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Newsletter 66 / 21.7.2008


Terre di Franciacorta addio: la nuova DOC è Curtefranca!
Cambiano colore i loghi per DOP e IGP
Elaborazione Coldiretti: scorte pane e pasta per max 7 mesi
Frutta Snack convince i ragazzi
World Trade Organization: negoziato Doha Round su prodotti italiani
Olio d'oliva: i consumi crescono ma i ricavi diminuiscono



Terre di Franciacorta addio: la nuova DOC è Curtefranca!
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei nuovi Disciplinari di produzione, Doc e Igt, regala un cambiamento rilevante al prestigioso territorio vitivinicolo bresciano della Franciacorta: Curtefranca sostituisce Terre di Franciacorta, mentre il Sebino sarà anche bianco. Unitamente alla pubblicazione del nuovo Disciplinare del Franciacorta Docg, avvenuta pochi giorni fa, l’ufficializzazione ministeriale chiude una fase di particolare impegno per il Consorzio Tutela Franciacorta. “Da oggi la Denominazione Curtefranca Doc avrà una vita nuova, esce dall’ombra del Franciacorta Docg per essere padrona del proprio destino” commenta Adriano Baffelli, Direttore del Consorzio. Un cambiamento profondo, destinato a dare nuovo impulso alla Denominazione, valorizzando la stessa e contestualmente il Franciacorta Docg, sempre più apprezzato dai consumatori, per la sua eccellenza qualitativa e per l’eleganza che esprime. “Con la pubblicazione dei nuovi Disciplinari si chiude un iter lungo e complesso – afferma il Presidente del Consorzio di Erbusco, Ezio Maiolini – che ha registrato un lavoro capillare ed approfondito di tutta la struttura. Si tratta di un traguardo di grande importanza, che oltre il novanta per cento dei produttori ha condiviso, e che il Consiglio d’amministrazione ha tenacemente perseguito”. La nuova Denominazione ha radici storiche nelle Curtes franchae o Franchae curtes, corti monastiche libere dal pagamento di dazi, da cui etimologicamente sbocciò Franciacorta.
Ma insieme alla rilevante novità del neologismo Curtefranca, per altro già presente sulle etichette della Doc di circa il settanta per cento dei produttori locali ormai da un quinquennio, il nuovo Disciplinare prevede un’interessante variazione della base ampelografica, ad esempio con l’introduzione del Carmènere per il rosso, sorta di vitigno autoctono, sicuramente varietà storica della zona. Di rilievo anche le novità circa l’incremento delle densità d’impianto e delle limitazioni produttive ai nuovi vigneti, e per le riduzioni di resa. Da segnalare anche l’inserimento dell’obbligatorietà di indicazione dell’annata in etichetta. Recependo in parte le richieste della minoranza affezionata alla Denominazione Terre di Franciacorta, con la collaborazione del Consorzio e della Regione Lombardia, il ministero ha concesso la coesistenza delle Doc Terre di Franciacorta e Curtefranca, per un periodo transitorio di due anni.
Il nuovo Disciplinare del Sebino Igt rende possibile il passaggio a cascata dal Franciacorta al Curtefranca bianco ed infine al Sebino bianco. Le previste tipologie Sebino bianco, rosso, novello e passito, potranno essere prodotte con l’utilizzo dei vigneti autorizzati dalla Provincia di Brescia, consentendo alle aziende vitivinicole di orientare le proprie produzioni con maggiore libertà, pur sempre all’interno delle tipicità del territorio. www.franciacorta.net
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Cambiano colore i loghi per DOP e IGP
La Commissione Europea ha approvato la modificazione cromatica dei logotipi relativi alle denominazioni DOP (origine protetta) e IGP (indicazione geografica protetta). In pratica il marchio IGP rimane di colore giallo e blu mentre quello DOP diventa di colore giallo e rosso. Ciò per i consumatori renderà più immediata l’identificazione e la distinzione dei prodotti che rientrano in queste due categorie. La nuova norma è entrata in vigore lo scorso 9 luglio, tuttavia gli operatori del settore avranno tempo fino al primo marzo 2010 per adeguarsi ad essa. Giuseppe Cremonesi
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Elaborazione Coldiretti: scorte pane e pasta per max 7 mesi
L'emergenza cibo mondiale si fa sentire anche in Italia che può contare al momento al massimo su sette mesi di scorte di pane e pasta ottenuti con il raccolto nazionale di grano che si è appena concluso. E' quanto è emerso da uno studio sugli effetti dell'emergenza cibo presentato nel corso dell'Assemblea Nazionale della Coldiretti alla quale hanno partecipato 1500 imprenditori agricoli e rappresentanti di cooperative aderenti alla maggiore organizzazione agricola italiana ed europea. Nonostante l'aumento consistente della produzione nazionale grazie all'impegno degli agricoltori italiani che hanno colto le opportunità della riforma della Politica agricola europea, la disponibilità limitata di scorte prefigura - sottolinea la Coldiretti - un quadro preoccupante con la chiusura delle frontiere e le limitazioni delle esportazioni da parte di molti paesi produttori di fronte all'emergenza cibo mondiale. Le prospettive a livello internazionale evidenziano la necessità per l'Europa e l'Italia - sottolinea il presidente della Coldiretti Sergio Marini - di investire sull'agricoltura e aumentare ulteriormente la produzione nazionale e comunitaria, ma anche di garantirsi una propria riserva strategica di prodotti alimentari di base per stabilizzare il mercato interno e assicurare gli approvvigionamenti al giusto prezzo per imprese e consumatori.
