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Newsletter 60 / 26.5.2008


Marcello Masi è il miglior comunicatore del vino e del cibo al mondo
Corporazione Acquavitieri Italiani
Sicurezza: è allarme anche nelle campagne
Ue, primo Consiglio agricolo per Luca Zaia
Pac, valutazione stato di salute
L’Enologo compie 115 anni


Marcello Masi è il miglior comunicatore del vino e del cibo al mondo
Marcello Masi, V.Direttore del TG2 e Direttore editoriale della fortunata rubrica Eat Parade, socio onorario ASA e sommelier onorario della FISAR e dell’AIS, è stato proclamato sabato 24 maggio 2008 - nella stupenda cornice dell’Hilton Cavalieri di Roma - il miglior comunicatore del vino e del cibo al mondo durante la manifestazione Best Sommelier in the World – WSA.
Masi rimarrà in carica sino a tutto il 2010
La WSA - Worldwide Sommelier Association ( www.worldwidesommelier.com ) nasce con lo scopo dichiarato di contribuire a migliorare la diffusione della cultura del vino e del cibo, riunendo in questo progetto le più prestigiose associazioni del mondo coinvolte nel settore Un’associazione di associazioni dunque, che intende dare un deciso slancio in avanti alla valorizzazione dei piccoli e grandi tesori enogastronomici e dei loro contesti di origine, attraverso una seria e approfondita formazione, basata su una didattica di altissimo profilo, e su un edificante scambio culturale mosso dall’organizzazione di grandi eventi che diano spazio, visibilità e lustro anche oltreconfine a delle vere e proprie vetrine del meglio di ogni settore agroalimentare nazionale. Non solo vino quindi, ma anche olio e prodotti tipici, che hanno motivato l’adesione di BUONITALIA e di altre associazioni di categoria, così come dell’Associazione Stampa Agroalimentare.
Le felicitazione più sincere al collega Marcello per il meritato ed indiscutibilie successo.
ASA – Associazione Stampa Agroalimentare Italiana – www.asa-press.com
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Corporazione Acquavitieri Italiani
La Corporazione Acquavitieri Italiani è nata per volontà della Famiglia Berta in Mombaruzzo. Scopi statutari della Corporazione Acquavitieri Italiani, che non persegue fini di lucro e dal punto di vista giuridico è un’associazione, sono pertanto la riscoperta, la conservazione e l’esaltazione di usi, costumi e tradizioni del territorio italiano, oltre a pensare alla valorizzazione dei distillati e dei prodotti tipici italiani. Acqua vitae, ovvero acqua della vita.
Nell’ultimo Capitolo sono stati insigniti del titolo di Dama e Cavaliere della Corporazione degli Acquavitieri Italiani 17 Cavalieri: Missoni Vittorio, titolare, con i fratelli Angela e Luca, dell’omonima casa di moda, fiore all’occhiello del made in Italy a livello mondiale.
Dal mondo del giornalismo, Cornero Vanni, giornalista de La Stampa, divulgatore del patrimonio enogastronomico e del prodotto locale, e Toyoo Tamamura, scrittore giapponese, famoso per aver fatto conoscere nel suo Paese la cultura del vino e dei distillati italiani. I produttori premiati saranno: Cherchi Salvatore, titolare dell’azienda vinicola Cherchi di Usini, una delle più importanti realtà vinicole della Sardegna, Balan Daniele e Fabio della Vinicola Balan di Trebaseleghe (PD), distributori e selezionatori di grandi vini e distillati e Cotti Giorgio dell’Enoteca Cotti di Milano, punto di riferimento della Milano “da bere”, animatori del gusto, da anni testimoni fedeli sul territorio dei distillati di grande qualità in Italia e all’estero; Rossi Enzo de La Campofilone di Campofilone (AP), storica azienda per la produzione artigianale di pasta all’uovo dal 1912.
