Newsletter 86 / 29.12.2008


Crollo del consumo di champagne e rilancio dello spumante italiano
Il Bar è in crisi ma non è solo colpa della recessione
Il Franciacorta non conosce la crisi: oltre 9,6 milioni di bottiglie vendute nel 2008
Al Capo del Corpo forestale dello Stato importante riconoscimento
Evoluzione a pranzo
Olio oliva: difesa naturale contro il cancro al seno

Che il 2009 sia un anno di felicità e benessere!



Crollo del consumo di champagne e rilancio dello spumante italiano
Il crollo nel consumo di champagne che fa segnare in Francia un calo del 4,9 per cento rilancia lo spumante Made in Italy con quasi 120 milioni di bottiglie stappate, tra Italia ed estero, nel solo periodo natalizio. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il brindisi Made in Italy stravince in Italia nel 98 per cento dei casi e conquista mercati anche all'estero dove la crescita delle esportazioni è stata pari al 30 per cento in valore nei primi otto mesi del 2008.
Dopo anni di crescita nel 2008 c’è il segno meno per lo champagne francese che sente la crisi economica e perde posizioni rispetto allo spumante italiano che invece è in forte crescita. In Gran Bretagna - sottolinea la Coldiretti - le spedizioni di spumante Made in Italy sono piu' che raddoppiate in valore (+115 per cento) ed è diventata il primo mercato superando addirittura la Germania dove la crescita in valore è stata dell'11 per cento mentre al terzo posto si posizionano gli Stati Uniti con una sostanziale stabilità anche per effetto dell'andamento del dollaro. Tra i nuovi clienti del Made in Italy - continua la Coldiretti - si fa luce la Spagna che, si classifica al quarto posto con il raddoppio il valore degli arrivi (+ 107 per cento), la Russia (+ 20 per cento) e il Giappone (+ 5 per cento) mentre scende la Francia con un calo del 23 per cento.
La preferenza accordata al brindisi Made in Italy a livello nazionale è - sottolinea la Coldiretti - motivo di risparmio senza rinunciare alla qualità nei cenoni delle feste dove la tendenza è quella di una sostanziale tenuta del cibo made in Italy con l’abbandono delle mode esterofile del passato pagate a caro prezzo. Evitare snobismi come l’acquisto di frutta fuori stagione consente di risparmiare moltissimo con le ciliegie cilene che - precisa la Coldiretti - possono superare i 20 euro al chilo, senza peraltro garantire la stessa freschezza e genuinità di arance, mandarini, clementine e kiwi di produzione nazionale.
Portare in tavola meno caviale, ostriche e salmone e piu’ bollito, cappelletti in brodo e pizze rustiche che recuperano le tradizioni del passato, è - conclude la Coldiretti - un motivo per riassaporare i gusti del passato ma anche per ridurre le spese del cenone e del pranzo di Natale, che secondo un sondaggio Confesercenti-Swg costerà 2,5 miliardi, il 7 per cento in meno rispetto allo scorso anno.
www.coldiretti.it
[Indice]


