Newsletter 81 / 24.11.2008


Quote latte: all’Italia un aumento del 6%.
Al via la sperimentazione del progetto “vetro indietro”
China Council For The Promotion Of International Trade (CCPIT)
Produzione ortofrutticola tre volte superiore ai consumi
Caffè più caro? Accettabile se è anche migliore
I Paesi visti come brand



Quote latte: all’Italia un aumento del 6%.
Luca Zaia e il suo staff hanno lavorato bene e sodo negoziando in sede comunitaria l’annoso problema delle quote latte che, comunque, entro il 2015 dovranno progressivamente e finalmente essere abrogate. Dopo una riunione fiume e senza esclusione di colpi sulla revisione della politica agricola comune (Pac) a Bruxelles è stato trovato un accordo per l’aumento delle quote latte. Va detto – lo confermano tutte le agenzia di stampa europee – che questo importante risultato è dovuto alla tenacia e alla risolutezza del nostro Ministro dell’Agricoltura. L’aumento del 6% che corrisponde, goccia più goccia meno a circa 600mila tonnellate partirà dall’aprile 2009. Tutti gli altri Paesi avranno diritto a un incremento dell’1% all’anno, per cinque anni. Inoltre, dovrebbero venire ridotti anche i sussidi destinati alla protezione agricola (i cosiddetti “aiuti diretti”) a beneficio dei progetti di protezione ambientale nel mondo rurale, co-finanziati dai governi dei singoli Paesi membri. (g.c.)
"Oggi è una giornata storica perché finalmente possiamo dire che l'Italia, dopo 24 anni, ha riconquistato il ruolo che le spetta in Europa. L'esito di questa lunga maratona negoziale è il risultato più evidente del grande lavoro diplomatico che il nostro Paese ha saputo fare in sede comunitaria e la soddisfazione più grande per me, che fin dall'inizio non ho voluto delegare nessun funzionario a rappresentarmi in Europa, come accadeva in passato, ma che ho scelto di trasformare Bruxelles nella mia seconda casa". Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato l'accordo sulla revisione della Politica agricola comune (Pac), siglato oggi a Bruxelles dal Consiglio dei Ministri Ue dell'Agricoltura dopo 18 ore di negoziati. "Questa è la vittoria di una squadra e degli uomini che la compongono: l'Italia – ha detto il Ministro - esce a testa alta da un negoziato che qualcuno aveva definito sgangherato. Ringrazio in particolar modo il commissario all'agricoltura Mariann Fischer Boel e il presidente di turno del Consiglio agricolo Michel Barnier per aver accolto la nostra piattaforma".
L'Italia ha raggiunto gli obiettivi prefissati su tutte e quattro le tematiche al centro del negoziato: il futuro delle quote latte; la modulazione (ossia il trasferimento delle risorse dagli aiuti diretti allo Sviluppo Rurale); le misure di sostegno per problematiche settoriali o regionali (articolo 68), e il recupero dei fondi non utilizzati. Sul fronte del latte, l'Italia ha ottenuto un aumento della quota di produzione del 5%. L'accordo prevede inoltre una revisione del metodo di calcolo della materia grassa nel regime delle quote: ciò significa che per il nostro Paese è prevista la possibilità di un aumento produttivo ulteriore di circa l'1%. Nel complesso l'Italia potrà usufruire di un incremento di circa 620 mila tonnellate, per un valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro. Ciò consentirà agli allevatori di compensare ampiamente i quantitativi in esubero rispetto alla quota nazionale. "Non ci saranno sanatorie – ha precisato il Ministro – prima si procederà alla regolarizzazione e al pagamento delle multe, poi si passerà alla distribuzione delle quote agli splafonatori. Avere le quote per il futuro non può prescindere dalla regolarizzazione".