Dal mondo dello spettacolo, Borghetti Giorgio famoso doppiatore e attore dalle mille sfaccettature, da anni sul palcoscenico teatrale e televisivo italiano.
Tante le personalità che interverranno dal mondo dell’economia: De Martini Carlo, Direttore Generale della Cassa di Risparmio di Asti; Sbalchiero Giuseppe, Presidente della Confartigianato di Vicenza; Micheli Francesco della Genextra, leader nella ricerca in ambito farmacogenomico e biotecnologico, Berger Roland e Frey Mariano, rispettivamente fondatore e presidente della filiale italiana dell’omonima società di consulenza strategica a livello mondiale nel settore degli autotrasporti e delle infrastrutture.
Comunicato inviato da Davide Agnello per la Corporazione - agnello.davide@libero.it
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Sicurezza: è allarme anche nelle campagne
Occorre invertire la tendenza allo smantellamento dei presidi pubblici e delle forze di sicurezza presenti sul territorio dove l’allarme sicurezza è accentuato dalla situazione di isolamento in cui vivono cittadini e imprese con i fenomeni malavitosi che sviluppano a danno delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi di euro, secondo il rapporto della direzione nazionale antimafia (Dna). E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che il problema della sicurezza non riguarda solo le città ma anche le aree rurali dove è necessaria una azione di prevenzione per garantire un quadro di legalità diffusa in un tessuto sociale che sta rapidamente cambiando.
Secondo l’Istat, il 55 per cento degli abitanti nei comuni con meno di duemila abitanti dichiara - sottolinea la Coldiretti - di avere difficoltà nel raggiungere le forze dell’ordine con una percentuale ben piu’ alta a quella delle grandi città e superiore di oltre il 15 per cento a quella media nazionale. Una situazione preoccupante di fronte al moltiplicarsi in agricoltura di furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, estorsioni, pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea e caporalato. A questi fenomeni si aggiungono - sottolinea la Coldiretti - quelli legati allo smaltimento illecito dei rifiuti, all'importazione illegale di alimenti a rischio e al mancato rispetto di norme igienico sanitarie, che oltre ad avere un impatto economico mettono a rischio la salute di tutti i cittadini.
Ma la criminalità, sia italiana che straniera, controlla in modo pesante la manodopera, specie in nero, offerta soprattutto da immigrati, con rilevanti ripercussioni sotto il profilo del rispetto dei diritti umani e della salute, della violazione delle norme sull'immigrazione, dell'evasione contributiva, con riflessi anche dal punto di vista della concorrenza sleale che ne deriva nei confronti delle imprese che rispettano le leggi.
Il fatto che siano saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, che rappresentano il 13 per cento del totale, dimostra - ha sottolineato Marini - la determinazione della parte più sana ed economicamente attiva dell'imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro adempiendo puntualmente agli obblighi connessi ai rapporti di lavoro dipendente contrapponendosi ad inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un'ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità. Non si può accettare che un settore che ha scelto con decisione la strada dell'attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune, sia vittima di inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano uomini e il proprio lavoro e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini in termini economici e sanitari. La qualità del Made in Italy - ha concluso il presidente della Coldiretti - dipende dalla qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo a partire dal lavoro.
www.coldiretti.it
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Ue, primo Consiglio agricolo per Luca Zaia
Ad appena una settimana dal suo insediamento al Palazzo dell'Agricoltura il ministro Luca Zaia si è subito trovato ad affrontare il palcoscenico comunitario del Justus Lipsius di Bruxelles. Non sono mai debutti facili, tuttavia il quarantenne ministro italiano se l'è cavata egregiamente e non ha dispensato soltanto strette di mano e cordiali saluti ai nuovi colleghi della Ue. Rimanendo fermo sulle posizioni più volte espresse anche in occasione dei precedenti incarichi istituzionali.
