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Newsletter 53 / 07.4.2008


Crollo del grano
L'alimentazione al centro di Expo 2015
Alimentare italiano, export in aumento
Dal campo alla tavola aumenti anche di dieci volte
Record per l’export del vino
Acquacoltura, la matematica per ridurre l'impatto ambientale


Crollo del grano
Il prezzo del grano continua a crollare e fa segnare un calo del 6 per cento in un giorno e torna sui valori della fine dello scorso anno con quotazioni inferiori a 0,23 euro al chilo al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che il prezzo del grano è crollato al valore di 9,29 dollari per bushel (pari a 27,2 chili) perdendo quasi un terzo del valore raggiunto con il massimo storico fatto segnare il mese scorso.
L'andamento delle quotazioni delle materie prime come il grano è - sottolinea la Coldiretti - fortemente condizionato dalle speculazioni internazionali che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli delle commodities. A influenzare le quotazioni - riferisce la Coldiretti - sono le informazioni sulle prospettive dei raccolti in funzione delle semine e del maltempo in diverse parti del mondo, mentre si registra una richiesta senza precedenti di prodotti agricoli da parte di Paesi in rapido sviluppo come Cina ed India.
L’esperienza del passato purtroppo dimostra che - sottolinea la Coldiretti - il prezzo di pane al consumo aumenta rapidamente in caso di crescita del grano, ma non inverte la rotta in caso di riduzioni come quelle che stanno avvenendo. Peraltro - precisa la Coldiretti - il grano incide appena per il 10 per cento sul prezzo del pane.
Il contenimento dei prezzi dei prodotti alimentari a vantaggio dei consumatori - sostiene la Coldiretti - si affronta eliminando le distorsioni nel percorso dei prodotti dal campo alla tavola lungo il quale in media i prezzi aumentano di cinque volte che diventano dieci dal grano al pane. Nella forbice dei prezzi dal grano al pane c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della filiera senza per questo aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari che - conclude la Coldiretti - sono calati del 6,3 per cento per il pane in un anno.
www.coldiretti.it
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L'alimentazione al centro di Expo 2015
E' Milano ad aggiudicarsi l'Esposizione universale del 2015, battendo, dopo una votazione nulla, Smirne, la città turca concorrente per 86 voti a 65.
La decisione finale è stata presa dal Bie (Bureau international des expositions) a Parigi durante l'Assemblea generale del 31 marzo. Il Bie, nato da una convenzione internazionale siglata a Parigi nel 1928, è l'organismo internazionale che regola la frequenza, la qualità e lo svolgimento delle esposizioni. Le esposizioni gestite dal Bie, a cui aderiscono 98 stati, sono esposizioni internazionali di natura non commerciale con durata superiore alle tre settimane, organizzate ufficialmente da una nazione e che prevedono la partecipazione delle altre nazioni, invitate tramite canali diplomatici dalla nazione ospitante. La prima Esposizione universale è generalmente considerata quella tenutasi a Londra nel 1851.
Il successo di questo evento ha spinto altre nazioni ad organizzare iniziative similari, come l'Exposition universelle di Parigi del 1889 ricordata per la creazione della Torre Eiffel.
Fin dall'inizio il Bie ha identificato due differenti categorie di esposizioni: le esposizioni universali, che si svolgono ogni 5 anni, hanno una durata di almeno 6 mesi e trattano un tema generale che interessa la gamma completa dell'esperienza umana; e le esposizioni specializzate, che si svolgono durante gli intervelli tra due esposizioni universali e durano almeno tre mesi.
Il tema proposto per la Expo 2015 è "Nutrire il pianeta, energia per la vita", e vuole includere tutto ciò che riguarda l'alimentazione, dal problema della mancanza di cibo per alcune zone del mondo, a quello dell'educazione alimentare, fino alle tematiche legate agli Ogm.
L'Expo 2015 sarà infatti uno straordinario evento universale che darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all' innovazione nel settore dell'alimentazione, raccogliendo tematiche già sviluppate dalle precedenti edizioni di questa manifestazione e riproponendole alla luce dei nuovi scenari globali al centro dei quali c'è il tema del diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta. La genuinità e la diffusione di prodotti agro-alimentari è innanzi tutto una necessità sociale, oltre a rappresentare un importante valore economico.