L'andamento dei mercati mondiali è dunque destinato ad avere effetti anche sul piatto principale della dieta mediterranea poiché, nonostante il calo dei consumi interni che sono stimati rispettivamente pari al 5,5 per cento e al 2,5 per cento secondo elaborazioni di dati Ismea - Ac Nielsen sugli acquisti domestici nel primo trimestre 2008, g li italiani - continua la Coldiretti - restano fortemente dipendenti a tavola dai cereali. Con una media di 27 chili all'anno a testa sono infatti di gran lunga i maggiori consumatori di pasta a livello mondiale con valori che sono almeno il triplo di quelli statunitensi e degli altri paesi europei mentre sono ben 66 i chilogrammi di pane consumati per persona all'anno.
L'eccessiva dipendenza dall'estero dell'Italia è particolarmente preoccupante di fronte alla decisione di molti paesi produttori, come ad esempio l'Argentina, di “chiudere” le frontiere, ma anche per le previsioni non ottimistiche sui raccolti mondiali per maltempo nel MidWest in Usa, per la siccità in Australia e per il terremoto nel Sichuan in Cina. Il raccolto nazionale di grano che è l'ingrediente base del pane è stato di 3,5 milioni di tonnellate mentre quello di grano duro destinato principalmente alla pasta è stato di 4,5 milioni tonnellate del tutto insufficienti a coprire la domanda di pasta Made in Italy in Italia e nel mondo. Grazie alla riforma della Politica agricola europea in Italia di fronte all'emergenza internazionale si è verificata immediatamente una crescita delle semine del 18 per cento per il duro e del 14 per cento per il tenero. Ma ancora non basta e a livello comunitario è necessario - continua il Presidente della Coldiretti Sergio Marini - proseguire e qualificare il percorso iniziato con la riforma della Politica agricola comune per non aggravare il problema dell'approvvigionamento alimentare dell'Europa in un momento in cui molti paesi produttori stanno chiudendo le frontiere con limitazioni alle esportazioni.
Lo stesso aumento del costo del petrolio - sottolinea Marini - ha fatto esplodere il costo dei trasporti e messo in discussione il principio base della globalizzazione in base al quale si consumano i prodotti realizzati dove costa meno. Oggi - precisa Marini - è necessario sviluppare la produzione vicino ai luoghi di consumo per motivi economici e ambientali sia nei paesi poveri che in quelli ricchi. Con l'86 per cento delle merci che in Italia viaggiano su strada, il record fatto segnare dalla benzina sta spingendo peraltro verso il consumo di prodotti locali e di stagione, con ben il 42 per cento degli italiani che dichiarano di aver cambiato le proprie abitudini alimentari ponendo piu' attenzione alla provenienza dei cibi acquistati, secondo lo studio Coldiretti-Swg "L'opinione degli italiani sull'alimentazione".
Ben due italiani su tre - precisa la Coldiretti - dichiarano di acquistare con regolarita' prodotti locali che entrano comunque nel paniere della spesa del 97 per cento dei nostri connazionali. I costi del trasporto - continua la Coldiretti - incidono infatti per quasi un terzo del prezzo di vendita dei prodotti alimentari e quindi mangiare a “chilometri zero” significa risparmiare e combattere l'inflazione con cibi locali e di stagione che non subiscono troppe intermediazioni e non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole.