Peraltro, l'Italia ha ottenuto un trattamento ad hoc: mentre per gli altri paesi Ue è previsto un aumento progressivo dell'1% l'anno, per cinque anni, il nostro Paese potrà invece attribuire ai produttori l'intero aumento già a partire dal 1° aprile 2009. Tale aumento consentirà alle nostre aziende di assorbire le eccedenze produttive evitando il pagamento del prelievo per le prossime campagne. In una nota in calce all'accordo sulla revisione della Pac, l'Italia ha reso noto che "le quote latte addizionali saranno assegnate in via prioritaria a quei produttori che sono stati responsabili del superamento della quota nazionale di latte". "Si tratta di riportare alla legalità – ha dichiarato il Ministro – coloro i quali, in virtù di un sistema iniquo, sono stati costretti a lavorare al di fuori della legalità. Inoltre, abbiamo spiegato alla Commissione e ai partner europei che l'incremento non è destinato a nuove mungiture". www.politicheagricole.it
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Al via la sperimentazione del progetto “vetro indietro”
E' stato siglato in queste settimane il Protocollo d'Intesa che sancisce ufficialmente la nascita del progetto “Vetro indietro”, un'iniziativa che riunisce allo stesso tavolo le maggiori associazioni di categoria del mercato italiano delle bevande consumate fuori casa, Italgrob – Federazione Italiana Grossisti Distributori Bevande – e Fipe-Confcommercio – Federazione Italiana Pubblici Esercizi -, Legambiente, l'associazione ambientalista italiana più diffusa sul territorio, 3 aziende leader nel settore della produzione di bevande, alcoliche e non – Sanpellegrino, Peroni e Pago – e Savno, Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale, il consorzio che da 7 anni si occupa della gestione dei servizi di igiene ambientale nel trevigiano.
Obiettivo? Promuovere e stimolare il ritorno all'utilizzo di contenitori in vetro “a rendere” per le bevande destinate al canale Horeca – acronimo di Hotellerie, Restaurant e Café, il circuito che comprende tutti i consumi di alimenti e bevande effettuati fuori dalle mura domestiche. Il problema dei rifiuti è infatti oggi una delle emergenze ambientali maggiormente sentite nel nostro Paese, non solo nel Sud, e allo stesso modo l'impatto delle materie plastiche (soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi usa e getta di alimenti e bevande) rappresenta una delle voci di inquinamento più rilevanti. Che fare dunque di fronte a quello che sembra un problema ormai cronico?
“Affrontarlo con un approccio nuovo – spiega Giuseppe Cuzziol, Presidente Italgrob, l'associazione dei grossisti di bevande, prima promotrice dell'iniziativa – che non lasci l'onere di trovare soluzioni alle sole istituzioni, ma coinvolga in primo luogo gli operatori economici di ogni settore”. Per questo quando Italgrob ha lanciato per la prima volta due anni fa l'idea di un progetto di ritorno ad imballaggi “ecosostenibili” in collaborazione con la più grande Associazione delle imprese del canale “away from home”, la Fipe Confcommercio ed ha immediatamente coinvolto i rappresentati di tutta la filiera del beverage senza dimenticare i consumatori, rappresentati a questo tavolo dall'associazione ambientalista più nota d'Italia: Legambiente.
In queste settimane, dopo 2 anni di lavoro e programmazione, è stato siglato il Protocollo che sancisce la nascita del Comitato e del Progetto “Vetro Indietro”, mentre entro la fine dell'anno prenderà il via la prima fase della sperimentazione: un progetto pilota che coinvolgerà alcune città campione del Nord, del Centro e del Sud Italia, dove bar e pubblici esercizi introdurranno la vendita di bevande in “vetro a rendere” predisposte dai marchi aderenti. Il progetto prevede anche la stretta collaborazione dei consorzi di raccolta e smaltimento rifiuti delle città aderenti, cui spetterà il compito di fornire i dati sugli andamenti delle quantità di spazzatura prodotta. Un'analisi a tutto campo quindi, che sin dall'inizio ha coinvolto con grande successo anche Savno, gestore del ciclo integrato dei rifiuti urbani in 35 comuni nella Provincia di Treviso, tra i consorzi di raccolta e smaltimento più all'avanguardia d'Italia. Non a caso la prima zona a dare il via alla sperimentazione sarà proprio la provincia di Treviso, con il comune di Conegliano Veneto come capofila, ma entro pochi mesi il progetto verrà esteso ad altre città, come Ancona e Salerno. In fase di trattativa è invece l'attivazione del progetto anche in alcuni quartieri di Roma.