Un Consiglio agricolo con alcuni delicati punti in agenda, in particolare gli standard per la commercializzazione dell'ortofrutta, il rialzo dei prezzi agricoli, l'andamento dei negoziati in seno al Wto, e sul fronte della sicurezza alimentare il regolamento sui pesticidi e, tra gli altri argomenti, la decontaminazione chimica delle carni di pollame.
Incalzato sul tema delle quote latte il ministro Zaia ha risposto, a margine del Consiglio, in maniera risoluta. "Non sono qui con il lanciafiamme ma non intendo nemmeno rassegnarmi a celebrare il futuro di tante aziende agricole del Nord". Certamente il suo proposito è di trovare "una via d'uscita legale" , ricordando che "qualche anno fa la soluzione è stata rappresentata in maniera legale dalla rateizzazione delle multe, potrebbero essercene altre abbordabili". Il nostro Paese vive un drammatico paradosso, ha fatto presente, "è l'unico Paese europeo a produrre soltanto il 56% del proprio consumo di latte". Un cartone di latte su due che viene acquistato non è italiano, ha ribadito Zaia, e il nostro Paese continua a pagare un costo salatissimo in termini di multe per lo sfondamento delle quote di produzione assegnate. Su questo argomento comunque il ministro si riserva di " analizzare i dossier e poi presentare le dovute proposte dopo un confronto all'interno del Consiglio dei ministri".
E in previsione delle proposte legislative della Commissione europea in relazione allo stato di salute della Pac, Zaia rimarca che "l'Europa deve riportare l'agricoltura al centro", sottolineando la necessità di "aiutare i giovani" e osservando che nel nostro Paese si registrano i prezzi più alti per i terreni agricoli.
Particolarmente importante per la delegazione italiana, che in questa sessione del consiglio ha trovato anche l'appoggio della Spagna, le discussioni che lo stesso Esecutivo sta avviando per una semplificazione degli standard commerciali sull'ortofrutta, e che hanno già ricevuto il parere negativo di alcune organizzazioni agricole italiane. "Togliere quelle norme, ha sottolineato il ministro, pone un problema di tutela e di sicurezza alimentare ma anche di rispetto del lavoro che molti hanno svolto seguendo i disciplinari di produzione". Zaia porta l'esempio del radicchio di Treviso che "ha una radice di sette centimetri, se lo si produce al di sotto di quella dimensione significa che non viene rispettato il disciplinare e quindi non si seguono tutte le prassi dovute".
Il ministro ha spiegato che, in relazione a questo confronto e con l'appoggio della Spagna " abbiamo ottenuto un primo risultato, ossia l'impegno da parte della commissaria Mariann Fischer Boel di aumentare la lista dei prodotti per cui sono fissati degli standard di produzione rispetto ai dieci proposti integrandoli con nuovi prodotti ortofrutticoli". E a proposito della dizione 'fuori norma' Zaia ha precisato che tale dizione su un prodotto "non è accettata". In pratica ha aggiunto " questo significa difesa della tipicità della produzione in quanto la scritta 'fuori norma' poteva essere una scappatoia per aprire le porte all'invasione da parte di altre realtà".
Infine una battuta sulla questione degli Ogm. "Sicuramente una linea di prudenza ci vuole" ha affermato. "Dobbiamo innanzi tutto garantire ai cittadini la sicurezza alimentare. E' questo che chiede la gente e lo so perché continuo a girare in mezzo alla gente". Zaia ritiene importante "definire le sperimentazioni perché l'Italia non ha piani di coesistenza". Anche se il dossier va approfondito. "Mi sono insediato da una settimana" ha ribattuto, aggiungendo ancora una volta che "il mio primo pensiero è quello di garantire la salute dei cittadini".
