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Newsletter 54 / 14.4.2008


La cultura del bere per il rispetto della vita
Le 10 “esse” che indicano le attese dal cibo da parte del consumatore
Igp solo per la Carota dell'Altopiano del Fucino
Salame Cacciatore Dop, in crescita le piccole aziende
Brasile: immigrati e voglia di made in Italy trainano il vino italiano
Vino e birra, accise differenziate in Svezia


La cultura del bere per il rispetto della vita
“La cultura del bere per il rispetto della vita” e’stato il titolo del convegno organizzato dalla FISAR – Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori che si e’ svolto a Verona sabato 5 aprile ore 15 presso la Sala Respighi in occasione del Vinitaly 2008 con il patrocinio del Ministero della Salute, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, di Assoenologi, dell’Enoteca Italiana, del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e dell’Associazione Stampa Agarolaimentare Italiana.
L’attualita’ del tema trattato e l’autorevolezza dei relatori ha fatto registrare una notevole affluenza di giornalisti, sommelier e pubblico e ha dato vita ad un interessante dibattito.
“La cultura del bere per il rispetto della vita” dovrebbe proprio essere il claim degli anni a venire per tutti noi che siamo in un modo o nell’altro degli educatori.
Il presidente nazionale Fisar, Vittorio Cardaci Ama, ha ricordato come ogni giorno e soprattutto il lunedi i giornali riportano le cifre degli incidenti stradali dovuti all’abuso di bevande alcooliche.
Lo sballo del sabato sera, un fenomeno che arriva dal Nord Europa, e’ uno stile di vita estremo che deve essere fermato con una attenta comunicazione senza demonizzare una bevanda naturale come il vino. Proprio a questo proposito la Fisar ha fatto condurre una ricerca sul tasso alcolemico di fine lezione tra le persone che partecipano ai corsi per diventare sommelier.
L’indagine, condotta dal dott. Sergio Pintaudi, direttore del Dipartimento di Emergenza Ospedale Garibaldi di Catania, ha fornito un quadro interessante sulle modalita’ di eliminazione dell’alcool. Con la regolamentazione attuale che prevede che il tasso alcoolemico nel sangue non debba superare 0,5 g rammi per litro, come previsto anche nel resto d'Europa, i corsisti che si sono sottoposti alla misurazione eseguita con l’utilizzo di un etilometro fornito dalla Polizia stradale erano tutti fuori norma. Inoltre c’e’ da registrare una grande variabilita’ nella metabolizzazione dell’acool: la donna raggiunge prima il tasso alcoolemico consentito e lo smaltisce più lentamente ; altre variabili sono il peso e l’eta’ del soggetto.
Sulla base di questi risultati ed in attesa di ampliare la ricerca e’ stato suggerito di inserire la degustazione all’inizio della lezione e di consigliare ai corsisti di non mettersi subito alla guida.
Una ricerca condotta recentemente dall’Istat ha rilevato una maggiore diffusione del consumo di alcolici tra i ragazzi di eta’ compresa tra 11-15 anni soprattutto fuori pasto, in particolare tra le ragazze e di conseguenza un incremento degli episodi di ubriacatura proprio tra i minorenni, non ancora in grado di metabolizzare adeguatamente le sostanze alcoliche.
La dott.ssa Silvana Lilli, dell’Enoteca Italiana di Siena, ha illustrato il « Progetto Giovani » nato negli anni 90 con il coinvolgimento del Ministero dellle Politiche Agricole. L’obiettivo del progetto è quello di "insegnare" alle nuove generazioni il modo migliore per avere un rapporto sano con il vino, una bevanda di origini antichissime, presente su tutto il territorio nazionale e simbolo indiscusso del made in Italy nel mondo. La prima fase della durata di tre anni e’ ormai concluso e sta per iniziare il secondo ciclo di attivita’ in cui si vuole migliorare la formazione degli operatori a contatto con adolescenti e giovani adulti, continuare gli incontri di sensibilizzazione negli atenei italiani con l’intervento della figura del sommelier.