Lo scopo del progetto è valutare la fattibilità di un progressivo ritorno al “vetro a rendere” nel canale del fuori casa. I dati raccolti, sulle vendite, sui costi, sui rifiuti prodotti, saranno analizzati ed elaborati dal Centro Interdipantimentale IDEAS per lo Sviluppo Sostenibile dell'Università Ca' Foscari di Venezia. “E’ questa – precisa Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe Confcommercio - un’iniziativa di rispetto dell’ambiente e, quindi, anche di tutti i consumatori , destinata a migliorare identità, specializzazione ed efficienza del canale dei consumi fuori casa, sempre più importante e strategico per intercettare a sviluppare profondi cambiamenti nei consumi e negli stili di vita”. I risultati che emergeranno da questa fase di sperimentazione serviranno per allargare il tavolo di lavoro coinvolgendo le istituzioni nazionali e comunitarie per uno sviluppo sostenibile ed una riqualificazione di tutto il canale dei consumi fuori casa. RdP - l.premoli@rdp.it
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China Council For The Promotion Of International Trade (CCPIT)
Nonostante la sua immaturità, il mercato del vino in Cina è già tra i primi al mondo e secondo le stime del China Council for the Promotion of International Trade (Ccpit), nel 2011 saranno oltre un miliardo le bottiglie consumate. “Oggi - ha detto Yu Chen, segretario generale Ccpit - la Cina importa vino da 40 Paesi diversi e per la promozione dell’Italia Vinitaly è uno strumento efficace perché porta qui anche la cultura del vino e del food. L’appeal delle produzioni agroalimentari italiane di qualità è alto in Cina”. Gli fa eco l’Istituto per il Commercio con l’Estero (Ice): “nonostante nel 2007, l’Italia sia stata - ha spiegato Maurizio Forte, direttore Ice Shanghai - solo al posto n. 27 nella classifica dei fornitori di prodotti agroalimentari, se si considerano solo vino, olio, pasta e cioccolato il nostro Paese sale al terzo posto”. Così grazie proprio all’attrazione verso le produzioni di qualità che punta il lavoro di promozione di Vinitaly, Buonitalia e Ice: “grazie alla varietà che caratterizza la produzione enologica italiana - ha detto il presidente di Buonitalia, Brunello - abbiamo un vantaggio rispetto ai nostri competitor, che è quello di poter proporre abbinamenti dei nostri vini con tutti i piatti della tradizione cinese, ma puntiamo anche alla “contaminazione”, con l’inserimento dell’olio e dei formaggi”.
Il bacino di maggiore interesse è quello dei giovani, che hanno un modo di spendere più simile a quello dei loro coetanei occidentali. Per i cinesi ricchi o comunque benestanti di età più avanzata, invece, l’acquisto di lusso rappresenta ancora principalmente un mezzo per dimostrare il proprio successo, piuttosto che la ricerca di nuove esperienze. In particolare per il vino, i consumatori cinesi si possono dividere in due categorie: i “middle-aged slurpers” e i “white collars connoisseurs”. I primi sono quelli che bevono alcolici nelle occasioni di lavoro o di festa, preferendo tra i vini quelli di produzione nazionale. I secondi sono giovani professionisti o impiegati con buona propensione a spendere, che scelgono vini importati perché più attenti alla qualità. Il Vinitaly Tour in Asia conferma, una volta di più, come Vinitaly sia il punto di riferimento per gli operatori del settore asiatici, ma anche la piattaforma di intervento più credibile per le strategie delle aziende nazionali e per le istituzioni preposte alla promozione del prodotto italiano. “Vinitaly è un sistema di promozione nel mondo - ha detto Camillo Cametti, consigliere di Veronafiere e delegato alle attività internazionali - e dopo 10 anni in Cina vogliamo continuare ad essere il trampolino per conquistare un mercato che, entro il 2020, può potenzialmente passare dagli attuali 10 milioni di consumatori di vino a 350 milioni”. Ne è convinto anche Andrea Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv): “dobbiamo credere nelle potenzialità di questo mercato come abbiamo fatto 30 anni fa con gli Usa. Bisogna moltiplicare gli sforzi per farci conoscere e Vinitaly in questo svolge un ruolo importate”. www.winenews.it
