FATTI E PERSONE

Uno chef racconta. “Amarcord”: i bei ricordi non muoiono mai...


1- l’organino / 2- legnaia / 3- lo spaventapasseri

Le prime parole che colpiscono sono la dedica: “a tutte le persone che hanno a cuore il loro passato e credono nonostante tutto nel futuro”.
Senza il passato non c’è futuro, non a caso uno spot televisivo dice che prima di pensare ai ricordi bisogna costruirli, ma è difficile credere ancora in un futuro quando la nostra storia è seppellita sotto le croci di chi, nel corso dei secoli, ha dato la vita per la Patria, per la Libertà.
E’ difficile perchè come dice lo stesso autore quel “nonostante tutto” sottolinea la nostra cultura soffocata sotto invadenze e prepotenze ed immagino che chi si è immolato ora si rigiri nel proprio loculo, soffocando il pianto nel vedere le nostre tradizioni irrispettosamente calpestate.
E qui mi fermo perchè ho nel cuore quell’Aria che è stata anche il primo Inno per una Italia unita, libera e per questo è stata spesso usata come Inno Nazionale Italiano in molte occasioni, mentre in ogni Regione d’Italia, da Nord a Sud, sui muri comparivano le scritte “Viva Giuseppe Verdi!”.


1- covoni / 2- motocarro / 3- vecchie glorie... tecnologiche


Un libro, un volumetto di 94 pagine che a pag. 6 si presenta con parole bellissime “Per tramandare la memoria” e narra di patria e di lavoro, di dura vita contadina e racconta come si viveva negli anni ’40.
Il nostro passato, la nostra infanzia... descritta da uno chef! Già, perchè invece della “Prova del Cuoco” in versione televisiva tra fornelli e spadellamenti, Gino Risso, chef al “Caffè Roma” di Costigliole d’Asti (Asti), si cimenta in una prova del cuoco di scrittore-narratore!
Ma prima di recensire il volume, scopriamo chi è “Gino”.
Chef per vocazione e scrittore per hobby, Gigi Risso oltre ad occuparsi di cucina sa accogliere i clienti affascinandoli con la sua presenza che già stuzzica la macchina fotografica e anch’io... ci sono cascata, colpa di... un caffè! E gli ingredienti? Un invito alla prestigiosa “ICIF- Italian Culinary Institute for Foreigners”, la scuola che insegna cucina italiana per chef professionisti di tutto il mondo; una sosta in un bar dove anche lavarsi le mani... nel pulito è una impresa allucinante; cercare un altro luogo dove farlo e dove prendere un caffè: ed entrare in questo caffè-enoteca con cucina, dove già entrando incontri il sorriso della signora Anna e ti lavi le mani senza schifarti se devi aprire anche solo il rubinetto.
Prima di uscire mi complimento per il sorriso della signora Anna e per la pulizia e dall’angolo della stanza accanto fa capolino il viso sorridente dello chef che subito interviene in un dialogo simpatico che termina omaggiandomi del suo volumetto “Viale Bianco Corrado”.


1- Castello di Costigliole d’Asti / 2- lo chef Gino Risso / 3- la signora Anna

Barba e capelli a metà strada tra il simpatico Babbo... natalizio e un oste di quelli “d’antan”, che pare uscito dalla mia fantasia quando scrivendo di gastronomia immagino un cuoco... proprio tale e quale a lui! Mi è subito simpatico e la curiosità mi spinge a leggere quelle pagine.
Trovare una vecchia foto in un cassetto ha significato per me tornare indietro nel tempo, come se un’epoca si fosse fermata a cinquant’anni fa”. Così inizia il suo racconto e in ogni pagina ci sono i vecchi mestieri, la vita di un tempo, e quindi anche i nostri ricordi, i miei e... i vostri!
Una fotografia ha sempre un effetto su di noi, ci fa ricordare, piangere o sorridere, può farci sognare, ma anche turbare i pensieri facendoci ricordare amori passati, affetti, emozioni e sentimenti, ma anche la nostra infanzia, quel tenero abbraccio materno, i giochi di bimbi, la spensieratezza e mille altre cose.
Il padre “sartù, con ago e filo”, “la madre che copre il piccolo Gino di tenerezze” e tutte le persone “che hanno popolato la sua infanzia”: questi sono i ricordi di Gino, e poi c’è quel Corrado Bianco.
La vita contadina con le sue abitudini scandite dalle stagioni: la domenica a messa, poi al mercato, la sosta all’osteria per il cicchetto e quattro chiacchiere fumando il sigaro con gli amici, questo descrive Gino Risso.
Tutto inizia con la curiosità di due turisti milanesi che domandano chi era quel Corrado Bianco, così importante da dare il nome ad un viale di Costigliole!
Nel racconto ci sono Luisin e la Gundina che mi ricorda “nonna Bina” di quando piccina andavo a Castagnole Monferrato (AT) e subito correvo a salutare nonna Bina che nonna non era, ma ai miei tempi si usava chiamare “nonna” tutte le donne di una certa età, e “zia” quelle più giovani: in fondo in quei luoghi ci si conosceva tutti e si era tutti un pò parenti.