Centrale in questo senso è il ruolo del territorio, in quanto la qualità e la genuinità del cibo vanno di pari passo con la tradizione consolidata nelle attività di coltivazione e di allevamento dei popoli e delle comunità locali, frutto d'esperienze millenarie sulle quali oggi si innestano forti innovazioni scientifiche e tecnologiche.
L'Expo sarà situato in un'area nel settore nord-ovest di Milano e occuperà una superficie di 1,7 milioni di metri quadrati, comprendente parte del territorio delle città di Pero e Rho. Fra i complessi immobiliari collegati all'area dell'Expo, un'area della città di Arese, con un'estensione di 210 ettari, potrebbe ospitare alcuni servizi logistici e di supporto.
Il sito, molto vicino al polo di Rho-Pero, deve comunque ancora trovare soluzioni idonee per una riqualificazione definitiva.
Una delle ipotesi progettuali al vaglio della Regione Lombardia riguarda la creazione di un distretto avanzato per la tecnologia innovativa dedicata alla salvaguardia dell'ambiente e della salute umana, con particolare riguardo a soluzioni specifiche per il trasporto pubblico a bassa emissione di gas e sostanze inquinanti. Gli investimenti saranno di oltre 20 miliardi di euro, i visitatori più di 29 milioni, mentre le imprese di Milano avranno un fatturato di almeno 44 miliardi di euro.
Milano è stata già sede dell'Esposizione internazionale nel 1906 con il tema dei trasporti. Si calcola che la spesa per organizzare l'evento, a cui parteciparono oltre 40 nazioni, sia stata di oltre 12 milioni di lire. Gli espositori furono 35.000 mila provenienti da tutte le nazioni del mondo e la superficie complessiva occupata raggiunse il milione di metri quadri. Si contarono circa 5 milioni e mezzo di visitatori, cifra record per quel periodo, che ebbero modo di partecipare ad un evento unico, una festa del lavoro e delle potenzialità dell'Italia.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Alimentare italiano, export in aumento
In attesa di Cibus 2008, di scena a Parma dal 5 all'8 maggio, l'Ufficio studi di Federalimentare elabora e diffonde dati relativi all'andamento nel corso del 2007 dell' Industria alimentare italiana, secondo settore del Paese con 6.500 imprese, 400.000 lavoratori e un fatturato di 113 miliardi di euro.
Giandomenico Auricchio, Presidente di Federalimentare, con grande entusiasmo afferma: "dopo gli ottimi risultati raggiunti nel 2006 era difficile ripetersi. Ebbene, l'alimentare italiano è riuscito addirittura a migliorarsi, totalizzando esportazioni per circa 18 miliardi di euro e mettendo così a segno un + 7,2% rispetto all'anno precedente."
Federalimentare presenta quindi lo studio che individua i primi 20 Paesi di sbocco dell'export 2007 e i comparti che hanno riscontrato maggior gradimento.
Al primo posto troviamo la Germania che ha importato prodotti per oltre 3 miliardi di euro (17,7% dell'export totale), secondi classificati gli Stati Uniti d'America con circa 2 miliardi e 200 milioni di euro (12,3% del totale), terza la Francia che nel 2007 ha speso per cibi e bevande made in Italy 2 miliardi e 115 milioni di euro (11,9% del totale). Seguono il Regno Unito (1,787 miliardi di euro), e, distanziate di qualche lunghezza, Svizzera (circa 750 milioni di euro) e Spagna (circa 700 milioni di euro).
Emerge quindi chiaramente che i mercati tradizionali costituiscono ancora il maggiore sbocco delle esportazioni alimentari. L'Unione europea a 27 Stati rappresenta infatti il 65% circa delle esportazioni che sommato al 12,3 degli Usa dimostra come il resto del mondo importi appena il 22% del made in Italy alimentare.
Sorprende in particolar modo l'Asia, continente dalle enormi potenzialità, che nel 2007 ha realizzato una quota di import dei nostri prodotti alimentari inferiore al 5%. Infatti i 4 principali Paesi asiatici totalizzano insieme appena il 3,4 % (Cina 0,4%, Corea del sud 0,4%, India 0,1%, Giappone 2,5%).
