Newsletter 79 / 10.11.2008


Pesce sicuro e di qualità
Anche il Novello nella morsa della crisi
Consumi alimentari in discesa per il dodicesimo mese consecutivo
Immigrazione: 1 occupato su 10 è extraUE
L’UE e la Svizzera avviano negoziati su una liberalizzazione totale degli scambi nel settore agroalimentare
Inea pubblica il rapporto Agricoltura Italiana Conta 2008



Pesce sicuro e di qualità
"Voglio ringraziare la Guardia costiera per i successi riportati in questi giorni, dimostrazione che il nostro sistema di controlli funziona anche sul fronte pesca e mercato ittico. Dobbiamo tenere alta la soglia di attenzione, perché la nostra politica della tolleranza zero sta dando i risultati sperati e i consumatori vogliono avere la certezza di acquistare pesce sicuro e di qualità. Continueremo su questa strada, per sanare ogni situazione sviluppatasi fuori dall'alveo della legalità, per garantire il lavoro degli operatori onesti e la massima sicurezza alimentare ai cittadini".
Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato con queste parole l'operazione "pesce Doc", condotta dalla Guardia costiera in tutta Italia e conclusasi in questi giorni.
Sotto il coordinamento del Centro nazionale controllo pesca del Comando generale, i nuclei ispettivi della Guardia costiera presenti su tutto il territorio, hanno verificato il rispetto delle normative nazionali ed europee in materia di cattura, produzione, commercializzazione e consumo dei prodotti della pesca. L'operazione mirava essenzialmente a bloccare l'importazione e la commercializzazione di prodotti ittici sprovvisti di documentazione sulla loro provenienza o commercializzati illecitamente come prodotti tipici del Mediterraneo o come prodotti freschi.
"Un giro di vite contro le frodi e a tutela dei consumatori, ha detto l'ammiraglio Raimondo Pollastrini, comandante generale del Corpo, necessario per interrompere commerci poco leciti, vere e proprie truffe nei confronti di chi cerca nei prodotti ittici acquistati qualità e caratteristiche garantite. Proprio per questo la massima attenzione è stata posta verso il pescato importato dal mercato asiatico particolarmente soggetto a sofisticazioni."
Con l'operazione "pesce Doc" è stata controllata l'intera filiera della pesca: pescherecci, punti di sbarco, grossisti, mercati ittici, punti vendita nei supermercati, pescherie e ristoranti.
In cinque giorni, 2000 tra ufficiali, sottufficiali e marinai sono stati impegnati nell'operazione; i controlli effettuati sono stati 8488. Particolare attenzione è stata posta verso i siti di commercializzazione: 954 sono state le verifiche in mercati ittici, grossisti e supermercati e 1259 quelle nei ristoranti, per un totale di 2172 multe effettuate ed un milione di euro di sanzioni.
Sequestrate 21 tonnellate di pescato. Di queste, sei erano in pessimo stato di conservazione e comunque inadatte al consumo.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Anche il Novello nella morsa della crisi
Secondo le stime del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, le bottiglie di vino novello della campagna 2008 saranno complessivamente 13,5 milioni di bottiglie.Una cifra inferiore ai 14,9 milioni del 2007 e ai 18 del 2002, anno in cui la produzione di vino novello ha fatto registrare il valore più alto in assoluto dal 1987. Lo sottolinea un comunicato di Fedagri.
Il fatturato stimato del 2008 sarà di 68 milioni di euro, ma il calo degli ordinativi testimonia che anche il comparto vitivinicolo nazionale risente della crisi economica e finanziaria che da tempo persiste nei mercati mondiali e che si sta già ripercuotendo sui listini dei vini e quindi sui prezzi delle uve all'origine.
In base ai primi dati provenienti dalle cooperative associate Fedagri, che rappresentano il 35% della produzione di novello, il calo della produzione si attesterebbe intorno ad un -12%. Il Veneto con 5 milioni di bottiglie si conferma al primo posto tra le regioni produttrici, seguite da Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
"Si tratta" - spiega il presidente del settore vitivinicolo di Fedagri Adriano Orsi - "di una congiuntura negativa che probabilmente non finirà nel breve periodo ed avrà ripercussioni maggiori nelle aziende sovradimensionate (che non hanno economie di scala sufficienti per ottimizzare i costi di produzione) e in quelle che risultano fortemente dipendenti da mercati come l'Italia, la Germania e gli Stati Uniti, che nel tempo non hanno differenziato i propri canali di vendita. Il settore vitivinicolo ha bisogno di nuovi impulsi verso l'aggregazione dell'offerta ma anche di innovative strategie di promozione e comunicazione per sostenere il consumo interno e per trovare quote di mercato in Europa e nei Paesi Terzi".
