FATTI E PERSONE

Sacchetti ecologici finti: indagine di Guariniello e dei NAS

Il 60% delle buste in circolazione non rispetta i parametri di legge

In Italia circola una quantità enorme di sacchetti presentati come biodegradabili, che in realtà non lo sono. È  questa la denuncia di Assobioplastiche, raccolta a Torino dal pubblico ministero Raffaele Guariniello.
I primi risultati dell’indagine giudiziaria, svolta di concerto con i carabinieri del Nas, hanno confermato i sospetti dell’associazione ed è stato così aperto un fascicolo per frode in commercio. Si tratterebbe di una truffa perpetrata ai danni dei cittadini e dei commercianti onesti che il pm sta affrontando identificando i responsabili delle aziende produttrici e i distributori che propongono false buste ecologiche. L’attenzione delle autorità è focalizzata soprattutto sui sacchetti dati ai clienti dai negozianti o dai piccoli market e solo in qualche caso dai supermercati. 
Si tratta di una truffa milionaria se si considerano i numeri in gioco: in Italia ogni anno si usano ancora qualche miliardo di buste non ecologiche, pagate in media circa 10 centesimi l’una. Eppure da parte dei consumatori la tendenza è di utilizzare meno sacchetti monouso e più borse riutilizzabili, grazie a una consapevolezza sempre maggiore del problema ambientale. Ma è anche vero che i sacchetti bio non soddisfano i cittadini per via della resistenza e del riutilizzo limitato (come evidenzia un’indagine di Assobioplastiche condotta lo scorso anno: leggi l’articolo).

A essere fuorilegge sono soprattutto i sacchetti dati ai clienti dai negozianti o dai piccoli market
Secondo l’associazione di categoria, oltre il 60% dei sacchetti attualmente in circolazione non rispetterebbe i parametri di legge e i primi risultati delle analisi e consulenze disposte dal magistrato torinese, coinvolgendo il ministero dell’Ambiente e l’Istituto Superiore di Sanità, confermerebbero questi dati. Si tratterebbe di sacchetti in plastica tradizionale, di sacchetti parzialmente biodegradabili che non  rispettano i parametri di legge (norma UNI EN 13432:2002). Ci sono addirittura le shopper di finta plastica ecologica, i cosiddetti oxodegradabili ovvero quelli che una volta nell’ambiente grazie ad additivi particolari si sminuzzano in microparticelle altamente inquinanti.
Eppure la normativa è chiara, c’è la legge di conversione (n. 116/2014) del Decreto Legge Competitività (n. 91/2014), che ribadisce il divieto di commercializzazione delle shopper monouso non biodegradabili e compostabili e il Decreto Legge Competitività del 21 agosto 2014 che ha fatto scattare le sanzioni pecuniarie previste per la commercializzazione di sacchetti non a norma (da 2.500 a 25 mila euro, aumentata fino a 100 mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti, oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore).
I sacchetti oxodegradabili una volta nell’ambiente grazie ad additivi particolari si sminuzzano in microparticelle altamente inquinanti
Si tratta di un  problema che, oltre a rappresentare una beffa per gli ignari cittadini, ha anche un consistente impatto ambientale: i sacchetti di polietilene hanno una vita nell’ambiente di 400 anni, contro i 6 mesi delle buste compostabili.
Come possono i consumatori riconoscere i veri sacchetti biodegradabili ed evitare di essere truffati? Per non essere presi in giro bisogna fare riferimento alla dicitura di conformità della norma EN 13432:2002 e cercare sul sacchetto la frase “Prodotto biodegradabile conforme alle normative comunitarie EN 13432” . Una seconda possibilità è cercare i marchi che attestano la certificazione della biodegradabilità come “OK Compost” e “ Compostable”. Questi marchi  sono anche  dotati di un codice seguito da un numero (Sxxx o 7wxx) che permette di identificare il produttore e di assicurare la tracciabilità.
(Luca Foltran - www.ilfattoalimentare.it)

 


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