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FATTI E
PERSONE
Consumi fuori casa
Con la crisi il mercato dei consumi di bevande rallenta ma il meteo
può fare la differenza. In continua crescita il rito dell’aperitivo.
Nel mercato dei consumi fuori casa il 2011 verrà ricordato come
l’anno del ritorno al passato. Un passato in cui le vendite delle
bevande nel settore Ho.Re.Ca. registrava andamenti differenti in base
alle condizioni metereologiche e in base al calendario.
E in tempi di crisi si sa che il ritorno alle vecchie abitudini è
sempre la scelta migliore da seguire. Si consuma al bar quindi solo se
fuori fa molto caldo, e se durante l’anno capitano più giorni
festivi.
In questo contesto così complesso, il Gruppo CDA chiude però
il 2011 registrando un aumento dei consumi positivo, anche se lieve, pari
allo 0,34% a volume rispetto al 2010, con un fatturato totale di 516 milioni
di euro pari al +3,29% sempre rispetto all’anno precedente.
Tra le tipologie di locali quelli a prevalente vocazione serale o notturna
registrano un andamento negativo (-1,44% a volume), la ristorazione è
sostanzialmente stabile mentre il canale bar si conferma quello con le
performance migliori facendo registrare un +2,89% a volume.
Considerazioni diverse vanno fatte per quello che concerne l’andamento
delle singole famiglie merceologiche dove tra le migliori performance
si riconferma anche per il 2011 l’ottima crescita degli aperitivi
alcolici che registrano un +12% a volume, confermando un trend ampiamente
positivo che ha contraddistinto la famiglia negli ultimi anni.
Gli italiani sembrano preferire tra i vari momenti di consumo proprio
quello dell’aperitivo che consente non solo la condivisione di momenti
di socializzazione ma che anche (complice la crisi) di vivere il momento
dell’aperitivo sia nella pausa del mezzogiorno o quello della sera
come un sostitutivo del pasto. Questo grazie e soprattutto alla proposta
di vari locali che accompagnano alla “bevuta” anche
una buona proposta di snack e spuntini.
Le acque continuano a tenere bene, complice il rilancio del Vuoto a Rendere,
così come le birre, che sviluppano ancora oggi circa il 30% del
fatturato consortile, che registrano un leggero aumento rispetto al 2010
(+3,19% a volume). In leggera sofferenza invece le bibite gassate,
che chiudono il 2011 con un segno negativo a -3,72%, e i succhi di frutta,
-0,56%.
I superalcolici, registrano complessivamente delle performance modeste
+ 0,5% a valore e un + 1,0 % a volumi. Nel dettaglio, buone le performance
dei Rhum (+ 2,15 %) che se pur con tassi di crescita inferiori rispetto
ad alcuni anni fa si confermano al top delle bevande alcoliche più
consumate. Tali performance sono motivate anche da un uso miscelato del
prodotto che continua ad essere insieme alla Wodka (+ 8 %) particolarmente
indicato per la preparazione di cocktail e di un bere mix che sembra particolarmente
gradito ai giovani. Continua la tendenza negativa degli Whisky (- 9,87%)
e di Cognac e Brandy (- 2%) che confermano una tendenza ormai in essere
da alcuni anni.
Questo è quello che emerge dalla periodica indagine realizzata
da CDA (Consorzio Distributori Alimentari) - il più importante
gruppo indipendente italiano di distributori di bevande, che da solo rappresenta
il 12,6% del mercato italiano della distribuzione di liquidi alimentari.
CDA, attraverso il proprio Data Warehouse consortile (strumento di
gestione della raccolta e normalizzazione dei dati provenienti dalle Aziende
Associate) è in grado di tracciare periodicamente un quadro preciso
e dettagliato dei consumi fuori casa, rilevati su un campione di oltre
16.000 pubblici esercizi.
“Il 2011 si è chiuso sostanzialmente senza grandi sorprese.
Un anno all’insegna della prudenza da parte dei consumatori, in
attesa di vedere gli sviluppi degli eventi. “Dichiara Lucio Roncoroni,
Direttore CDA. I consumi del 2012 prevediamo che saranno, in linea
di massima, simili all’anno 2011. Non esistono a nostro avviso elementi
che ci possano portare a pensare che le cose andranno in maniera significativamente
diversa. Dobbiamo tuttavia ricordare che nel mercato della distribuzione
di bevande influisce sui risultati il fattore meteorologico che da solo
può fare la differenza in positivo o in negativo. Basti considerare
che il 70% circa del fatturato viene effettuato nel periodo maggio/settembre.
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