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Sprechi alimentari: la Camera dei Lord invita a bloccare le offerte nei supermercati UK

Stop agli sprechi alimentari nella grande distribuzione. La Camera dei Lord britannica ha richiesto con urgenza di bloccare le offerte nei supermercati per ridurre gli sprechi e il quantitativo di rifiuti prodotti. In Europa ogni anno gli sprechi alimentari equivalgono a circa 90 mila tonnellate di cibo.
La proposta arriva in concomitanza con la pubblicazione del rapporto europeo sulla prevenzione degli sprechi alimentari Counting the Cost of Food Waste: EU Food Waste Prevention. Gli sprechi rappresentano una vera e propria perdita di risorse economiche ed ambientali.
Nel solo Regno Unito ogni anno vengono sprecate 15 milioni di tonnellate di alimenti, che equivalgono ad una perdita economica di circa 5 miliardi. L’impronta di carbonio degli sprechi alimentari mondiali equivale al doppio delle emissioni di gas serra prodotte dal settore dei trasporti negli Stati Uniti.
Gli sforzi per ridurre gli sprechi sono frammentari in tutta Europa. Dunque la Camera dei Lord chiede alla Commissione Europea di stabilire un piano quinquennale al riguardo, entro 6 mesi a partire dal prossimo novembre. Il rapporto si rivolge direttamente ai supermercati e ai maggiori punti vendita della grande distribuzione nel Regno Unito. La richiesta è di intervenire in modo tempestivo per limitare gli sprechi, sia da parte degli agricoltori che per i consumatori.
In particolare, i supermercati dovrebbero dire stop alle offerte dei prodotti alimentari che possono comportare maggiori sprechi a livello domestico. Il riferimento è soprattutto al “paghi 1 prendi 2”. Inoltre, i punti vendita dovrebbero evitare di cancellare gli ordini di frutta e verdura già pervenuti agli agricoltori e ai fornitori. Ne consegue, infatti, la perdita di alimenti ancora perfettamente commestibili, per milioni di tonnellate ogni anno.
Il piano d’azione diretto ai supermercati dovrebbe prendere le mosse direttamente dal Governo, che potrebbe intervenire per incoraggiare i fornitori a ridistribuire i cibi invenduti, quando sono ancora commestibili, per indirizzarli al consumo umano, agli enti benefici e agli allevamenti (soltanto nel caso in cui evidenze scientifiche provino che ciò sia possibile). Come ultima risorsa utile viene indicato l’avvio al compostaggio.
Le proposte riguardano inoltre facilitazioni fiscali e riduzione delle tasse per gli esercizi commerciali che si applicheranno in concreto per contenere gli sprechi, a partire dallo stop alle offerte. Sarà davvero una soluzione praticabile?
In tempi di crisi i consumatori puntano proprio sulla possibilità di trovare tra gli scaffali prodotti a basso costo o di ottenere quantità maggiori di un determinato alimento pur pagando il prezzo abituale. Sarebbe dunque opportuno puntare soprattutto sull’impegno dei commercianti per ridurre gli sprechi alimentari alla fonte, grazie ad una migliore gestione delle forniture di derrate alimentari.
(Marta Albè - www.greenbiz.it)

 


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