Secondo un recente studio - riferisce la Coldiretti - un pasto medio percorre più di 1.900 km per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola e spesso ci vogliono più calorie di energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali. Peraltro privilegiando l'acquisto di prodotti locali e di stagione oltre a risparmiare - sottolinea la Coldiretti - si salva l'ambiente dall'inquinamento dovuto all'emissione di gas serra responsabile dei cambiamenti climatici. Anche per questo con il sostegno della Coldiretti è arrivata in Italia la prima legge regionale a favore dei cibi a chilometri zero” che sancisce la preferenza ai prodotti locali in mense, ristoranti e grande distribuzione per combattere i rincari dovuti all'aumento del costo dei trasporti e l'impatto sul clima provocato all'inquinamento con l'emissione di gas serra dei mezzi di trasporto. Il Consiglio regionale del Veneto per la prima volta in Italia ha approvato, con una partecipazione trasversale, un disegno di legge (pdl 225) presentato da Coldiretti Veneto , meglio noto come “legge del km zero”, con il sostegno di 25mila firme di consumatori che hanno voluto questa norma a vantaggio della salute dell'ambiente e delle tasche. Tra gli obiettivi della legge vi è la promozione del patrimonio agroalimentare regionale nei pasti di scuole elementari, istituti scolastici superiori, università, ospedali e caserme nella misura del 50 per cento.
LE SCORTE DI PANE E PASTA. Grano duro per pasta: 4,5 Milioni Tonn, 7 mesi. Grano tenero per pane: 3,5 Milioni Tonn,6 mesi. www.coldiretti.it
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Frutta Snack convince i ragazzi
Risultati oltre le aspettative per Frutta Snack, il Progetto Pilota di educazione alimentare finalizzato ad incrementare il consumo di frutta e verdura tra i giovani che si è concluso con la fine dell’anno scolastico. La sperimentazione, realizzata per sei mesi in tre regioni (Emilia Romagna, Lazio e Puglia) in collaborazione con i Ministeri della Salute e della Pubblica Istruzione, gli Uffici Scolastici regionali, la consulenza scientifica dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Istituto di Psicologia dell’Università di Bologna, ha coinvolto 82 plessi scolastici delle medie superiori (42 a Roma, 22 a Bologna, 18 a Bari) per un totale di 1.975 classi e 43.500 studenti. Il Progetto -di cui ha tenuto le fila la Centrale Sperimentazioni e Servizi Agro-Ambientali di Cesena- ha portato direttamente nelle scuole appositi distributori (vending) con prodotti ortofrutticoli in confezioni monodose pronte al consumo. Il tutto accompagnato da puntuali azioni di educazione alimentare che hanno coinvolto sia gli studenti che gli insegnanti attraverso focus group, distribuzione di materiale informativo-educativo, degustazioni, questionari distribuiti a campione, indagini sulle abitudini alimentari dei giovani in età scolare, incontri formativi, animazioni, concorsi attraverso i quali i ragazzi hanno comunicato ai coetanei l’importanza del consumo di frutta e verdura. Una mole di impegni che ha fatto breccia.
Il progetto ha ricevuto l’apprezzamento incondizionato dei genitori, degli insegnanti e dei ragazzi stessi, che hanno dimostrato di poter volgere la propria attenzione alla frutta ed alla verdura (in barba alle ipercaloriche merendine) se l’approccio è facilitato e sostenuto. Gli insegnanti hanno chiesto la prosecuzione dell’esperienza anche per i prossimi anni, poiché un progetto educativo, seppur valido, richiede tempo per indurre modifiche stabili nei comportamenti. Ed hanno chiesto anche più distributori automatici, maggiori varietà di frutta, un potenziamento della comunicazione ed un maggiore coinvolgimento dei produttori e dei genitori. Al momento, però, l’esiguità dei fondi disponibili presso i Ministeri che l’hanno sostenuta fino ad oggi, mette un’ipoteca sulla possibilità di un proseguimento dell’esperienza. Molte scuole si sono attivate autonomamente per continuare ad avere nei propri spazi un distributore automatico dei prodotti FRUTTA SNACK. Se il progetto non sarà finanziato, però, mancherà l’aspetto più importante, quello del sostegno educativo, che è l’elemento distintivo di FRUTTA SNACK. La conclusione del Progetto Pilota, tuttavia, consente di avere a disposizione molte informazioni utili a rendere efficace un’azione educativa per un maggiore consumo di frutta e verdura da parte dei giovani.
