, come conclude l’indagine curata per “Le Guide dell’Espresso – Ristoranti d’Italia 2007”; “saper rinnovare senza rinunciare alla tradizione”, come sintetizza a sua volta la ricerca per l’Osservatorio San Pellegrino. Ben il 40% degli intervistati è convinto che la nostra tavola si caratterizza per la riscoperta e utilizzo di prodotti del territorio, mentre il 29% segnala la reinterpretazione di vecchi sapori in chiave moderna e il 20% la riscoperta e utilizzo delle materie prime povere interpretate in mille modi diversi, così come il ritorno al passato, alle ricette tradizionali e classiche (14%). Il tutto, magari, mantenendo un equo rapporto tra qualità e prezzo: un’esigenza manifestata dal 23,8% degli intervistati, che incide in maniera particolare sulle presenze nei ristoranti più blasonati. Inutile dire, concordiamo.

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