Maria Rosito - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Pac, valutazione stato di salute
Ammodernare, semplificare e snellire ulteriormente la Politica agricola comune, offrendo agli agricoltori gli strumenti adatti per gestire le nuove sfide cui devono far fronte, i cambiamenti climatici in primis. A questi obiettivi rispondono le proposte, presentate il 20 maggio a Bruxelles dalla Commissione europea, illustrate da Mariann Fischer Boel ( nella foto), commissaria per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale. Un complesso quadro di interventi voluto dall'Esecutivo comunitario per modernizzare l'agricoltura europea e adeguarla ai mutati scenari internazionali. La "valutazione sullo stato di salute della Pac", ha spiegato ancora Fischer Boel "non è altro che un modo per affrancare gli agricoltori affinché possano soddisfare la domanda in aumento e rispondere rapidamente alle sollecitazioni del mercato", spezzando ancor più il legame tra pagamenti diretti e produzione, consentendo agli agricoltori di rispondere ai segnali del mercato con la massima libertà.
Le proposte prevedono, tra tutta una serie di misure, l'abolizione della messa a riposo dei seminativi, il graduale aumento delle quote latte fino alla loro scomparsa nel 2015 e un'attenuazione dell'intervento sui mercati.
Grazie a questi cambiamenti, gli agricoltori, sottolinea la nota della Commissione, ormai liberi da inutili restrizioni, potranno massimizzare il loro potenziale di produzione. La Commissione propone anche di aumentare la modulazione, ossia il meccanismo per il quale vengono decurtati i pagamenti diretti agli agricoltori e il denaro così risparmiato è versato al Fondo per lo sviluppo rurale. Questo trasferimento di fondi consentirà di affrontare meglio le nuove sfide e opportunità con cui deve fare i conti l'agricoltura europea, dai cambiamenti climatici a una migliore gestione delle risorse idriche e alla protezione della biodiversità.
Abolizione della messa a riposo: la Commissione propone di abolire l'obbligo per gli agricoltori di lasciare incolto il 10% dei seminativi. In questo modo essi potranno massimizzare il loro potenziale di produzione.
Estinzione graduale delle quote latte: le quote latte sono destinate ad estinguersi nel 2015. Per favorire una "uscita morbida", la Commissione propone cinque maggiorazioni annuali delle quote nella misura dell'1% tra il 2009/10 e il 2013/14.
Disaccoppiamento degli aiuti : la riforma della PAC aveva "disaccoppiato" gli aiuti diretti corrisposti agli agricoltori, cioè i pagamenti non erano più vincolati alla produzione di un particolare prodotto. Nondimeno, alcuni Stati membri avevano scelto di mantenere una parte dei pagamenti "accoppiati" (cioè vincolati alla produzione). Ora la Commissione propone di abolire i rimanenti aiuti accoppiati e di integrarli nel regime di pagamento unico (RPU), ad eccezione dei premi per le vacche nutrici, le pecore e le capre, per i quali gli Stati membri possono mantenere gli attuali livelli di aiuto accoppiato.
Abbandono del modello storico: in alcuni Stati membri gli agricoltori percepiscono aiuti calcolati in funzione dell'importo ricevuto durante un periodo di riferimento, mentre in altri i pagamenti sono calcolati su base regionale e per ettaro. Con l'andare del tempo, il modello storico diventa sempre più difficile da giustificare, per cui la Commissione propone di autorizzare gli Stati membri a forfettizzare i regimi di aiuti.
Proroga dell'RPUS: dieci dei dodici nuovi Stati membri dell'UE applicano il regime semplificato di pagamento unico per superficie (RPUS). Quest'ultimo dovrebbe cessare nel 2010, ma la Commissione propone di prorogarlo fino al 2013.
Condizionalità: l'erogazione di aiuti agli agricoltori è condizionata al rispetto di determinati vincoli ambientali, di benessere animale e di qualità alimentare. Gli agricoltori che non rispettano tali norme si vedono tagliare gli aiuti. Questo sistema, noto come "condizionalità", sarà semplificato, ritirandone gli obblighi che non sono pertinenti o che ricadono sotto la normale responsabilità dell'agricoltore. Saranno aggiunti nuovi requisiti per salvaguardare i benefici ambientali del regime della messa a riposo e per migliorare la gestione idrica.