Giorgio Serra, Responsabile settori Vini Buonitalia, ente partecipato dal Ministero delle Politiche Agricole ha acolto la sfida di essere presente al convegno, proprio perche’ Buonitalia promuove l’eccellenza agroalimentare italiana nel mondo ed il vino e’ la vera icona dell’Italian style.
L’attivita’ di Buonitalia e’ rivolta a mercati esteri ed a quelli emergenti come l’India, il Giappone ed il Brasile. E’ fondamentale quindi assumere un approccio diverso per promuovere il vino recuperando lo stile di vita italiano, individuando i fenomeni di natura sociale che sono differenti da paese a paese ed individuando una strategia piu’ adeguata.
Luca Gattavecchi, presidente del Consorzio del vino Nobile ricorda che i greci chiamavano il nostro paese Enotria (terra del vino) per attestare la spiccata vocazione alla vitivicoltura e non solo ma dagli Etruschi ai giorni nostri il vino e’ cultura e mai come a Montepulciano il connubio tra vino, cultura e territorio e’ cosi’ radicato.
Salvatore Cacciola, sociologo, responsabile di Educazione alla salute aziendale AUSL3 Catania ha tessuto un elogio della lentezza e della riflessione ed ha puntualizzato tutti gli aspetti socio-antropologici della cultura del buon bere.
Roberto Rabachino, Presidente Nazionale Associazione Stampa Agroalimentare Italiana, ha ribadito l’importanza che riveste la comunicazione di settore come veicolo di sensibilizzazione sociale ed ha puntualizzato che gli operatori del vino non devono limitarsi a consigliare il corretto abbinamento cibo e vino ma devono educare al bere consapevole e buono. Occorre sviluppare una valida alternativa alla cultura del bere, coinvolgendo le famiglie, educando i giovani ad un consumo che non sfoci nell’abuso migliorando la formazione teorica e pratica di quanti lavorano a contatto con i giovani.
Dioniso, in una commedia di Eubulo, raccomanda:
"Tre coppe di vino non di più, stabilisco per i bevitori assennati. La prima per la salute di chi beve; la seconda risveglia l'amore ed il piacere; la terza invita al sonno. Bevuta questa, chi vuol essere saggio, se ne torna a casa. La quarta coppa non è più nostra, è fuori misura; la quinta urla; sei significa ormai schiamazzi; sette occhi pesti; otto arriva lo sbirro; nove sale la bile; dieci si è perso il senno, si cade a terra privi di sensi".
E noi non vogliamo arrivare a questo.
Piera Genta – www.fisar.com
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Le 10 “esse” che indicano le attese dal cibo da parte del consumatore
Sapere, salute, storia, sociale, supernaturalità, shopping strategy, servizio, sincretismo, sensorialità e sapore.
Giampaolo Fabris, il maggiore sociologo dei consumi d'Italia ha individuato, commentandolo, una sorta di decalogo riguardante atteggiamenti e comportamenti del consumatore italiano nei confronti dei prodotti alimentari. Lo ha illustrato nei giorni scorsi a Taormina al Forum di Confagricoltura spiegando che «gli atteggiamenti dei consumatori si dividono in due anime: chi ricerca il prezzo più basso e chi invece ricerca la miglior qualità. Questo consumatore sta cambiando e sempre più spesso resta deluso dei prodotti che acquista poiché non rispondono più alle aspettative o alle promesse pubblicitarie».
Il comparto dell'agroalimentare è tra i pochi in grado di riflettere con estrema immediatezza e trasparenza la straordinaria sintonia con alcuni dei più significativi valori del nostro presente. Il cibo, oggi più che mai, ha un ruolo assolutamente centrale - e destinato, in prospettiva, ad aumentare ulteriormente - nelle scelte di consumo. Una sorta di crocevia privilegiato in cui confluiscono trend sociali ed orientamenti di consumo di grande rilievo. «L’ evidenza più palese - ha sostenuto Fabris – è che il cibo riesce a catalizzare una serie di dimensioni esistenziali e sociali di crescente attualità. La ricerca del piacere, l'aspetto fisico e la bellezza, l'energia e la salute, la fusione con la natura, la convivialità e il tempo libero trovano, nel cibo, un locus elettivo di espressione».
