QUALITA'

Carne di cavallo: 19 i paesi coinvolti, e l'Italia?
Lo scandalo si allarga alla Svizzera. Via ai test anche da noi. Le analisi all'Istituto zooprofilattico di Torino. Almeno 4,5 milioni di pezzi interessati.

I test per scovare tracce di carne di cavallo nei prodotti pronti si faranno anche in Italia. A condurli sarà l'Istituto zooprofilattico di Torino. Le autorità italiane, che avevano già effettuato controlli su alcuni campioni, avevano inizialmente detto no alla raccomandazione europea, poi il cambio di rotta. I costi saranno sostenuti al 75% dal nostro paese, anche se, fino a oggi, gli alimenti commercializzati in Italia sono risultati del tutto estranei allo scandalo. L'allerta, intanto, si estende anche in Svizzera, dove la Coop ha ritirato piatti pronti, sughi e spaghetti alla bolognese surgelati. Il fornitore di tali prodotti, Hilcona è lo stesso che produceva in Austria, per Lidl, tortelloni ripieni di carne macinata.

4,5 milioni di pezzi
Secondo il sistema di allerta europeo sono in tutto 19 i paesi dove i prodotti "fuorilegge" vengono commercializzati. La Comigel, la prima delle aziende coinvolte, produce e vende prodotti surgelati in tutta Europa. Sarebbero 4,5 milioni, secondo la stampa francese, le confezioni interessate, finite non solo nel Nord Europa, ma anche in paesi come la Grecia e la Spagna.
Lasagne e ragù pronti e surgelati
Nei laboratori piemontesi saranno sottoposti a verifica 200 campioni di diversi prodotti (a fronte dei 2.700 testati in Inghilterra). Si tratta in particolare di sughi di carne pronti e lasagne al ragù. Gli accertamenti dureranno fino a fine marzo, e riguarderanno non solo i due marchi travolti dallo scandalo in Gran Bretagna, Findus e Picard, ma anche su altre case produttrici, e potrebbero riguardare non solo i surgelati ma anche i prodotti "pronti" da cuocere nei banchi frigo. Si cercheranno anche tracce di fenilbutazone, l'antinfiammatorio usato soprattutto per i cavalli da corsa (che in Italia sono circa 800 mila).
 
Scandalo in tutta Europa
Lo scandalo della carne di cavallo finita negli hamburger di manzo è divenuto ormai un problema di tutta Europa. I test effettuati in diversi paesi del Nord Europa hanno rivelato che il Dna equino è presente nelle farciture di tantissimi prodotti trasformati: dalle lasagne alle paste alla bolognese surgelate, dalle pizze ai tortellini. Un problema che non ha solo a che fare con la frode nei confronti dei consumatori, ma ha anche pesanti risvolti sul piano della salute pubblica. In alcuni dei campioni di carne, infatti, è stata rilevata la presenza di phenylbutazone o ''butene'', un farmaco antinfiammatorio somministrato ai cavalli ma vietato per quelli destinati all’alimentazione umana.
Tracce del medicinale sono state rinvenute in Francia, e adesso si cerca di capire se siano presenti anche in altri prodotti alimentari.
 
L'Ue ordina controlli a tappeto
Vista l'emergenza, il comitato permanente Ue sulla catena alimentare ha approvato un piano di  prevenzione che prevede test su circa 2.250 campioni di prodotti trasformati contenenti carne bovina in tutti i paesi Ue volti a verificare che non ci siano tracce di carne equina. Le analisi riguarderanno circa 2.250 test sui prodotti trasformati, che secondo l’etichetta contengono carne bovina, alla ricerca di eventuali tracce di Dna equino.
Altre analisi invece verranno condotte direttamente sulle carni equine, alla ricerca di eventuali tracce del farmaco veterinario fenilbutazone. In questo caso saranno condotti circa 2.200 test,  uno ogni 50 tonnellate di carne equina prodotta nell’Ue (uno ogni 160 cavalli abbattuti), con un minimo di 5 test per Stato membro.
 
Il no dell'Italia ai controlli
Stando a quanto riferisce l'Ansa, l'Italia non ha in un primo momento acconsentito a effettuare nessun tipo di controllo, facendo notare ai partner europei che per il nostro paese, "che non ha riscontrato problemi sul suo territorio, i nuovi test comportano oneri e impegni gravosi quando spetta a chi esporta dare tutte le garanzie". Nella penisola, ha detto il rappresentante secondo quanto riferiscono le fonti, "c’è un sistema capillare di tracciabilità che funziona e che non sono state rilevate le problematiche riscontrate nel Regno Unito, in Irlanda, Francia e Lussemburgo".
 
"Non è un problema nostro"
Il rappresentante ha inoltre aggiunto che "l’Italia importa cavalli per macellarli e destinare la carne al proprio mercato, applicando tutte le normative europee, quindi vorrebbe maggiori garanzie dai Paesi esportatori: un principio che è alla base della legislazione alimentare europea". In Europa è il nostro il primo paese importatore di puledri vivi destinati al macello o all’ingrasso, e il primo consumatore di carne di cavallo.
Per quanto riguarda i prodotti Findus finiti nella bufera, la Findus italiana, di proprietà della CSI, ha preso le distanze dalla Findus Uk spiegando che si tratta di prodotti e di materie prime differenti.
 
Dalla Francia alla Norvegia, i paesi coinvolti
Attualmente il problema della carne di cavallo ha investito soprattutto i paesi del NordEuropa, e la Francia. Oltre che dentro i prodotti Findus (ma non la Findus italiana),  Burger King e di diverse aziende britanniche, carne di cavallo è stata rintracciata nelle lasagne della catena norvegese NorgesGruppen (marca First Price), in carne venduta come bovina in un macello danese, e destinata ai fabbricanti di pizza,  nei “tortellini di manzo" prodotti dalla tedesca Gusto Gmbh, e venduti in Austria nei supermercati Lidl.
In Francia, a essere coinvolto nello scandalo la ditta Spanghero, una delle più rinomate del paese. L'azienda è tra quelle che trasformano la carne per i prodotti pronti, e, avrebbe rifornito a Findus il ripieno per le lasagne finite nello scandalo. Anche in questo caso la materia prima acquistata dall'azienda francese proveniva dalla Polonia.

(Giulia Nitti - www.ilsalvagente.it)

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