Sostegno ai settori con problemi specifici: attualmente gli Stati membri possono trattenere, per settore, il 10% dei massimali di bilancio nazionali applicabili ai pagamenti diretti, da destinare a misure ambientali o al miglioramento della qualità e della commercializzazione dei prodotti del settore in questione. La Commissione intende rendere questo strumento più flessibile: il denaro non dovrà più essere speso necessariamente nello stesso settore, ma potrà servire ad aiutare i produttori di latte, carni bovine o carni ovine e caprine in regioni svantaggiate, oppure a sovvenzionare misure di gestione dei rischi quali polizze di assicurazione contro le calamità naturali e fondi comuni di investimento per le epizoozie; il regime diventerebbe accessibile anche ai paesi che applicano l'RPUS.
Storno di fondi dagli aiuti diretti allo sviluppo rurale: attualmente, tutti gli agricoltori che ricevono più di 5 000 euro l'anno di aiuti diretti si vedono detrarre il 5%, quota che viene devoluta al bilancio dello sviluppo rurale. La Commissione propone di aumentare questa percentuale al 13% entro il 2012. Le grandi aziende agricole subirebbero ulteriori tagli (un 3% in più per i beneficiari di aiuti eccedenti un totale annuo di 100 000 euro, 6% per oltre 200 000 euro e 9% per oltre 300 000 euro). I fondi così ottenuti potranno essere utilizzati dagli Stati membri a sostegno di programmi in materia di cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione delle risorse idriche e biodiversità.
Meccanismi d'intervento: le misure di contenimento dell'offerta non debbono frenare la capacità degli agricoltori di rispondere ai segnali del mercato. La Commissione propone di abolire l'intervento per il frumento duro, il riso e le carni suine, di azzerarlo per i cereali da foraggio e di assoggettarlo ad una procedura di gara per il frumento panificabile, il burro e il latte scremato in polvere.
Limiti ai pagamenti : gli Stati membri dovrebbero applicare una soglia minima di pagamento di 250 euro per azienda o una superficie minima di 1 ettaro, o entrambe.
Altre misure: una serie di regimi di sostegno minori saranno disaccoppiati e trasferiti all'RPU, con effetto immediato per canapa, foraggi essiccati, colture proteiche e frutta a guscio, e al termine di un periodo transitorio per riso, patate da fecola e fibre lunghe di lino. La Commissione propone altresì l'abolizione del premio alle colture energetiche.
www.politicheagricole.gov.it
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L’Enologo compie 115 anni
La rivista "L'Enologo", organo ufficiale di stampa dell'Associazione enologi enotecnici italiani - Organizzazione nazionale di categoria dei tecnici vitivinicoli - Assoenologi, il 18 maggio 2008 compirà 115 anni. Non ci risulta che esistano al mondo altre pubblicazioni che possano vantare una data di fondazione antecedente, come non conosciamo alcuna associazione di categoria del settore vitivinicolo che abbia radici così profonde. Essa è stata infatti fondata nel 1891. Due lusinghieri traguardi, segni evidenti dell’importanza e del ruolo che l’Associazione enologi enotecnici ha saputo conquistarsi e mantenere nel tempo come espressione più vera degli enotecnici, oggi enologi, italiani.
La rivista “L’Enotecnico” fu fondata da Arturo Marescalchi e da Antonio Carpenè nel 1893, due anni dopo il varo della “Società degli enotecnici italiani” progenitrice dell’attuale Assoenologi. Si era nell’ultimo decennio dell’Ottocento, gli anni in cui il grande secolo si avviava verso una inquieta fine, tra scandali, tensioni sociali e velleitarie imprese politico-militari e immani tragedie nel vigneto.
