AZIENDE E PRODOTTI

SeedTabs, ovvero farsi pubblicità con dei semi 

Negli Stati Uniti comprare al bar o nelle librerie scatoline con semi di basilico e maggiorana è già in voga dal 2011, una tendenza che non riguarda tanto il contenuto quanto il contenitore:  potente strumento di marketing  per il settore agrifood 

L'agricoltura deve essere sempre più sostenibile. D'accordo. Ma per quanto riguarda la pubblicità e il marketing del settore agrifood? Esiste una sostenibilità o un meccanismo virtuoso per ridurre l'impatto dell'advertising e del packaging? Una risposta potrebbe essere la soluzione escogitata da una start-up statunitense che ha realizzato un sistema semplice - ma geniale - per permettere ad aziende agricole, ristoranti, bar ma anche librerie e stazioni di servizio di farsi pubblicità utilizzando scatoline di semi. 
Si chiamano SeedTabs (dall'omonima azienda che le produce)  e sono, appunto, scatoline di cartone colorato che al loro interno contengono una manciata di semi (ad esempio, basilico, maggiorana, timo) da piantare  a casa propria, sul balcone, in giardino. Ufficialmente il business riguarda lo smercio delle sementi in salsa pop, acquistabili ovunque e da chiunque per pochi centesimi.   

Diventare agricoltori al bar. Niente di nuovo, direte. E infatti l'innovazione della start-up californiana fondata nel 2011 da due fratelli, Wyatt e Will Roscoe, non è nel contenuto quanto nel suo involucro (la scatolina di cartone a forma di portachiavi, comoda da tenere in tasca) e nella strategia di diffusione del prodotto. Le SeedTabs sono distribuite come fossero pacchetti di caramelle, accanto ai registratori di cassa di ristoranti, bar, librerie e qualunque esercizio commerciale vi venga in mente. «In questo modo è facile acquistare i semi che sono la base dell'agricoltura», spiegano i fratelli Roscoe secondo cui  «chiunque può coltivare a casa i propri aromi. Vogliamo far capire alle persone che tutti possono diventare giardinieri e orticoltori, nel loro piccolo, perché è semplice». Quasi come bersi un caffè al bar.  

Farsi pubblicità con i semi. Va bene. La vocazione green e la diffusione di uno stile di vita sano, a partire dal coltivarsi piante e cibo in casa, sono cavalli di battaglia abbastanza sfruttati nel panorama  agroalimentare. E non solo odierno. La strategia di SeedTabs ricorda molto la sinergia tra i brand dei cereali e il mondo dell'editoria o dei giocattoli (compri il muesli e trovi un pupazzo o il primo capitolo di un romanzo in allegato). Il merito dei fratelli Roscoe, però, sta nell'aver intuito il potenziale pubblicitario del prodotto: che a sua volta si sponsorizza attraverso la personalizzazione completa delle scatoline a favore di aziende terze.   
Google e Slow Food  hanno già stampato il loro nome sulle SeedTabs distribuite negli States. Ma lo sfruttamento commerciale è alla portata di catene di ristoranti, bar o negozi più piccole e in cerca di visibilità.   

Due brand in uno. Chi acquista le scatoline non ottiene solo i semi della SeedTabs ma anche un bel biglietto da visita personalizzato dell'impresa terza. La quale può anche appartenere a un settore diversissimo dall'agricoltura o dall'agrindustria. E' il caso delle librerie per bambini o delle stazioni di servizio che i due fratelli americani hanno imparato a sfruttare come ottimi sistemi di snodo e diffusione dei loro piccoli e colorati sacchetti di semi. Queste catene risparmiano sulla loro pubblicità perché sfruttano un prodotto realizzato da altri. Gli altri, cioè i fratelli Roscoe, vincono due volte perché fanno risparmiare biglietti da visita, volantini e pubblicità a bar, ristoranti ed esercizi commerciali convenzionati vedendo decuplicare i punti di diffusione per le SeedTabs. Che è quindi possibile acquistare ovunque, anche in posti impensabili. Un po' come accade oggi per gomme e caramelle.  

Una formula virtuosa che mette d'accordo marketing, cultura green e diffusione capillare del prodotto. E in Italia? I turisti stranieri non resterebbero estasiati nel poter acquistare nei negozi o nei musei, oltre le calamite colorate, anche scatoline con semi delle nostre varietà agroalimentari senza relegarle ai soli negozi specializzati?  (www.lastampa.it)


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