Il monitoraggio sistematico delle tendenze alimentari ha rilevato una serie di aree che definiscono la modernità denominate codificate con le succitate ‘10 Esse’, che rappresentano in sostanza la summa di qualità attese nel cibo e, se tradotte operativamente, un'importante griglia per valutare successo e ciclo di vita dei prodotti alimentari. La mappa alimentare del 2007 – secondo Fabris - si sviluppa in un sistema tra modernità, tradizione, dell'indulgenza e salutismo. Noi tutti ricordiamo come negli anni Ottanta i consumi alimentari andavano decisamente verso la modernità mentre il trend degli anni Novanta li riportò verso l'indulgenza e della tradizione. Con il Terzo Millennio assistiamo invece all'allarme alimentare e la tendenza vira verso il "buono e sano da mangiare". Insomma, molto terrignamente il dettame esplicito è mangiare bene, valutato come uno dei piaceri più importanti della vita. Considerarsi un gourmet è uno status symbol e cambiano i paradigmi di riferimento sui cibi. La dieta mediterranea ritorna al centro degli interessi. perché il sapore è al primo posto, confermandosi come una delle principali aree di gratificazione, di piacere del nostro quotidiano.
La quantità, i piatti ricchi ed i gusti accentuati sono out; anzi, un corretto calcolo calorico è considerato essenziale per il contenimento del peso, ed il cibo è il fondamentale contrappasso per una buona salute. La conseguenza è pollice verso a cibi considerati incongrui con questa tendenza. La comunicazione pubblicitaria si sta adeguando smorzando l’enfasi sulla naturalità a favore di alimenti freschi non trattati industrialmente, che seguono sani metodi di coltivazione. Viene riscoperto il legame con il territorio, da fenomeno di nicchia è diventato fondamentale anche per le commodities. In questi ultimi anni (anche grazie alla stampa, sia di settore sia generalista, più seria e non condizionata dagli inserzionisti) si è avuto una mole maggiore di conoscenze circa le proprietà degli alimenti sviluppando una migliore coscienza nutrizionale, e ciò malgrado informazioni criptiche, confuse o svianti (esempio: il sistema delle etichette) o dalla drammatizzazione mediatica di alcuni prodotti.
Considerata l’indiscussa professionalità e probità del professor Fabris, gli organizzatori del Forum di Confagricoltura, e perché no, gli italiani tutti, la chiosa verte su un moto di orgogliosità: l’ ‘Italian food’ torna al centro non solo dei bisogni, ma anche dei desideri degli italiani che ne riconoscono il ruolo centrale.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Igp solo per la Carota dell'Altopiano del Fucino
La Carota dell'Altopiano del Fucino Igp, riconosciuta con Regolamento Ce n. 148 del 15 febbraio 2007, è l'unica varietà di carota a fregiarsi del marchio europeo di qualità Igp.
La zona di produzione della Carota dell'Altopiano del Fucino è l'intero comprensorio dell'Altopiano del Fucino, in provincia dell'Aquila. La coltivazione delle carote in pieno campo in queste zone è iniziata nel 1950.
I notevoli redditi assicurati dalla coltura hanno destato l'interesse degli agricoltori, che hanno così inserito la carota nella rotazione colturale classica della zona, determinando così un allungamento della rotazione colturale, cosa che ha ridotto notevolmente fenomeni negativi come le proliferazioni di patologie o il fenomeno della stanchezza del terreno, che tanti problemi arrecavano alle colture del Fucino. Il successo raggiunto da tale coltura è individuabile anche nel grado di preferenza e nella notorietà che questa produzione riscontra nei mercati nazionali ed esteri.
I dati di produzione della carota dell'Altopiano del Fucino Igp sono pari a circa 1,5 milioni di quintali annui, quantitativo che rappresenta mediamente il 30% della produzione nazionale, il 5% della produzione europea e l'1% di quella mondiale.