Dall'Est Europa arrivano invece segnali incoraggianti, non tanto per le cifre realizzate, ancora irrisorie rispetto al totale, quanto per i risultati positivi in confronto agli anni passati. La Russia e la Polonia infatti sono entrate a far parte della top 20 grazie all'exploit del 2007.
"Come testimoniano questi dati, con la stagnazione del mercato interno, il futuro dell'Industria alimentare italiana è sempre più affidato al successo sui mercati internazionali", prosegue Auricchio, "tuttavia la forza dell'euro, l'impennata del petrolio e soprattutto gli aumenti delle materie prime rischiano di vanificare gli sforzi che abbiamo fatto negli ultimi anni, soprattutto se non saremo adeguatamente sostenuti dalle istituzioni competenti (Ice, Buonitalia, Commercio estero, Ambasciate, etc etc..) nell'attuazione di incisive campagne promozionali all'estero".
Per quanto riguarda invece la classifica dei prodotti alimentari italiani che più solleticano il palato dei consumatori stranieri troviamo al primo posto il vino che rappresenta da solo il 21,4% delle esportazioni. Al secondo posto i nostri dolci, che rappresentano nella torta dell'export una fetta del 12%, terzi si sono posizionati a pari merito la pasta e i prodotti lattiero - caseari con l'8,6% del totale. Seguono poi oli e grassi, ortaggi trasformati (7,8% dell'export totale) e le carni preparate (5,1% di incidenza sul totale)
Un trionfo insomma di quei prodotti che maggiormente caratterizzano la dieta mediterranea e la "via italiana" ad una corretta e gustosa alimentazione.
www.politicheagricole.it
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Dal campo alla tavola aumenti anche di dieci volte
E’ un dato estremamente allarmante. Bisogna correre subito ai ripari. Vanno promosse iniziative concrete per contrastare rincari ingiustificati e speculazioni: doppio prezzo, “trasparenza” e rapporti più stretti nella filiera agroalimentare; costituzione di Osservatori regionali; sostegno all’attività di segnalazione svolta dal Garante. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori davanti alla crescita del 3,3 per cento dell’inflazione a marzo secondo le rilevazioni Istat.
Un aumento favorito soprattutto dagli alimentari che -afferma la Cia- hanno fatto registrare rispetto all’analogo periodo del 2007, un più 5,5 per cento. Da qui l’esigenza di attivare gli strumenti necessari per frenare impennate che, nello scorso anno, hanno provocato un crollo nei consumi di prodotti di prima necessità come il pane (meno 6,3 per cento) e la pasta (meno 2,6 per cento).
E proprio la frenetica corsa dei prodotti alimentari pone sempre più la necessità -sottolinea la Cia- di apportare un sostanziale riequilibrio al mercato, riducendo, in particolare, la forbice, oggi molto elevata, con rincari anche di dieci volte tra i prezzi praticati sul campo e quelli al consumo. In questo contesto la proposta sul doppio prezzo rappresenta il migliore deterrente per porre un freno agli aumenti ingiustificati che danno fiato all’inflazione e provocano ripercussioni negative sulla spesa degli italiani.
Per contenere la corsa dei prezzi, soprattutto sul fronte agroalimentare, la Cia rileva anche l’esigenza di operare in maniera adeguata per superare le attuali inefficienze della filiera, rendendo più stretti e proficui i rapporti tra i vari soggetti.
www.cia.it
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Record per l’export del vino
Il vino italiano incassa un altro record, è quello relativo all'export 2007, elaborati da Assoenologi, che rilevano il raggiungimento di un valore per questo settore, "mai raggiunto prima - spiega il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli - pari a 3.412 milioni di euro, portando la quota del vino nell'agroalimentare italiano al 16,8%", con una crescita in percentuale del 7% in valore , sul 2006. Quanto ai volumi, Assoenologi registra un rallentamento netto, solo +0,2%.
La crescita in valore dell'export è attribuibile a due tipologie produttive, i vini da tavola (+131 milioni di euro sul 2006) e gli spumanti (+77 milioni di euro), che insieme sono responsabili del 90% dell'incremento registrato per l'intero settore.
L'associazione degli enologi italiani rileva anche che il prezzo medio all'export nel 2007, ha subito una variazione positiva del 6,8%, passando da 1,75 a 1,87 euro/litro: "I segnali che vengono dalle principali aree pur mantenendo il segno positivo, nascondono una tendenza alla flessione dei volumi, distribuita a macchia di leopardo".