Ma già in quei tempi c’era gente che indirizzava la propria intelligenza ed estrinsecava la propria vocazione in favore dell’associazionismo di settore, rompendo la situazione di immobilismo che fino ad allora aveva coinvolto il settore vitivinicolo, come del resto quasi tutti i comparti agricoli, in una staticità opaca ed in un clima di diffuso misoneismo.
Fu in questo contesto che Arturo Marescalchi e Antonio Carpenè fondarono e pubblicarono il primo numero de “L’Enotecnico” che vide appunto la luce il 18 maggio 1893. Era una pubblicazione quindicinale, di sole sedici pagine. Il costo annuo dell’abbonamento ammontava a 5 lire. Il programma del periodico, enunciato nel primo numero, non era diverso da quello che attualmente si propone l'attuale testata, visto che tra i suoi fini aveva: costituirsi quale organo di stampa degli Enotecnici italiani per propugnarne gli interessi; pubblicare, almeno in succinto, gli studi ed i lavori scientifici attinenti all’enologia; venire in aiuto alla soluzione dei problemi interessanti le pratiche viticole, quelle di cantina e del commercio vinicolo interno e di esportazione.
Il patrimonio netto del giornale in quel momento era di 1.062,26 lire. Ma il 15 dicembre 1896 Marescalchi, non rinuncia ad un incarico più prestigioso ed accetta di assumere le funzione di redattore capo di due giornali “Il Coltivatore” e “Il Giornale vinicolo italiano” lasciando quindi “L’Enotecnico”, la cui redazione venne assunta dall’allora segretario dell’Associazione Carlo Marani.
“L’Enotecnico” continuerà le pubblicazioni sino a tutto il 1896. Risorgerà nel 1950 in occasione del 5° Congresso dell’Associazione enotecnici italiani, celebrato a Milano il 21 ed il 22 aprile. La redazione era a Milano, in via Silvio Pellico 7, cioè presso la sede di allora dell’Associazione. La riqualificazione non fu facile. A quell’epoca il notiziario era composto di 6 pagine, formato 26x35. I fondi monetari per dare autonomia e veste grafica alla rivista non c’erano. L’Associazione non era quella di oggi e così, nel 1960, “L’Enotecnico” esce come notiziario incorporato nella rivista dell’Unione ex Allievi della Scuola di Conegliano, ma cinque anni dopo riprende vita autonoma ed inizia la pubblicazione come “nuova serie”, anno 1, numero 1. Siamo nel 1965.
In quel tempo la redazione era a Treviso, sotto la direzione dell'enotecnico Sergio Tazzer che, con grande impegno e professionalità, iniziò a migliorare la testata. Sforzo ripreso e accresciuto nel tempo da Giuseppe Martelli – socio ASA - che, riportando nel 1982 la redazione a Milano, avviò una progressiva evoluzione della rivista, facendola crescere per gradi sia nella grafica che nei contenuti, senza mai lasciarsi prendere la mano, ma armonizzandola con le esigenze operative e di bilancio e facendola diventare non solo un biglietto da visita per la categoria, ma anche uno strumento di informazione e di aggiornamento, senza privarla di quel ruolo di contatto essenziale per l’Assoenologi. Attualmente la pubblicazione ha mediamente 124 pagine, a fronte di una tiratura di 7.150 (certificate dall'Anes di Confindustria).
In occasione del congresso nazionale del 2000, celebrato a bordo della “Costa Classica”, la rivista ha cambiato nome passando da “L’Enotecnico” a “L’Enologo”, non per cancellare il passato ma per farlo evolvere in una logica sequenza. Professionalmente l’enologo infatti altro non è che la logica evoluzione dell’enotecnico e per rimarcare questo concetto la dizione “L’Enotecnico” non è scomparsa dalla copertina, ma continua a fare da specchio a quella nuova, proprio per testimoniare e caratterizzare “l’evoluzione della tradizione”.
www.assoenologi.it

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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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