Il Bar è in crisi ma non è solo colpa della recessione
Che pensare per il 2009? Innanzitutto che siamo di fronte a un consumatore impaurito. E’ successo tra i consumatori quello che è successo in borsa: la componente emotiva ha preso il sopravvento e, se in borsa si è arrivati al panic selling, molti consumatori hanno tirato il freno a mano. Hanno rivisto le loro abitudini, spendendo meno dove normalmente si concedevano dei piaceri regolari e quotidiani. Ma qualche euro in tasca evidentemente c’era: non si spiegherebbero i voli pieni per le mete calde e il tutto esaurito nelle stazioni sciistiche.
Non sto certo affermando che la crisi non c’è: a seconda del settore e a seconda dell’azienda si registrano fatturati a meno una o due cifre. L’economia insomma sta frenando, ma le Cassandre sciaguriste stanno gettando, in maniera colpevole, il panico tra la gente.
Un primo effetto di questa economia in decelerazione è sicuramente la maggiore attenzione a spendere meglio. E non è poco: vuol dire essere più critici. Meno quantità, più qualità. E la qualità, nel settore del caffè, non si inventa dall’oggi al domani: tostare buoni chicchi per buoni espresso si acquisisce in anni di sforzi. Quindi questo atteggiamento di maggiore prudenza nell’acquisto sarà utile a rendere l’offerta migliore perché premierà chi produce bene.
Qualcuno potrebbe obiettare che il consumatore si butterà sul caffè porzionato, sull’espresso casa in cialda o capsula. I consumi al bar sono in calo ed è chiaro che c’è una certa migrazione verso la cialda. Ma anche in questo caso non sono convinto che il fenomeno si spieghi esclusivamente su basi economiche. Siamo di nuovo alla qualità: se il caffè al bar è cattivo, preferisco farmelo a casa o in ufficio. In questo c’è anche una componente di autogratificazione di sapersi regalare da soli un caffè che si considera di qualità, mentre il barista ci avrebbe rifilato una ciofeca. Che la cialda o la capsula siano soprattutto dei momenti di gratificazione è dimostrato anche dal design delle macchine, così belle da potere essere un vanto con gli amici. Intorno al caffè porzionato c’è quindi un immaginario le cui radici affondano in minima parte nella razionalità dell’economia e in massima nella voglia di status.
Siamo positivi, di moneta ne gira ancora. Però per riportare la gente nei bar dobbiamo convincerla che ne vale davvero la pena. Dobbiamo ricostruire l’immaginario dell’espresso e del cappuccino, lavorare sulla qualità e condividerla, direi soprattutto emotivamente, con il consumatore. Caffè buono, macchine perfette e baristi professionali: è la filosofia che l’Istituto Nazionale Espresso Italiano sta portando avanti da una decina di anni. Entrare al bar deve tornare a essere prima di tutto un’esperienza emotivamente e sensorialmente coinvolgente. Lavoriamo in questa direzione: soffriremo meno la crisi e getteremo basi realmente solide per il futuro.
Marco Paladini - Presidente Istituto Nazionale Espresso Italiano - info@espressoitaliano.org
[Indice]


Il Franciacorta non conosce la crisi: oltre 9,6 milioni di bottiglie vendute nel 2008
Sono state 9.671.564 le bottiglie di Franciacorta immesse sul mercato nel 2008, con un incremento del 16% rispetto al 2007.
Un dato che testimonia il crescente successo sul mercato e la tendenza, sempre più diffusa, che vede la destagionalizzazione del consumo: secondo i dati raccolti il Franciacorta resta una scelta d’eccellenza per i brindisi di Natale e Capodanno, ma diventa sempre più accompagnamento ideale a tutto pasto anche durante il resto dell’anno.
A confermare la crescita del sistema Franciacorta anche l’aumento della superficie vitata sul territorio della denominazione, salito a 2.215 ettari (+5% rispetto ai 2.115 del 2007) e l’aumento dei soci aderenti al Consorzio: 15 in tutto, fra i quali 7 viticoltori e 8 imbottigliatori, per un totale di 366 associati.
“Sono risultati confortanti – dichiara il presidente del Consorzio, Ezio Maiolini – che ripagano l’impegno di tutti gli attori della filiera per produrre rispettando le rigide regole del Disciplinare”.
Per il Direttore Adriano Baffelli, “Franciacorta è sempre più sinonimo di eccellenza e cultura, del territorio e di qualità della vita”.
I numeri, sempre più significativi del Franciacorta, confermano la validità della strada intrapresa dai produttori della pregiata area bresciana. Nonché della loro coerenza: la filosofia programmatica è sempre stata accompagnata da concreti investimenti. Non casualmente tutte le Guide di settore presentano ampi e considerevoli riconoscimenti ai produttori del Franciacorta.
Francesco Angius - stampa@franciacorta.net
[Indice]