Il primo produttore di vino novello in Italia è il Consorzio Cavit di Trento con 862.000 bottiglie, seguito dalle Cantine dei Colli Berici (Veneto) con 450.000 bottiglie. Rientrano nella "Top 20" dei 300 produttori di vino novello in Italia anche la Cantina di Soave (200.000 bottiglie), il Consorzio Caviro (140.000 bottiglie) e le Cantine Banear del Friuli Venezia Giulia (130.000 bottiglie).
www.agricolturaitalianaonline.gov.it

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Consumi alimentari in discesa per il dodicesimo mese consecutivo
Anche le tavole degli italiani sono sempre più “povere”. I consumi alimentari, per il dodicesimo mese consecutivo, da novembre 2007 a ottobre 2008, registrano il segno negativo. In questo periodo si è, infatti, avuta una flessione, in quantità, del 3,8 per cento negli acquisti domestici delle famiglie. Solo nello scorso mese di ottobre, rispetto all'anaolgo periodo dell'anno scorso, la diminuzione è stata pari a 2,7 per cento. E’ quanto mette in evidenza la Cia-Confederazione italiana agricoltori, le cui stime confermano una situazione difficile e preannunciano un 2008 ”nero” per le vendite del settore agroalimentare. Ormai siamo in piena recessione.
Consumi alimentari, quindi, ancora in picchiata. La crisi economica e i prezzi troppo alti fanno tirare la cinghia agli italiani e si prospetta, dunque, un 2008 con tavole sempre più “spoglie”. E dalla ricerca condotta dalla Cia, sulla base dei dati Ismea e Istat, e dall’elaborazione delle tendenze agli acquisti oggi in atto, emerge, infatti, una previsione negativa per gli acquisti alimentari che, secondo le prime stime, dovrebbero scendere a fine anno, rispetto al 2007, del 4,2 per cento in quantità; mentre la spesa mensile, in termini monetari, dovrebbe crescere, sempre per quanto riguarda il 2008, del 3,4 per cento (486 euro contro i 470 euro del 2007).
Le flessioni più marcate, secondo le previsioni della Cia, dovrebbero aversi per la frutta (meno 3,9 per cento), per la carne bovina (meno 3,2 per cento), per il pane (meno 2,3 per cento), per il vino e lo spumante (meno 2,2 per cento), per l’olio d’oliva (meno 2,3 per cento), per gli ortaggi e le patate (meno 1,8 per cento), per la carne suina e i salumi (meno 1,5 per cento).
Sempre secondo le stime della Cia, dovrebbero, invece, risultare in crescita prodotti come la pasta (più 1,2 per cento), nonostante la forte lievitazione dei prezzi fin adesso registrata, la carne avicola (più 5,6 per cento), il latte e i suoi derivati (più 0,7 per cento). La Cia ricorda che per quanto riguarda i primi dieci mesi del 2008, in rapporto all’analogo periodo del 2007, il calo dei consumi è stato del 3,2 per cento. Le flessioni più evidenti si sono avute per pane (2,5 per cento), per la frutta (4,2 per cento), per le carni bovine (3,4 per cento), per l’olio d’oliva (2,7 per cento), per gli ortaggi (1,9 per cento) e per vino e spumante (1,5 per cento).
La spesa alimentare, sempre nei primi dieci mesi del 2008, ha rappresentato in media, il 18,8 per cento di quella totale ed è così ripartita: 3,2 per cento pane e cereali, 4,3 per cento carne, 1,7 per cento pesce, 2,5 per cento latte, formaggi e uova, 0,7 per cento oli e grassi, 3,4 per cento frutta, ortaggi e patate, 1,3 per cento zucchero, caffé e altri, 1,7 per cento bevande.
Anche per i riflessi negativi della difficile congiuntura e soprattutto a causa degli eccessivi rincari, è aumentata, secondo la ricerca Cia. la percentuale di famiglie che hanno acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (dal 9,7 del 2007 al 10,2 per cento). Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si ha la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 68,2 per cento (specialmente nel Centro-Nord con il 73 per cento). A seguire il negozio tradizionale (64,9 per cento), in particolare nel Sud (77,1 per cento).
www.cia.it
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Immigrazione: 1 occupato su 10 è extraUE
Con circa il 10 per cento di extracomunitari sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne dove la presenza di immigrati evidenzia una incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici. E’ quanto afferma la Coldiretti, che ha collaborato alla redazione del XVIII Rapporto Caritas/Migrantes sull'immigrazione, nel sottolineare che sono 98.155 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi INPS.
I dati che emergono dal rapporto evidenziano - sottolinea la Coldiretti - la determinazione della parte più sana ed economicamente attiva dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro adempiendo puntualmente agli obblighi burocratici ed economici connessi ai rapporti di lavoro dipendente anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità.
I lavoratori stranieri presenti nelle campagne italiane appartengono a diverse nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente nell’ordine gli albanesi (15 per cento), i rumeni (12 per cento) e a sorpresa gli indiani (10 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l’abilità e la cura che garantiscono alle mucche.