La Carota dell'Altopiano del Fucino Igp, all'atto della commercializzazione, deve avere la forma della radice prevalentemente cilindrica con punta arrotondata, priva di peli radicali e assenza di cicatrici profonde nei punti di emissione del capillizio, epidermide liscia e colore arancio intenso su tutta la radice.
La grandissima disponibilità di prodotto ha favorito anche la realizzazione di impianti di trasformazione della carota sia in cubetti che in succhi. Tutto ciò ha contribuito a creare un sistema che associa alle ottime caratteristiche pedoclimatiche dell'area, il notevole grado di specializzazione degli operatori di settore e il notevole patrimonio di strutture di lavorazione.
La semina è esclusivamente meccanica per garantire uniformità di distribuzione e densità colturale ottimale dei semi. Le irrigazioni vanno effettuate con modesti ma frequenti volumi di adacquamento. La raccolta è praticata valutando gli stadi di maturazione più idonei in funzione della destinazione del prodotto e della tipologia di confezionamento, pertanto durante il periodo estivo (luglio, agosto) la raccolta si effettua nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio così da evitare l'esposizione al sole del prodotto. Appena raccolte, le carote devono essere trasportate, entro quattro ore, nei centri di condizionamento, dove, prima del lavaggio e confezionamento, subiscono un raffreddamento utile a garantire loro il mantenimento delle caratteristiche di croccantezza, colore dell'epidermide e sapore.
La Carota Novella di Ispica Igp è una varietà ancora in fase di certificazione ed è concentrata nelle province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta.
La Carota Novella di Ispica è il prodotto della coltivazione della specie Daucus carota L. Subspecie Sativus Arcangeli: le varietà utilizzate derivano dal gruppo di varietà Carota rossa semilunga nantese. All'atto della sua immissione al consumo, presenta specifici parametri qualitativi tra cui: una forma cilindrica-conica, aspetto lucido dell'epidermide, calibro minimo: diametro 15 mm - peso 50 g, calibro massimo: diametro 40 mm - peso 150 g, polpa tenera consistente e croccante, cuore poco fibroso, colore arancione intenso e uniforme.
La semina è eseguita in autunno e effettuata con l'ausilio di seminatrici pneumatiche di precisione. La raccolta, effettuata giornalmente, è eseguita a partire dal 20 febbraio e fino al 15 di giugno. La lavorazione del prodotto fresco raccolto è eseguita giornalmente con le linee di lavorazioni presenti nelle aziende. Le fasi principali che caratterizzano il processo di lavorazione delle carote sono le seguenti: lavaggio, selezione scarti, calibratura, confezionamento. La Carota Novella di Ispica è confezionata in imballaggi sigillati, in maniera tale che l'apertura della confezione comporti la rottura del sigillo.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Salame Cacciatore Dop, in crescita le piccole aziende
In questo periodo stiamo assistendo ad una forte aumento dei volumi produttivi per le piccole e medie imprese produttrici di Salamini italiani alla Cacciatora Dop (Denominazione di origine protetta) iscritte al Consorzio. Anche se nel 2007 i volumi complessivi di Cacciatore siano rimasti sostanzialmente invariati rispetto all'anno precedente, circa 3.500.000 Kg, per un valore al consumo di quasi 35 milioni di euro, è stato registrato un notevole incremento della produzione per le aziende di dimensioni più piccole che hanno scelto di investire maggiormente nella produzione di Cacciatore Dop.
Inoltre, dall'inizio del 2008, sono già tre le nuove realtà produttive che hanno richiesto l'autorizzazione a produrre Cacciatore Dop e che entreranno a far parte del Consorzio di tutela. La quota dei Consorziati sale così a 36 che rappresentano il 90% del totale prodotto in commercio.
Secondo Sandro Gozzi, presidente del consorzio Cacciatore, "questi dati testimoniano come il Consorzio sia una realtà che unisce tutti i produttori, dai grandi ai medio-piccoli. Attraverso le attività promozionali e di valorizzazione della Dop che ogni anno il Consorzio conduce, le aziende hanno la possibilità di farsi conoscere dal mercato e dalla distribuzione."