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Produzione ortofrutticola tre volte superiore ai consumi
“L’Italia è il primo produttore di ortofrutta del mondo, secondo solo alla Cina, con una produzione totale pari a 24,6 milioni di tonnellate nel 2007 (9,3 di frutta e 15,3 di ortaggi), mentre i consumi interni da anni non vanno oltre gli otto o nove milioni di tonnellate. Se non riusciamo a consumare neanche un terzo di ciò che produciamo – e dai primi dati sui consumi del 2008 emerge un ulteriore lieve calo – è evidente come il nostro paese sia oggi più che mai drammaticamente condannato alla esportazione”. Così il presidente di Fedagri-Confcooperative Paolo Bruni, durante la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2009 di Macfrut, la rassegna internazionale di Cesena dedicata all’ortofrutta, che si è svolta oggi presso la sede ICE alla presenza del sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al commercio estero Adolfo Urso. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio dei Consumi ortofrutticoli delle famiglie italiane, attivato da Macfrut e curato da GFK-IHA, le famiglie italiane nel periodo gennaio-agosto hanno consumato in totale 5.583.000 tonnellate di ortofrutta fresca contro i 5.634.000 del 2007. Più sensibile il calo dei consumi della verdura (da 2.941.000 a 2.909.000 tonnellate, pari al -1,1%) rispetto a quello della frutta, il cui consumo è passato da 2.693.000 tonnellate a 2.674.00 (- 0,7%). In crescita invece risulta il consumo di ortaggi surgelati (da 146.663 a 152.290 tonnellate, con un incremento del + 3,8%).
“Alcuni segnali del comparto ortofrutticolo – ha proseguito Bruni – sono senz’altro positivi, come quelli legati all’export, che è in lieve crescita nei primi 6 mesi dell’anno a conferma della tendenza alla ripresa già evidenziatasi lo scorso anno scorso (+ 9% rispetto all’anno precedente). Da luglio 2007 a gennaio 2008 abbiamo esportato 2.063 499 tonnellate di ortofrutta in mercati sempre più diversificati: risultano in crescita i mercati dell’Est europeo (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca), in aumento anche gli scambi con la Russia, il Nord America e i mercati orientali. “Lo slancio dell’export viene tuttavia frenato – ha spiegato Bruni – da alcuni limiti strutturali del nostro Paese, quali il costo dell’energia, le infrastrutture e la logistica”. A tal riguardo Bruni ha evidenziato come negli ultimi 15 anni il numero di veicoli merci sulle strade sia cresciuto in Italia del +61,8%, mentre in Francia è calato del 18,1% e in Spagna addirittura del 22,3%. Nella foto, da sx: Domenico Scapellini, Presidente di Cesena Fiera, l’on. Adolfo Urso e Paolo Bruni. http://www.fedagri.confcooperative.it/
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Caffè più caro? Accettabile se è anche migliore
Gli aumenti dell’espresso al bar saranno inevitabili. Ma il consumatore potrà accettarli solo se riceverà un prodotto migliore??. La Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) ha chiesto coraggiosamente ai propri associati, ai baristi, di bloccare i prezzi. Un atto di responsabilità che mira a preservare il potere di acquisto dei consumatori. Ma che non risolleverà l’economia del settore bar in Italia e, in ultima analisi, non è detto che aiuti i consumatori.? Ecco lo scenario. I baristi oggi bloccano il prezzo del caffè e lo fanno per un certo periodo. Ma si tratta solo di una misura temporanea per fermare l’emorragia di consumatori che in numero sempre maggiore rinunciano alla colazione fuoricasa. Il grande problema del barista è però far quadrare i conti. Sono le spese il grande nemico: acqua, luce, gas, affitti, stipendi dei dipendenti. Se il prezzo di un espresso si può bloccare, altrettanto non si può fare con queste voci, destinate ad aumentare. Lo stop al prezzo del caffè è quindi una misura che potrà fare respirare i consumatori, ma comunque tra qualche tempo bisognerà ritoccare i listini all’insù.?Gli aumenti del prezzo del caffè al bar saranno in definitiva inevitabili. E potranno essere accettati dai consumatori solo se gli si darà maggiore qualità. Altrimenti è certa la fuga verso il caffè con la monetina, che è spesso pessimo ma costa poco, o verso la macchinetta in ufficio, di discreta qualità e con un prezzo inferiore al bar.? E’ uno sforzo che la filiera deve compiere: fare arrivare caffè migliori sui banconi, soddisfare realmente il consumatore. E dargli un servizio migliore, in ambienti più confortevoli e puliti, più attenti alle sue esigenze. Solo così il consumatore sarà disposto ad accettare eventuali aumenti della tazzina di espresso perché vi troverà un reale valore e non li percepirà solo come il frutto amaro dell’inflazione. www.espressoitaliano.org
