|
AZIENDE
E PRODOTTI
Come viene realizzato il codice del lotto nei prodotti alimentari?
Risponde l’esperto di diritto
alimentare Dario Dongo
L’obbligo di indicare “una
dicitura che consenta di identificare il lotto di appartenenza del prodotto”
vige da parecchi lustri e trova ultima conferma nella recente revisione
della cosiddetta direttiva lotto (dir. 2011/91/UE, “relativa alle
diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale
appartiene una derrata alimentare”).
La composizione del codice di lotto è rimessa alla libera responsabilità
dell’azienda, o di chi in sua vece assume il ruolo di garante delle
informazioni riportate in etichetta (vale a dire, il titolare del marchio
con cui il prodotto alimentare viene presentato, o l’importatore
in Europa, come previsto dal reg. UE 1169/2011 all’articolo 8).
Il legislatore italiano – nel recepire la prima “direttiva
lotto” – a suo tempo ha previsto la possibilità di
omettere l’impiego di un codice quando la data di scadenza (da consumarsi
entro …) o il termine minimo di conservazione (da consumarsi preferibilmente
entro …) indicano il giorno e il mese (d.lgs. 109/92, art. 13).
Si tratta di un’interpretazione logica, più che di una deroga,
che tutto sommato risulta compatibile con il nuovo regolamento europeo.
È essenziale che il codice alfanumerico prescelto consenta all’operatore
di risalire in modo esatto al tempo e al luogo di produzione. Il lotto
serve infatti a rintracciare i prodotti, e può coincidere con la
produzione giornaliera quando le quantità risultano modeste.
Viceversa, nel caso di produzioni industriali dove i numeri sono diversi
è opportuno frammentare le codifiche in più lotti giornalieri,
anche perchè in caso di incidente occorre ritirare l’intero
lotto dell’alimento ritenuto a rischio (reg. CE 178/02, articolo
14). Tanto più ampio è il lotto, tanto più onerose
sono le eventuali azioni correttive da adottare in caso di allerta alimentare,
per esser chiari, una cosa è ritirare 500 o 1000 unità,
altro e procedere al ritiro di 50 mila o 100 mila pezzi.
(Dario Dongo - www.ilfattoalimentare.it)
Questo sito web utilizza solo cookie tecnici per garantire il corretto funzionamento. Per saperne di pił

Torna all'indice di ASA-Press.com
|
|
|