IL VIAGGIO GASTRONOMICO

A cura di ASA - asa.web@asa.press.com


Quando una giornata normale... diventa speciale

E’ una calda giornata d’inverno, una di quelle che non ti fanno più riconoscere le stagioni e invece di pensare che il Natale è quasi alle porte immagini le assolate spiagge d’agosto.
Il cielo azzurro fa da sfondo alle colline vitate che vedi scorrere al tuo fianco mentre l’auto percorre le colline rosseggianti dei vigneti rivestiti dalle ultime foglie color rame che ad una ad una cadono sul terreno dormiente, in attesa del risveglio primaverile quando i prati verdeggianti si coloreranno di bucaneve, violette, margheritine, primule e le foglie torneranno a colorare le viti scheletrite.
La strada scivola tra i saliscendi delle colline del re dei vini, il Barolo, passa accanto a quello strano “ciabot”, la casa-ripostiglio degli attrezzi tra i vigneti, che io scherzosamente chiamo “La casa che ride”, il sole tinge di uno strano colore giallognolo il paesaggio e una luce surreale la illumina con strani giochi di luci ed ombre che la fanno sembrare ad un sorridente viso.


I colori dell’inverno si fondono con quelli autunnali di un paesaggio senza più stagioni ed è stupendo, quasi fantastico, tanto che immagino che lì ci vivano i folletti del bosco.
Impossibile non fermarsi per imprimere nella pellicola quel “volto” che da vita e anima al paesaggio e ispira fantasie e favole.
Ancora pochi chilometri e raggiungiamo il luogo del convegno, sulla collina di Castiglione Falletto (CN) per un interessante forum sulla socialità del vino in compagnia di personaggi noti tra cui Enzo Vizzari direttore de “Le Guide de l’Espresso”; uno dei massimi esponenti del mondo dei vini Lamberto Vallarino Gancia, e l’ospite francese Bruno Paillard della “Maison Champagne Paillard”.
E’ l’ora del pranzo ad accoglierci tante deliziose sfiziosità abbinate al vino della casa “Boroli” che ci ospita, poi in un enorme spazio gremito di giornalisti ed ospiti inizierà il forum mentre il tempo scorrerà dialogando di vino e socializzazione e se dell’incontro vi ho già fatti partecipi non però vi ho narrato di quanta verità ci sia nel sorseggiare vino e instaurare rapporti di socializzazione e amicizia.
Tra una degustazione di vini e quello delle delizie del buffet si incontrano gli amici e si fanno nuove conoscenze con cui si scambiano le solite notizie che attualmente convergono tutte sul settore dei vini: il forte impatto dei vini italiani in concorrenza con quelli stranieri che stanno invadendo pericolosamente il nostro mercato, sulla viticoltura messa in crisi dall’etilometro che non penalizza né i veri responsabili delle stragi, né il vero responsabile che non è il vino ma sono l’alcol, lo “sballo” e la stupidità. Si dialoga sul bere con moderazione e consapevolezza, del vino che da quando l’uomo ha scoperto questo nettare che accompagna il pasto ne ha fatto un mito, un alimento, una cultura, una tradizione, un mezzo di comunicazione e di turismo, di folclore e storia, e che ha collocato tra le cose che l’UNESCO tutela come patrimonio.
Dalla storia del vino nella preistoria, al vino della mitologia e di Ulisse sino ai giorni nostri il vino ha fatto la storia dei popoli, la cultura di antiche civiltà sino a giungere alla moderna tecnologia della nostra epoca.