Sul versante dei valori, si registra una maggiore dinamicità, gli incrementi sono superiori alle quantità, "indicando lo spostamento progressivo del vino italiano verso una maggiore qualità e indirettamente una, probabile, migliore remunerazione - spiega il direttore di Assoenologi - unico caso opposto si registra nel Nord America dove i volumi segnano un +6,9% più elevato dei valori +2,6%, realtà ovviamente condizionata dal mutato rapporto euro/dollaro".
Completano il quadro positivo le buone performance dell'Europa dell'Est +19,4% in volume e +47% in valore; i Paesi europei non aderenti all'Unione Europea (Svizzera, Norvegia e Islanda) +3,7% e 10,5%, l'Estremo Oriente + 5,7 % e +14,0%, l'Oceania +18,8% e +23,2%.
Dallo scenario tratteggiato da Assoenologi evidente il ruolo dei Paesi di recente adesione all'Unione Europea, "che svolgono una duplice funzione, cuscinetto per assorbire le flessioni di alcuni mercati dell'area europea - spiega Martelli - e quella di spostare sempre più a Est il confine del consumo del vino italiano, sviluppando mercati di prossimo futuro interesse".
Per questa ragione, Paesi di grandi tradizioni enologiche come la Bulgaria, la Romania e l'Ungheria registrano tassi di crescita a due cifre. La Russia, pur confermando l'espansione della domanda +43% nei valori e +18% nei volumi, mostra un leggero ridimensionamento rispetto ai dati dell'ultimo bimestre 2007. In America Latina merita particolare attenzione la crescita del Brasile +21% in valore, +19% in volume e del Messico + 20% valore + 26% in volume.
La domanda internazionale, quanto alla tipologia di vino, continua a preferire i bianchi +4% contro una flessione del -5% dei rossi (in volume); sul versante dei valori, i rossi crescono del 4,8% mentre i bianchi del 6,6%, mentre gli spumanti colgono una positiva crescita del +25,1% in valore e +10,8% in volume.
www.assoenologi.it

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Acquacoltura, la matematica per ridurre l'impatto ambientale
La matematica arriva in aiuto degli acquacoltori e dell'ambiente con la sperimentazione del progetto "nuovi modelli di flusso C,N,P e di dispersione per ridurre l'impatto ambientale di allevamenti off shore presenti lungo le coste della regione Puglia", condotto dalla Federcoopesca-Confcooperative, nell'ambito Por (Piano operativo regionale) Puglia 2000-2006.
Attraverso infatti l'impiego di un modello matematico si potrebbe prevedere eventuali pericoli per gli stock ittici, calcolare quanto del mangime utilizzato per l'alimentazione viene disperso in realtà in mare e l'impatto che questo ha sull'ecosistema marino. Attraverso simulazioni numeriche e l'impiego di un modello matematico in grado di valutare le principali trasformazioni ed i flussi di carbonio, azoto e fosforo tra mangime fornito, pesci, colonna d'acqua sull'impianto di maricoltura è stato infatti possibile valutare a priori, nel corso della sperimentazione, i cambiamenti in atto e fornire indicazioni per orientare le eventuali azioni di mitigazione degli impatti, al fine di permettere una ottimizzazione della gestione dell'allevamento e prevenire possibili situazioni di stress per i prodotti ittici e l'ecosistema marino.
La sperimentazione, portata avanti con il supporto di Università ed aziende private, è stata realizzata in un impianto di allevamento con gabbie galleggianti nel Golfo di Manfredonia. L'obiettivo principale era quello di fornire al comparto dell'acquacoltura strumenti più efficaci per l'adozione di sistemi di gestione ambientale che possano portare ad una certificazione Eco-management and audit scheme (Emas) ambientale e Iso 14000 per gli impianti d'allevamento in gabbie. Strumenti che consentirebbero di rendere efficiente e razionale tutto ciò che in azienda già viene fatto, ma senza particolari standardizzazioni. E visto che i principali fattori nella formazione dei costi di produzione delle aziende ittiche di tipo intensivo sono l'energia e i mangimi, l'ottimizzazione e la razionalizzazione dell'immissione di tali input nel processo produttivo comporteranno notevoli vantaggi competitivi per gli operatori oltre che per l'ambiente.
www.sian.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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