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I Paesi visti come brand
Quarto posto per l’Italia nella top ten del Country Brand Index 2008, lo studio internazionale sull’immagine di oltre quaranta Paesi nel mondo, condotta da FutureBrand, network internazionale di strategia di branding e design delle marche, e Weber Shandwick, multinazionale leader in Italia nel settore delle relazioni pubbliche. Per il terzo anno consecutivo, l’Australia si conferma il brand-Paese meglio organizzato e capace di comunicare la propria unicità quale meta di viaggio variegata, adatta a target diversi. Gli Stati Uniti, al terzo posto, perdono una posizione: quest’anno il secondo posto è, infatti, occupato dal Canada, mentre alle spalle dell’Italia - primo Paese europeo e al 4° posto della classifica mondiale - si attesta la Svizzera, seguita da Francia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Giappone e Svezia. L’Italia scavalca quindi Inghilterra, che nell’edizione 2007 era al terzo posto, e Francia, che si trovava al quarto e torna a essere la meta più apprezzata tra le destinazioni europee, tallonata dalla Svizzera, rivelazione di quest’anno, mentre la Spagna esce dalla top ten 2008. Il CBI 2008 conferma Cina, Emirati Arabi e Croazia “rising star”, astri emergenti, vale a dire i tre Paesi con le carte in regola per diventare destinazioni turistiche di successo. A loro si aggiungono Vietnam, India e Cuba.
Presentato a Londra, in occasione dell’apertura del World Travel Market, l’appuntamento internazionale dedicato al turismo, il Country Brand Index 2008 si pone l’obiettivo di analizzare ed evidenziare la capacità di creare e attrarre flussi turistici dei diversi Paesi del mondo e identifica i trend emergenti nel settore più dinamico dell’economia mondiale – i viaggi e il turismo – che produce attività per 5,9 trilioni di dollari e crea oltre 238 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. La nuova edizione del Country Brand Index presenta le classifiche, i trend, le motivazioni al viaggio, le sfide e le opportunità che il mondo del turismo e i Paesi si trovano ad affrontare. L’Italia è risultata tra i Paesi migliori per arte, cultura, storia e business oltre che per cibo e prodotti di qualità.
Susanna Bellandi, Managing Director di FutureBrand spiega: "L'Italia risale di un posto la top ten dei marchi-Paese e, soprattutto, torna a essere il primo Paese europeo ai vertici della classifica, questo nonostante questioni cruciali come Alitalia abbiano influito negativamente per tutto il 2007 sull'immagine complessiva dell'Italia. La ragione può essere ricercata nel fatto che, a livello locale, gli investimenti fatti, l'impegno di alcune Regioni e Province, ma anche di alcuni Comuni, ha prodotto risultati positivi sui flussi turistici, senza contare che l'Italia resta saldamente al 5° posto tra i Paesi giudicati ideali per il business. Il mix di arte, storia, cultura, bellezze naturali, cibo, design e business è ancora irresistibile e riesce a oscurare il fatto che le infrastrutture non siano sempre all'altezza e che si potrebbe fare molto di più a livello nazionale per consolidare l'immagine dell'Italia quale brand. L'Australia è l'esempio vincente di una politica turistica che è riuscita ad avvicinare al mondo occidentale un Paese da sempre giudicato "lontano", una meta esotica da riservare ai viaggi di nozze. L'Italia ha la straordinaria occasione dell'Expo di Milano del 2015 per lavorare sui propri difetti e imparare a far leva sulle proprie virtù, il potenziale del brand Italia non è ancora stato sfruttato appieno.". Paola Farina, Weber Shandwick
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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