Sono molti i "distretti agricoli" dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che - conclude la Coldiretti - gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo.
www.coldiretti.it
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L’UE e la Svizzera avviano negoziati su una liberalizzazione totale degli scambi nel settore agroalimentare
La commissaria europea per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Mariann Fischer Boel e la consigliera federale svizzera Doris Leuthard, capo del Dipartimento federale dell’economia, hanno aperto oggi i negoziati in vista di una liberalizzazione totale degli scambi agricoli tra l’UE e la Svizzera. Data la vicinanza geografica e il volume degli scambi bilaterali, tale liberalizzazione è nell’interesse di entrambe le parti. I negoziati che devono avere luogo sono la logica continuazione di un processo di liberalizzazione che era già stato avviato con l’accordo del 1972 e che ha il suo fondamento, per quanto concerne il settore agricolo, nell’accordo agricolo bilaterale del 1999.
In apertura dei negoziati, Mariann Fischer Boel ha dichiarato: “L’Unione europea e la Svizzera sono confinanti e hanno molto in comune; nel corso degli anni abbiamo fatto molti progressi per liberalizzare gli scambi bilaterali ma ora desideriamo portare questo processo alla sua logica conclusione. Apprezzo la disponibilità della Svizzera ad intraprendere questi colloqui e sono molto lieta di poter collaborare strettamente con la Sig.ra Doris Leuthard. Entrambe le parti hanno molto da guadagnare da questo processo di liberalizzazione”.
I prossimi colloqui con la Svizzera riguarderanno non solo la soppressione delle tariffe doganali ma anche altre questioni. I negoziati su tematiche non tariffarie quali la sicurezza alimentare e il cibo per animali, saranno infatti un elemento a sé stante di questi negoziati. Questa parte di negoziati inizierà in un periodo successivo e ricadranno sotto la responsabilità del Commissario Vassilou.
Per stabilire condizioni di parità e perché la Svizzera possa trarre pienamente vantaggio dall’accesso al mercato comunitario, l’adozione dell’“acquis” dovrebbe costituire un punto essenziale del futuro accordo.
La Commissione ritiene che la liberalizzazione prevista faciliterà gli scambi commerciali a beneficio di entrambe le parti e contribuirà a migliorare la situazione economica in Europa.
Nel 2007 le esportazioni agroalimentari dell’Unione europea verso la Svizzera sono ammontate a 4,7 miliardi di euro, mentre il valore delle importazioni dell’Unione europea dalla Svizzera è stato di 2,7 miliardi di euro. La Svizzera è il terzo partner commerciale dell’EU nel settore. Il 70% delle esportazioni agricole svizzere è destinato al mercato UE e il 7% delle esportazioni agroalimentari UE sono dirette verso la Svizzera.
http://ec.europa.eu/
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Inea pubblica il rapporto Agricoltura Italiana Conta 2008
Nelle sue circa 120 pagine, l'Agricoltura Italiana conta 2008 propone un'analisi dettagliata delle aziende agricole del Paese, una foto che nel 2005 ne vedeva operanti sul territorio nazionale poco meno di due milioni (1.706.773), con un reddito lordo complessivo standard pari a 22.196.287 di euro. Tra le aziende specializzate prevalgono quelle con coltivazioni permanenti, che costituiscono quasi la metà ( 48,9 per cento) del totale nazionale. Dati anche sulla superficie agricola utilizzata (Sau) che, a fronte di un territorio massicciamente caratterizzato da terreni collinari e montani e con una popolazione che nel 2007 ha raggiunto i 59,5 milioni di abitanti, costituisce il 38,2 per cento delle aree delle regioni del Nord, il 39,9 per cento di quelle del Centro e il 47,1 per cento del Sud e delle Isole. Quanto alla produttività, buono l'incremento, che nel 2006 ha segnato un aumento del 2,9 per cento. In crescita anche i prodotti registrati Dop e Igp: oltre 170 in totale, ovvero il 21 per cento dell'intero paniere dell'Unione europea. Sono numeri che conferiscono all'Italia un vero primato. Non il solo: anche il settore del biologico eccelle. Nel 2006 era occupato a bio 1,1 milione di ettari con un incremento del 7,6 per cento rispetto all'anno precedente. Numeri forti anche per le aziende di produzione: oltre 45 mila (24,9 per cento del totale dell'Ue. Per il biologico Italia dunque prima in Europa e quinta nella classifica mondiale dopo Australia, Cina, Argentina e Stati Uniti. Nel 2007 la produzione agricola ai prezzi di base cresce del 2.5 per cento rispetto all'anno precedente. E' questo il risultato dell'invarianza delle quantità prodotte (-0,1 per cento) e l'aumento dei prezzi base (+2,6 per cento). In calo significativo alcune produzioni: erbacee -0,5 per cento; foraggere -2,9 per cento; arboree -6,3 per cento; però è aumentata quella zootecnica (+3,3 per cento). Il settore cerealicolo: -0,3 per cento, C'è un calo produttivo della soia (-24,11), del girasole (9,5 per cento) e del tabacco (-6,7 per cento) e della barbabietola da zucchero (-5,5 per cento). Altra evidenza della ricerca dell'Inea è l'assenza quasi costante di un dato lineare riscontrabile in tutte o quasi le regioni. Anche i dati generali, dunque, non sempre consegnano un'idea compiuta delle varie problematiche.
Disponibile in formato cartaceo presso le sedi INEA e sul sito www.inea.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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