Nello scorso biennio il consorzio Cacciatore ha investito importanti risorse nella attività di informazione sulla Dop, ponendo l'attenzione sul valore e la riconoscibilità del marchio consortile. Nel 2007 le telepromozioni condotte su Rai e Mediaset hanno infatti insegnato al consumatore a riconoscere il marchio del consorzio e ad apprezzare le garanzie di qualità offerte dalla Denominazione.
Sono inoltre proseguite le registrazioni all'estero dei marchi grafici e denominativi per tutelare sempre di più la Dop anche in quei Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti e la Russia, in cui vi è ancora molta contraffazione.
Interessanti attività promozionali sono in programma per quest'anno e vedranno il Cacciatore protagonista di numerosi eventi della cultura enogastronomica italiana, come è avvenuto al Vinitaly, durante il quale i Salamini italiani alla cacciatora sono stati offerti in degustazione in abbinamento ad alcuni vini esclusivamente selezionati dall'Enoteca italiana di Siena.
Arianna Latini - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Brasile: immigrati e voglia di made in Italy trainano il vino italiano
Caipirinha e birra possono vivere di rendita ancora per un po’, ma il vino in Brasile avanza con aumenti a doppie cifre. Il focus Vinitaly dedicato oggi al grande Paese latino scopre infatti un mercato dalle enormi potenzialità: +55% delle importazioni di vino e spumante nell’ultimo triennio, che rappresentano, tra i vini fini, i tre quarti delle vendite brasiliane con l’Italia (+29,4% solo nell’ultimo anno) al terzo posto tra i Paesi importatori, dietro Cile e Argentina. Per il prodotto italiano si tratta di 886.500 casse di vino su un totale importato di 6,06 milioni, per una quota di mercato che raggiunge quasi il 15%.
La rimonta enologica del decimo mercato al mondo passa attraverso la ‘saudade’ tutta italiana di 25 milioni di immigrati (o discendenti italiani) che la domenica sera fa schizzare i consumi di vino e pizza. A fare la parte del leone, in perfetta sintonia con la verve brasiliana, è il lambrusco che da solo rappresenta il 73%o delle importazioni italiane di vino. Un traino importante dato dai nostri immigrati in un Paese di 190 milioni di abitanti, dove sta crescendo la voglia di made in Italy tra i giovani consumatori benestanti. Proprio questo target in grande espansione è il più ambito dai produttori italiani, il cui vino ha un costo (il doppio rispetto al concorrente cileno) che si giustifica anche grazie al brand italiano.
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Quello brasiliano è per stili di vita e tradizione culturale un Paese molto più vicino a noi rispetto ad altri. E ora che anche economicamente nel Paese ci sono le condizioni per avere una domanda importante, abbiamo pensato di organizzare a San Paolo la prima tappa di Vinitaly Brazil nel 2009”.
Nel dettaglio della domanda analizzata al focus del Vinitaly, il vino in Brasile è venduto soprattutto attraverso i canali della Gdo (70%) seguita da ristoranti e alberghi (20%) e dai negozi (10%). Si compra più rosso che bianco, che si beve soprattutto al Sud in inverno e durante le feste (Natale e Pasqua). Tra le criticità, la poca conoscenza del prodotto e la difficoltà di creare un’abitudine di consumo corrente. Ma, secondo l’istituto Market Analysis, entro il 2020-2030 il consumo pro capite raddoppierà. Tra i vini italiani, dopo il lambrusco seguono a grande distanza il Valpolicella, il Montepulciano d’Abruzzo, il Chianti, il Frascati, il Corvo e il Bardolino.
www.vinitaly.it
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Vino e birra, accise differenziate in Svezia
Sono decisamente negative le valutazioni di Confagricoltur asulla odierna sentenza della Corte di Giustizia europea che si è espressa sulla vicenda delle accise differenziate tra vino e birra in Svezia.