Basta il tono della voce che giunge agli ospiti vicini, l’argomento “ vino”, o forse è complice il destino, e in un attimo scattano incontri che non termineranno con il convegno ma proseguiranno in una serata trascorsa attorno alla tavola imbandita dove far conoscere ai nuovi amici la tipica cucina piemontese e langarola... com’è successo a me!
Tra gli amici ritrovo il collega Alessandro Macchi di Bricherasio, collaboratore di “Italia a Tavola”, ma anche Elena Celli dell’Azienda Vitivinicola Duemani in Loc. Ortacavoli a Riparbella (Pisa) e Stefania Rocchi dell’Azienda Agricola “Fattoria Castelvecchio” San Pancrazio, nel comune di San Casciano Val di Pesa (Firenze), due produttrici di vino della Toscana giunte per il convegno e subito inizia un dialogo a... quattro, quasi un confronto che vede le stesse ideologie, strategie di marketing, le stesse perplessità per il settore agricolo, e così decido di invitarli a cena in una tipica trattoria delle Langhe per fargli degustare i piatti della tradizione che ancora non conoscono: Alessandro è della provincia di Torino, Elena di quella di Pisa e Stefania di Firenze.
La tecnologia moderna ha indubbiamente anche qualche vantaggio e così mi basta una telefonata agli amici della trattoria annunciando che saremo a cena, in cinque, e che agli ospiti vorrei fare degustare i piatti tipici.
Il sole ha lasciato il posto al buio mentre si chiude il forum con il brindisi finale ed è giunta l’ora della cena.
Si parte: destinazione Bossolasco (CN), Trattoria La Vetta.
Bossolasco è una piccola località dell’Alta Langa, un vero e proprio balcone panoramico che dai suoi quasi 800 metri domina la Langa di Alba la città del tartufo. Nota per il suo clima mite nei mesi estivi si popola di turisti a cui con la fioritura delle rose, offre una splendida coreografia di roseti ad ogni porta, finestra o balcone, lungo tutta la via della parte vecchia del paese, tra storici palazzi e case di pietra.
Le luci isolate, sparse sulle colline e quelle dei paesi rendono il paesaggio simile ad un presepe e ci accompagnano lungo il tragitto.
Miranda, la proprietaria, ci accoglie con il solito sorriso che già dimostra di essere in una di quelle trattorie “d’antan”, di un tempo, quel tempo in cui l’oste passava a “fare due chiacchiere”con i clienti e anche se non lo conoscevi... diventavi subito “uno di casa”! Senza invadenza, ma con quella famigliarità tipica delle terre contadine dove tutti erano graditi ospiti anche se non li conoscevi e la parola “cliente” aveva un altro significato... e lì non eri mai “un numero che mangiando porta soldi”!
Solitamente è una di quelle trattorie attualmente di moda, che a mezzogiorno offrono un menù turistico o di lavoro, dove con poco trovi un pasto caldo, non mangi né male, né poco, e se hai fretta non devi stare al tavolo due ore, ma puoi anche attardarti a degustare più portate e il prezzo resta comunque onesto. E’consigliabile prenotare, specie nella stagione turistica, anche se gli habitué sono operai o turisti frettolosi e quindi non ci sarebbero lunghi tempi d’attesa.
Ci accomodiamo nella sala e subito mi colpisce la tavola imbandita! Indubbiamente sono degli amici e vogliono farmi fare bella figura con gli ospiti organizzando un’accoglienza di riguardo e della lunga tavola ben poco resta di spazio: acciughe al verde, insalata russa, vitello tonnato, carne cruda, insalatine miste di verdure e pollo, frittatine verde, frittatine di uova e zucchine, salumi e poi arrivano i fumanti peperoni con bagna cauda, ma...
... Ma ecco arrivare Miranda e Andrea, il cameriere, con due zucche tonde... fumanti! Sì, proprio due zucche svuotate, e sollevata la parte che funge da coperchio, all’interno sonnecchiano i ravioli con ragù di funghi e nell’altra la polenta concia (ai formaggi).
Indubbiamente una presentazione bella da vedere, ma con una coreografia così bella diventava difficile sacrificarla e prima di “distruggerla a... forchettate” abbiamo voluto serbarne l’immagine nell’obiettivo fotografico!
Si prosegue con coniglio al civét con contorni vari, formaggio con miele, e per chi ha trovato ancora un piccolo spazio in cui aggiungere il dolce ecco il tipico “bunét” e lo zabajone al liquore marsala, infine c’è voluto il caffè e il... “pusa cafè” come viene chiamato in Piemonte il “grappino digestivo”.
Applausi meritati per Bruno, il patron, che ha cucinato tutte queste prelibatezze condendole con coreografia, tanta passione e hanno fatto da contorno ad una cena che ha offerto non solo le degustazioni locali ma anche il piacere dell’ospitalità della gente di Langa.

Sì, decisamente Miranda e Bruno hanno contribuito a far nascere un’amicizia Tosco-Piemontese sull’asse... Asti, Bossolasco, Firenze, Pisa e Torino, ma hanno anche dimostrato che non sono solo i grandi nomi, quelli blasonati a saper comporre una cena che se a volte è ottima, altre volte ha solo tanta scenografia ma poca sostanza e ancor meno sapore (a volte più che di “blasonatura” si dovrebbe dire di... pedigree).
Cucinare semplice e tipico, meno coreografia ma più qualità perché “se anche l’occhio vuole la sua parte” la coreografia non si mangia, non ha sapore, non ha storia né anima, è solo un contenitore che va riempito di sapori e tradizioni semplici ma gustose e soprattutto devono essere i sapori tipici della tradizione e fare parte della nostra cultura che anticamente non cucinava... struzzi, molecole chimiche o pesce crudo...
Questa è la vera cucina che l’Italia ha proposto all’UNESCO come patrimonio da conservare e tutelare.
E in quanto a Stefania Rocchi ed Elena Celli molto c’è da dire sui loro vini, sull’Agriturismo e la Fattoria, sulla loro filosofia del vino e sulla loro storia, ma questa... è un’altra storia, seguitemi e al prossimo incontro sul web ve la racconterò...

di Alexander Màscàl
foto Matteo Saraggi




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