Al Capo del Corpo forestale dello Stato importante riconoscimento
Il Capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, ha ottenuto il Premio Nazionale per l’Ambiente “Gianfranco Merli”, promosso dal Movimento Azzurro, in collaborazione con la Fondazione Europea di Educazione Ambientale-Bandiere Blu-Italia, Libertas, Associazione Mare e Marinai. Il riconoscimento è stato consegnato a Roma, presso la Sala delle Colonnne, alla Camera dei Deputati, per la particolare dedizione personale ed istituzionale alla salvaguardia e all’incremento del patrimonio boschivo nazionale, l’attenzione alle specie animali e vegetali a rischio, e più in generale per la particolare sensibilità verso la “Biodiversità”, patrimonio inestimabile delle nostre potenzialità in specie riferite ai nuovi compiti del Corpo forestale dello Stato nel settore agroalimentare.
newsletter@corpoforestale.it
[Indice]




Evoluzione a pranzo
Come è cambiata nel tempo la “tavola della festa” degli italiani? Lo ha recentemente raccontato mirabilmente l’Accademia italiana della cucina a margine della presentazione di una ricerca dedicata al “pranzo della domenica”, rito della nostra tradizione grazie al quale si può ripercorrere la storia e il costume gastronomico nazionale. Da quando la carne era un lusso e si mangiava solo la domenica, fino ai primi picnic all’italiana; dalla polenta versata sul paiolo, fino ai primi pranzi in trattoria, espressione di un inedito benessere economico, senza dimenticare la crisi della famiglia, le influenze della nouvelle cuisine per arrivare al recupero odierno del rapporto con la tradizione culinaria locale.
Insomma, siamo (un po’) anche quel che mangiamo nel dì festivo. Ed eravamo certamente molto semplici e “genuini” – come i prodotti alimentari dei quali ci nutrivamo – negli anni Cinquanta e Sessanta, quando dominava un piatto “povero ma nutriente” come la pasta (fettuccine, gnocchi e lasagne), con alcune varianti ormai quasi scomparse, si pensi alla stracciatella o al pancotto. La carne era quasi un lusso ed è per questo che si mangiava solo di domenica; in particolare il pollo arrosto, piatto simbolo del pasto festivo. Una tantum toccava anche a involtini, fegatini, polpette e fettine. L’orto aveva un ruolo fondamentale nell’alimentazione: patate, fagiolini, pomodori, zucchine e barbabietole trionfavano nelle tavole domenicali. Il tutto annaffiato da vino esclusivamente sfuso: il celebre vino del contadino che solo il caso metanolo riuscirà a mandare in soffitta. Rarissimi i dolci, tranne quello simbolo di quegli anni: la creme caramel. C’era qualche variazione stagionale: le fredde domeniche facevano da cornice a enormi paioli di polenta, nella bella stagione erano gli spaghetti alle vongole il piatto preferito. Poi, prime gite fuori porta e picnic all’insegna di frittata con le cipolle e panino con la cotoletta.
Il quadro si evolve molto negli anni Settanta, momento di forte cambiamento sociale e culturale. Le generazioni giovanili proiettano anche sul cibo e i suoi riti e simboli le loro ansie di ribellione e lo spirito antiborghese. Si mangia di meno con la famiglia riunita e alcuni piatti tradizionali diventano l’espressione di un conformismo da combattere. Nascono nuove mode alimentari, arriva in Italia la nouvelle cuisine, le porzioni diventano più misurate, mentre i piatti sono più grandi. Questa rottura con gli schemi tradizionali è confermata dalla presenza sulle tavole domenicali dei frutti esotici (in primis la banana) e di un nuovo ingrediente, la panna. Fra le preparazioni che segnano quest’epoca c’è sicuramente il tiramisù, dolce che ancora oggi è in Italia e nel mondo il fine pasto più rappresentativo.
Insomma, una ventata di novità che prefigura la vera e propria svolta enogastronomica degli anni Ottanta. Con risvolti sociali: la crisi della famiglia e più in generale della società creano in campo culinario un vuoto dove si inseriscono nuove tendenze alimentari, favorite anche dalla crescente immigrazione e dal boom del turismo. Si affermano le cucine etniche, gli alimenti surgelati, i congelati e i precotti. Ed è proprio nel periodo in cui l’abbondanza è divenuta oramai una regola che si profila all’orizzonte la cultura della dieta. Sono anche gli anni in cui si iniziano a sperimentare cibi innovativi: il pranzo della domenica diventa una fucina gastronomica per stupire i propri ospiti. Il piatto cult in Italia è la pasta al salmone.
Poi, un certo ripensamento. E’ nel decennio scorso che, a fianco di tendenze innovative emergenti, si afferma poco a poco sempre più nettamente una rivalutazione attenta e profonda della cultura gastronomica e della tradizione. C’è il boom slow food (dopo quello fast food degli anni Ottanta), tornano di moda sapori poveri e umili che sembravano dimenticati. La dieta mediterranea diventa un must che ha nel pranzo della festa il suo punto di riferimento. Si celebra la rinascita della pasta fresca, anche grazie alla capacità dell’industria alimentare di portare sul mercato prodotti in linea con la tradizione.
Oggi si procede su questa direttrice, affinandola. L’alta cucina prende la tradizione reinventandola; la cucina di casa si limita al noto, magari alleggerendolo un poco.
Carlo Passera – www.asa-press.com
[Indice]