Il monitoraggio dei consumi, ad esempio, evidenzia che i ragazzi preferiscono la macedonia di frutta fresca (l’ha scelta il 51,3%), seguita dalle mele fresche a fette (11,7%), le mele a fette essiccate (11,3%), lo yogurt alla frutta da bere (8,9%), la confezione di frutta secca (7,8%), i succhi di frutta al 100% senza zuccheri (5%), la passata di frutta senza zucchero (4%). Il fattore che spinge maggiormente sul consumo si conferma essere la comodità di trovare un prodotto già pronto: il problema principale del consumo di frutta fresca è la sbucciatura. Il colore della frutta nella macedonia si rivela, infine, per i ragazzi un importante elemento di attrazione. L’aspetto più significativo, tuttavia, è che dopo l’attivazione del Progetto, i ragazzi hanno iniziato a portarsi la frutta anche da casa e riferiscono di consumarne di più anche in occasione della merenda pomeridiana. LEAD Studio/Centrale Sperimentazione e Servizi Agro-ambientali.
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World Trade Organization: negoziato Doha Round su prodotti italiani
“E’ importante che il Commissario europeo all’Agricoltura Mariann Fischer-Boel abbia dichiarato che riso, arance e zucchero non debbano essere inclusi nella lista dei prodotti tropicali. Sono settimane che mi sto battendo per questo. Ma vorrei far sapere al Commissario che non mi sono per niente tranquillizzato. Ai nostri agricoltori non bastano le parole. Di promesse in passato ne hanno avute fin troppe. Aspettiamo di vedere i fatti. Adesso pretendiamo che nell’elenco non ci siano neanche i pomodori, le patate e altre colture ortofrutticole mediterranee, nonché i fiori recisi, prodotti questi che rischierebbero di essere spazzati via dall’invasione di prodotti provenienti dall’estero”. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta così le dichiarazioni del Commissario europeo all’agricoltura pronunciate alla vigilia del Consiglio Ue straordinario di domani a Bruxelles, in vista della ministeriale Wto che si terrà a Ginevra del prossimo 21 luglio.
“Se nella lista prodotti tropicali a dazio zero venissero inseriti riso, arance, pomodori e patate, vorrebbe dire che sparirebbero le risaie dalla Pianura Padana e anche le altre produzioni – aggiunge il Ministro -. Se passasse l'ultimo documento all'Organizzazione mondiale del commercio significherebbe aprire in maniera indiscriminata alla globalizzazione e non riconoscere più il lavoro di tutti quegli agricoltori che hanno fatto grande la produzione italiana. Dobbiamo difendere l’identità del territorio e le nostre produzioni. Stiamo lavorando con decisione in sede di WTO. Confido che la posizione espressa oggi dal Commissario Boel trovi ampia condivisione”. www.politicheagricole.it
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Olio d'oliva: i consumi crescono ma i ricavi diminuiscono
Produzione in calo, consumi in aumento. Ma il mercato dell’olio d’oliva è fiacco. “Ci aspettavamo una domanda vivace ed un prezzo sostenuto - ha detto il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni; tra l’altro in un momento in cui la maggior parte dei prodotti agroalimentari, dai cereali al latte, ha avuto forti aumenti.” Confagricoltura ricorda che l’Italia ha prodotto, in questa campagna, 500 mila tonnellate di olio (il 23% del totale della Ue), con una flessione di oltre il 15% rispetto alla campagna precedente. E che in Europa il calo è ancora è stato ancora più consistente (-17 %). Contemporaneamente il livello dei consumi nel mondo, pari a circa 2,928 milioni di tonnellate, potrebbe superare il primato storico per il settore, con un incremento dell’1% rispetto alla scorsa campagna. “Eppure - ha continuato il presidente Vecchioni - abbiamo avuto una diminuzione dei prezzi in media del 20%, con percentuali più basse solo per le Dop.” Il presidente di Confagricoltura cerca una risposta a questa situazione anche nelle continue scoperte di frodi ai danni del consumatore e degli operatori. “Gli imprenditori - ha detto il presidente - continuano ad implementare la propria attività, a realizzare nuovi investimenti per ammodernare le aziende, tanto a livello produttivo, che di trasformazione e confezionamento. A fronte di tanto impegno non solo per migliorare la qualità della produzione, ma anche per differenziare l’offerta, l’imperativo categorico è solo quello di migliorare e aumentare i controlli.” www.confagricoltura.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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