"Ribaltando il parere dell'avvocato generale del luglio scorso, evento peraltro decisamente raro, la Corte di Giustizia Ce ha affermato l'8 aprile un principio che porta ulteriore pregiudizio al settore vitivinicolo italiano", sottolinea la Confagricoltura.
Infatti, spiega in un comunicato, la Corte ha riconosciuto che la Svezia applica un'accisa per grado alcolico superiore di circa il 20% rispetto a quella applicata alla birra, ma ha anche affermato che questa differenza non è comunque in grado di influenzare il mercato in esame e non ha l'effetto di proteggere indirettamente la birra svedese.
"E' un ulteriore esempio, commenta il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, quanta strada si debba ancora percorrere per tutelare i nostri prodotti nel mercato unico. Ci sembra che la Corte di giustizia, invece di difendere il grande principio generale della libera circolazione, si stia perdendo in dettagli 'amministrativi', degni un qualsiasi Tar italiano."
"Siamo in presenza di un atto che ha il sapore di una concorrenza sleale all'interno dell'Unione europea", puntualizza la Cia-Confederazione italiana agricoltori commentando la sentenza della Corte di giustizia Ue con la quale l'aumento della tassazione sul vino non è tale da influenzare il mercato di questo tipo di bevande e non ha l'effetto di proteggere indirettamente la birra svedese.
"Si tratta di una sentenza, afferma la Cia, assurda che va a penalizzare le nostre esportazioni di vino. Oltretutto contro questo aumento della tassazione del vino da parte della Svezia si era espressa molto chiaramente la Commissione europea la quale sottolineava che la differenza dell'accisa tra vino e birra finiva per avvantaggiare quest'ultima".
La Cia chiede, quindi, un immediato intervento da parte del nostro governo al fine di evitare che questo atteggiamento di protezionismo divenga un pericoloso precedente e possa estendersi ad altri paesi europei.
"Così si rischia un nuovo protezionismo tra i Paesi dell’Unione Europea a scapito del vino", afferma la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte di Giustizia Ue che si riferisce al ricorso presentato dalla Commissione europea. Secondo tale ricorso il sistema di tassazione della Svezia sia tale da proteggere indirettamente la birra, prodotta essenzialmente nel Paese, a svantaggio del vino, principalmente importato da altri Stati membri, con una violazione del diritto comunitario.
In Svezia, spiega la Coldiretti, i diritti di accisa per un litro di birra sono dovuti in ragione di 1,47 corone svedesi) per grado alcolometrico mentre per il vino sono dovuti in base ad un importo fisso in funzione del tenore di alcol che nel caso di un titolo alcolometrico compreso tra 8,5 per cento e 15 per cento è pari a 22,08 corone svedesi. Secondo la Commissione europea l'accisa sul vino è di circa il 20 per cento superiore a quella della birra e comprometterebbe il rapporto di concorrenza esistente tra la birra forte e il vino della categoria intermedia.
Una tesi che non è stata accolta nelle sentenza della Corte di Giustizia secondo la quale la differenza di prezzo tra i due prodotti è quasi identica a monte e a valle della tassazione (dal momento che un litro di vino con il 12,5% di volume alcolico costa poco più del doppio di un litro di birra). In tale contesto, la Corte constata che la Commissione non ha dimostrato che lo scarto tra i prezzi rispettivi della birra forte e del vino in concorrenza con la medesima sia talmente esiguo che la differenza delle accise applicabili in Svezia a questi due prodotti possa influenzare il comportamento del consumatore
L'Italia, continua la Coldiretti, è particolarmente colpita dalla sentenza, poiché è uno dei principali paesi fornitori di vino in Svezia con un valore delle esportazioni che nel 2007 ha raggiunto i 71,6 milioni di euro con un aumento del 12 per cento ed una quantità di oltre 35,4 milioni di bottiglie equivalenti. Ma preoccupa anche - conclude la Coldiretti - che tale decisione possa estendersi ad altri Paesi produttori di birra con il rischio di un ulteriore ridimensionamento dei consumi europei di vino.
www.politicheagricole.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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