1- vecchie ricordi musicali / 2- “Cassa!”

E non mancano aneddoti sulla vigna della gnenga l’uva che matura a luglio, sul lavertin il luppolo selvatico, e la soma d’aj il pane su cui si passava l’olio e si strofinava l’aglio.
I giocattoli di legno e cartapesta o costruiti da noi bimbi con scatole di cartone e latte su cui battevamo con pezzi di legno. Stessi giochi che anch’io ho conosciuto e con cui ho giocato.
E c’erano Ghitin e Giuvanin anche a Castagnole, come a Costigliole perchè tutto il mondo è paese! E c’era la merenda con pane e zucchero o pane e burro con sopra il sale. Zia Marieta che regalava le mistà (immagine sacra, santino)e Barba Bertu che raccontava storielle.
Nei miei ricordi non c’erano Luisin e mio padre a prendermi a calci nel sedere scoprendomi a fumare i rami di vite, come nei acconti di Gino, nè Ghistin che si accendeva il sigaro e batteva il ferro rovente nella sua bottega di carradore dove faceva il ghersun (garzone), ma c’era la cenere nel caminetto e le patate che nonna Lenota faceva cuocere su quella brace! Che buone con un pò di sale sopra!


1- feste contadine / 2- trattore

Anche nei miei ricordi c’era la raccolta del grano, le fascine, la mietitrebbia, il trattore a testa calda, l’aia su cui si batteva il grano e l’immancabile spiga che tenevamo tra le labbra mentre
seduti sulle panchine di legno guardavamo quell’enorme trebbiatrice che sollevava la paglia
tra l’assordante rumore del motore.
Come nelle pagine del libro di Risso, anch’io restavo ad ascoltare i grilli cantare e per lungo tempo a guardare la vita dei piccoli abitanti dell’erba dei prati, o un ragno tessere la tela, una formica trasportare le briciole che le davo... cercando di aiutarla spostando ogni cosa potesse fermare il suo cammino. A volte accarezzavo i petali dei fiori ma non li strappavo perchè per me anche un fiore era vivo, altre volte porgevo la mano alle farfalle perchè vi si posassero sopra o accostavo il dito perchè la coccinella ci camminasse sopra, ma nella notte restavo in silenzio a guardare la Luna e le Stelle fantasticando su mille Pensieri. Spesso inseguivo le lucciole per lasciarle posare sul palmo della mano osservandole senza fare loro del male.
Com’era bello la mattina presto svegliarsi e restare in silenzio ad ascoltare il cinguettare degli uccellini mentre il Sole piano piano sorgeva lasciando che i raggi entrassero nella stanza, sin sul mio lettino e io sorridevo dicendo “Buongiorno Sole!”.


1 trattore testa calda / 2 vecchio trattore

Gino pensava a cosa avrebbe fatto da grande, come sarebbero stati gli anni 2000 e cosa c’era sulla Luna, io invece vivevo il futuro con i giornalini di Nembo Kid, Flash Gordon, Mandrake e pensavo che da grande avrei disegnato fumetti di fantascienza, fatto l’archeologa, le magie come Mandrake e il giustiziere come Zagor e Tex: da grande... ho disegnato quadri di fantascienza, scrivo di magia, archeologia, misteri e non so far tacere la penna sulle ingiustizie...
Le pagine scivolano come i miei ricordi ed ecco giungere da Torino i due giovani studentelli di passaggio, e con loro il racconto di vita contadina finisce per iniziare quello dei ricordi di guerra e della tragica fine di Bianco Corrado legato alle vicende storiche della II Guerra, negli anni ’40, ma ripensando alla inutile morte di tanti giovani e alla nostra attualità finita in una mortale bolla di sapone dall’aspetto strano e sconosciuto, non posso continuare senza porre domande le cui risposte sarebbero assurde, in contraddizione, illogiche e quindi vi lascio con il titolo “Viale Bianco Corrado” racconto di Gino e Luisin, di Gino Risso e ringraziando l’autore per avermi riportato indietro nel tempo dei ricordi di gioventù...

di Alexander Màscàl - foto Matteo Saraggi - ASA


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