FATTI E PERSONE

Ricordando Vincenzo Buonassisi

Molti di quanti si sono realizzati nella generosa Milano, provano riconoscenza verso la città che li ha accolti ed ha consentito di sviluppare le loro capacità fino a conseguire il successo respirando la milanesità. A Milano trovò la sua realizzazione Vincenzo Buonassisi giornalista, scrittore e gustonomo Abruzzese di nascita, a sei anni andò a vivere con la famiglia a Roma, dove conseguì la laurea in legge poco più che ventenne. Nel periodo della Seconda guerra mondiale fu combattente in Africa e poi prigioniero di guerra. Assunto al Corriere della Sera, come giornalista, si occupò inizialmente di musica lirica, divenendo intimo di grandi personalità come Maria Callas e Herbert von Karajan. Alla fine dello spettacolo alla Scala, si recava al Giamaica: il pirotecnico 'caffè degli artisti' , nel quartiere di Brera, dove avevano dimora e bicchiere fisso Ungaretti e Quasimodo ed i pittori Crippa, Tassinari e Treccani. Qui, incurante del rumore, scriveva la recensione del concerto che aveva appena ascoltato, e portava il foglio manoscritto in Via Solferino per la stampa sul ' Corriere' . L' amicizia con i pittori gli consentì di coinvolgerli nelle interpretazioni del mito di Gastarea, la musa che presiede i piaceri del gusto, proposta da Gianni Staccotti ogni anno all' equinozio d' autunno.

Oltre che come critico musicale, si è fatto apprezzare come paroliere di canzoni di successo, quali 'Mi va di cantare' interpretata da Louis Armstrong al Festival di Sanremo del 1968; e altre scritte per Nilla izzi, Claudio Villa e Carmen Villani. Entrato giovanissimo nella redazione del ' Corriere della sera' diretto da Aldo Borelli si occupò di cronaca, ma soprattutto di musica, successivamente passò allo spettacolo, alla letteratura al costume e alla critica cinematografica, poi teatrale e televisiva. Dal 1973 intensificò la sua collaborazione alla RAI-TV presentando ,con Mario Cervi, ' L' uomo è nato inventore' agli inizi delle trasmissioni televisive. Diede il volto alla rubrica di cultura della tavola dell' Almanacco del giorno dopo :un programma a cura del TG1, trasmesso su Rai 1 dal 1976 al 1992 e di nuovo dal 1992 al 1994. e fu conduttore di programmi quali ' Ci vediamo alle dieci' e ' Ci vediamo' . Ha condotto ' Piacere Italia' su TMC e poi su ODEON.

Vasta è la sua produzione di libri di cucina, circa 40 titoli, sempre legati però a qualche elemento di storia secondo lo slogan ' storia del cibo,storia dell' uomo' .:una considerevole collana sui temi del saper vivere a tavola intesa come punto d' incontro e di scambi di esperienze di contatti umani.

Tra le sue opere di gastronomia ricordiamo La Cucina di Falstaff, la cucina all' aria aperta ,cucinare al caminetto, Roma in cucina in collaborazione con Luigi Carnacina; il vino in pentola in collaborazione con Pino Capogna, il ' Codice della pasta' e un volume dedicato alla Pizza. La nuova dieta italiana e Style, in collaborazione con Guido Razzoli. La grande cucina italiana e le sue salse. Fondamentali per la conoscenza critica della cucina italiana moderna sono i sette volumi de ' Il cuciniere italiano' , completato da un ottavo volume sulla cucina internazionale,

Tra le sue opere di narrativa, ' E io li ammazzo tutti' e ' Il mangiatore' che nel 1968 ha vinto il primo premio al Festival dell' umorismo di Bordighera. Ha affrontato la poesia con ' Jara Jara' , ' I magazzini del Paradiso' , premiata a Taormina, ' Per Anna' e ' Per te Anna' . Con Anna Pesenti ha scritto ' il miele' , ' il gusto dell' estate' , ' A tavola con gli amici' , ' il grande libro della polenta' .

Nel 1953 Orio Vergani lo chiamò vicino a sé quando fondò l' Accademia Italiana della cucina, da allora la tavola e la gastronomia diventarono determinanti nella sua attività, tanto che egli fu il primo inviato speciale in campo gastronomico, sempre per conto del ' Corriere'.

All' EXPO di Milano del 1982 l' indimenticabile maestro del convivio aveva anche precisato che:Ci sono due aspetti positivi che le confraternite portano avanti. Uno è quello di recuperare, salvare, conservare certe tradizioni che si esprimono anche nei costumi, che sono quasi sempre ispirati ai costumi contadini, alle vecchie fogge del vestire, ai vecchi modi di stare insieme. L' altro è il ricordo di come si mangiava un tempo: se ne era persa la tradizione ma la si può recuperare. Non si devono creare delle isole ma si deve insegnare, specialmente alle famiglie che si stanno creando, perché si è abbandonato un certo piatto che oggi si è in grado di farlo benissimo e averne una soddisfazione intellettuale, oltre che materiale, quindi influire sul gusto, sull' educazione del consumatore giovane. Dirgli : guarda che magari tu fai delle cose che ritieni semplici, pratiche, sbrigative ma che ti fanno male alla salute, invece questo piatto che credi pesante, fatto come si deve, a regola d' arte, nei secoli è stato sperimentato ed è quello giusto per la tua fisiologia, per l' ambiente mediterraneo al quale appartieni. I cultori del convivio devono avere i mantelli che devono rispondere ad un storia, non ad una fantasia, ma poi se li levano, si siedono al tavolo, discutono e dicono la loro, e possono dire parole molto più utili, per conquistare la simpatia e convincere gli altri del valore di quello che si porta. Più dei tecnici che sono, intanto, automaticamente già inquadrati da chi li ascolta e soprattutto sono un po' sfruttati, anche se validissimi, perché è un meccanismo che si ripete, mentre invece le confraternite bacchiche possono portare un elemento preciso, costruttivo di promozione, al di là di un' apparenza e quindi contribuire a questa immagine. Si deve contribuire all' immagine dei prodotti italiani , vedere ciò che della tradizione ci serve e ciò che invece della tradizione si sta perdendo, sviluppare ciò che è vivo nella tradizione, perdere qualche frangia da una parte e aggiungere qualche elemento dall' altra.

Uscito dalle scene del convivio dieci anni fa, Buonassisi ha lasciato l' eredità di cultore delle buone arti, capace di esprimere buon gusto in fatto d' arte e di musica come nel bere e nel mangiare non disdegnando di magnificare le godurie della tavola. E lo vogliamo ricordare con l' attributo di gustonomo che comunica le esperienze vissute a tavola distinguendosi dal gustomane che si limita ad apprezzare la buona tavola, analogamente alla distinzione che i nostri cugini d' oltralpe fanno tra gourmet e gourmand. Vero cultore del gusto che non è semplicemente il senso che ci consente di distinguere i sapori ma anche una scelta personale motivata da inclinazioni individuali nel valutare il bello di opere artistiche. Può essere gustoso un piatto come gustosa è una lettura o una scena perché provocano piacere o divertimento nell'uomo di buongusto. Si può arredare una casa con molto buongusto così come ci si può vestire senza spendere troppo, ma sempre con buongusto, seguendo un comportamento caratterizzato da senso della misura .

Gianni Staccotti

 


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