Olio oliva: difesa naturale contro il cancro al seno
La dieta mediterranea ricca di olio d'oliva protegge contro il cancro al seno. Lo ha stabilito uno studio spagnolo che ha appurato come l'olio di oliva extra-vergine contenga sostanze chimiche capaci di innescare un processo di autodistruzione delle cellule tumorali del cancro al seno. E' quanto scrive il britannico Daily Express citando la ricerca dell'Istituto catalano di oncologia secondo cui nell'olio d'oliva piu' puro sono presenti due tipi di polifenoli fitochimici dotati di azione antiossidante, protettivi contro queste forme di tumore. Si tratta dei 'lignani' e dei 'secoiridoidi' che agiscono in modo simile ad un farmaco - l'Herceptin - capace di inibire l'attivita' della proteina Her2, importante fattore oncogenico che stimola la crescita delle forme piu' aggressive di tumore al seno. Lignani e secoirididi sono presenti pero' solo nell'olio migliore, quello ottenuto con la cosiddetta 'spremitura a freddo', che, effettuata senza generare calore, preserva questi polifenoli.
Secondo Javier Menendez, lo studio evidenzia che le sostanze chimiche naturalmente anticancerogene trovate nell'olio di oliva potrebbero essere la base per la messa a punto di una nuova classe di antitumorali, concentrando lignani e secoirodoidi. I ricercatori invitano comunque alla prudenza perche' "le due sostanze fitochimiche mostrano effettivamente alte capacita' tumoricide nelle colture di cellule tumorali ma in concentrazioni che difficilmente possono essere raggiunte nel normale consumo dell'olio d'oliva", ha chiarito Memendez sulla rivista 'Bmc Cancer'.
www.agi.it
[Indice]

ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



IMPORTANTE
Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Gli indirizzi E-Mail presenti nel nostro archivio elettronico provengono o da richieste di iscrizioni pervenute direttamente al nostro sito o dalla nostra sede. (D.L. 30/06/2003 n. 196). Il copyright di eventuali pittogrammi presenti nella notizia è dell’ASA e tutti i diritti sono riservati.
Le notizie da noi pubblicate sono state direttamente a noi inviate o selezionate da comunicati o articoli liberi da vincoli.
Per cancellarsi dalla mailing list inviare una email a
newsletter-unsubscribe@asa-press.com (lasciando l'oggetto ed il testo del messaggio vuoti) adoperando l’e-mail da eliminare dal nostro mailing.