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PERCORRENDO
LA FILIERA
A cura di GIUSEPPE CREMONESI [ cremonesi.web@asa-press.com
]
Gli “italioti” comportamenti & la crisi economica
E’ drammaticamente vero che per molti arrivare alla
fatidica quarta settimana è impresa titanica. Ed è sciaguratamente
vero che i redditi degli Italiani, quelli da lavoro dipendente, sono i
più bassi d’Europa mentre i prezzi di quasi tutte le merci
aumentano. E’ inoltre vero che i saldi, che ormai si prolungano
senza interruzioni stagionali, si stanno dimostrando un autentico flop
(fanno eccezione le grandi griffe saccheggiate da russi e giapponesi)
con sconcerto dei negozianti, onesti e non, che non incassano quanto preventivato
a causa, oltre alle limitate capacità di spesa, alla disaffezione
della sempre più attenta e smaliziata clientela.
Anche se il contesto meriterebbe qualcosa di più scientifico di
una semplice analisi osservativa, non si può non ammettere che
il costo della michetta, rosetta o sfilatino che di si voglia, nonché
della pasta (- 3,2,% a volume) sono lievitati come soufflé, ma
è altrettanto vero e comprovabile che il prezzo delle materie prime,
ossia dei cereali, è addirittura inferiore di quello di una ventina
d’anni fa. Allora, meno pane e più brioches come suggeriva
Marie Antoinette? Pare di si, infatti sono aumentate dall’anno scorso
del 1,2% per un controvalore di 932 mio di euro. Se poi diamo un’occhiata
alle acque minerali dovremmo schiaffeggiarci: preferiamo attingere dalle
192 fonti e polle esistenti in Italia che generano 325 etichette (oltre
a un certo numero di importate) a quelle del rubinetto di casa, spesso
migliori e assai più controllate e di certo molto, molto e ancora
molto più economiche, tanté che per quelle in bottiglia
più o meno griffate ma che - dice la pubblicità- fanno fare
tanta “plin plin” oppure (che idiozia) snelliscono oppure
coadiuvano ad eliminare quegli orrendi “inestetismi della pelle”,
ebbene acquistandole all’iper, al super o al discount per poi cammellarcele
dentro casa, spendiamo 1,5 miliardi con una tendenza di crescita del 4,7%
all’anno. Questi i prezzi al consumo rilevati acquistando dai retailer.
Se poi azzardiamo a chiederne al bar un bicchiere da 25 cl al modico costo
di 1,5 €, o tre quarti di litro al ristorante a 7 euro, statisticamente
la cifra totale esplode.
Sempre nell’ambito alimentare (stavolta non umano) è opportuno
rammentare che per i nostri “piccoli amici” sborsiamo 625
milioni di euro. Dio non voglia che Pimpa, Batuffolo o il pesciolino rosso
Diomede debbano soffrire perché c’è aria di crisi!
Da qualche tempo, giustamente, ci preoccupiamo di coniugare alimenti e
salute. Quindi diamo ragione alla bella Alessia Marcuzzi che ci martella
da mane a sera sull’efficacia dello yogurt con il Bifidus Acti regularis.
Pare funzioni, forse non per tutti gli intestini, di sicuro funziona a
meraviglia per la pancia (pardon, per il bilancio) della Danone. Infatti
il prodotto cresce alla media del 26,8% creando un valore di 186,2 milioni
di euro.
Basta con gli ortolani e a quei reparti del super dove frutta e verdura
sono pallide come Biancaneve (il neon crudele) e anche alle bancarelle
dove ognuno palpa le albicocche e il cespo di lattuga come sul tram affollato.
Tutti al farm market, anche se non è esattamente sotto casa, dove
vivaddio puoi acquistare dal contadino a prezzi contenuti la cicoria,
i peperoni, la ruchetta, qualche nettarina, e un paio di meloni. Che non
ti venga però lo sghiribizzo di dare un’occhiata alla sua
“tenuta”; tra un’erpice e uno spargi fertilizzante scopri
che la metà di ciò che stai comperando, lui proprio non
la produce ma la scambia (opportunamente refrigerata e stoccata da qualche
settimana) all’ortomercato perché in realtà lui ha
seminato e coltiva pomodori da industria, patate, finocchi, carote e porri
oltre e ha qualche alberello di prugne. Alla faccia dell’”appena
colto” e dal “direttamente dal campo”. Ovvio che dello
scontrino di cassa, neppure l’ombra, per i suoi prodotti è
esente. Però si risparmia. Ma allora come si spiega la crescita
esponenziale degli ortaggi di IV gamma, quelli nelle buste, che in Gdo
sono presenti con ben 100 referenze diverse per un totale di 79mila tonnellate
di prodotto (anno 2007) per un controvalore di 632 milioni di euro?
Complici noi della stampa che strilliamo a 9 colonne che siamo proprio
alla canna del gas e che il mutuo (in realtà le banche) ci toglie
il sangue. Poi giri pagina e c’è la cronaca “di costume”
che racconta che le spiagge sono piene e che causa appunto le difficoltà
economiche delle persone, sdraio e ombrelloni sono aumentati dall’anno
scorso “solo” del 15, massimo 20%. Però, si precisa,
che se al bagno Stella Maris ti fermi solo mezza giornata ti fanno lo
sconto del 40% Spiaggia troppo salata: andiamo in crociera dove tutto
(salvo le gite a terra) sono “all included” e i bambini viaggiano
gratis. Neanche una cabina di terzo/quarto ponte da gennaio sia per quelle
che battono il Mediterraneo sia quelle che fanno rotta verso gli eterni
(ancora per qualche anno) ghiacciai nordici. C’è ancora qualche
cuccetta sulle navi egiziane che scorrono sul Nilo. Abbastanza economiche,
a cui tuttavia va aggiunto un tot per ettolitri di Autan e antidiarroici
di marca.
Parliamo di cose serie, parliamo di tecnologia. Finalmente ha visto la
luce l’attesissimo i-Phone. L’evento è stato coscienziosamente
ripreso dalle Tv di tutto il mondo, Rai e Mediaset comprese, i cui cameramen
con sprezzo della fatica si sono appostati per un paio di giorni e notti
all’esterno dei punti di vendita deputati con zoomate sui sacchi
a pelo dove ha bivaccato una folla variopinta. Aperti i cancelli scattano
i primi piani sulle facce raggianti di fanciulli e fanciulle oltre a qualche
bancario e a qualche vispa segretaria in permesso giustificato, che mostravano
orgogliosi alle telecamere l’oggetto del desiderio faticosamente
conquistato. Le riprese messe in onda non provenivano solo da Sydney,
Londra o Pechino, ma per le emittenti nazionali da San Giovanni Lupatoto
(Vr), Cinisello Balsamo (Mi) e Rende (Cs). Perplessità dei gestori
dei mega store che attualmente non vendono neppure una lavatrice o un
frigorifero perché “la gente non ha soldi”, ma per
fortuna, oltre all’ i-Phone, i palmari e un certo numero di giganteschi
schermi al plasma, si vendono molto bene le macchine da casa per il caffè
espresso in cialde. Nessuno stupore, è per non perdere la manualità
e il sapore della ciofeca conquistata in ufficio. La nuova macchina, con
un design più moderno ed elegante, è la stessa e le cialde
anche.
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