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Pesca: Alleanza Coop; giro di vite su spada e ferrettare per Action Plan

Giro di vite per chi pesca il pesce spada e chi utilizzo l’attrezzo “ferrettara”. Lo rende noto il coordinamento pesca dell’Alleanza delle Cooperative Italiane nel commentare i due decreti ministeriali, in corso di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, scaturiti nell’ambito dall’Action Plan, il piano di azione per ovviare alle carenze del sistema italiano di controllo della pesca adottato dalla Commissione europea nel dicembre 2013. Per quanto riguarda il provvedimento sulle “ferrettare”, si tratta di ulteriori misure tecniche, adottate dall’Amministrazione nazionale, relative alla compatibilità tra la “piccola rete derivante” ad altri attrezzi da pesca. Sulla pesca del pesce spada, invece, il decreto mira alla progressiva riduzione del numero di imbarcazioni autorizzate alla pesca del pesce spada nel Mediterraneo con l’attrezzo “palangaro derivate”, all’intensificazioni dei controlli nelle fasi di cattura e di sbarco del prodotto, all’attuazione delle disposizioni internazionali in materia di taglia minima di cattura del pesce spada e per quanto concerne le caratteristiche tecniche dell’attrezzo che viene impiegato.
“Ancora una volta ci troviamo ad esprimere tutto il nostro dissenso per provvedimenti che colpiscono indiscriminatamente le imprese e gli operatori italiani. E’ l’ennesima tegola che cade su un settore allo stremo” commenta l’Alleanza nel ricordare il ricorso presentato nel maggio scorso, attraverso lo studio Cannizzaro di Roma, presso il Tribunale di primo grado dell'Unione europea per chiedere l’annullamento del Piano di Azione. Sei le ragioni che hanno spinto a presentare la richiesta di annullamento; tra queste c’è l’assenza di motivazioni sufficienti per adottare la decisione e il fatto che questa si applichi ai soli pescatori italiani, di fatto discriminandoli, in virtù di una presunta mancanza di efficienza nei controlli dello Stato italiano.
“Monitoreremo con attenzione l’attuazione dei provvedimenti, che nascono da presupposti errati. Non è possibile far pagare alla categoria il prezzo di ipotetiche falle nella macchina italiana dei controlli. Ma soprattutto speriamo che nei prossimi giorni, assieme alla Damanaki, se ne vada via da Bruxelles anche un modo ideologico e persecutorio di gestire la pesca europea” conclude l’Alleanza. (www.federcoopesca.it)



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