FATTI E PERSONE

Crisi: Coldiretti, da detenuti a disabili, campagna dà lavoro

1100 imprese e cooperative praticano l'agricoltura sociale

Non solo licenziamenti e delocalizzazioni, la crisi che ha colpito l'Italia ha anche moltiplicato e consolidato esperienze imprenditoriali e cooperative capaci di conciliare solidarietà e reddito, e si stimano almeno mille e cento imprese e cooperative che praticano l'agricoltura sociale nella quale gravitano centinaia di migliaia di rifugiati, detenuti, disabili, tossicodipendenti. E' quanto emerso all'apertura del XXXVIII Convegno Nazionale dei Consiglieri Ecclesiastici della Coldiretti a Roma "La fraternità: percorso profetico per un'economia dal volto umano", con il saluto del Segretario di Stato il Cardinal Pietro Parolin, insieme al presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e il Consigliere Ecclesiastico Nazionale Don Paolo Bonetti. L'agricoltura - si è detto nel convegno - è diventata terra di frontiera anche per l'integrazione di giovani e anziani, ed è chiamata a svolgere un ruolo attivo per il bene comune in una società a forte rischio di disgregazione. Lungo la penisola - sottolinea la Coldiretti - sono nate esperienze molto diversificate di agricoltura sociale che vanno dal recupero e reinserimento lavorativo di soggetti con problemi di dipendenza (droga e alcool in particolare) all'agricoltura terapeutica (ortoterapia, ippoterapia ecc.) con disabili fisici e psichici di diversa gravità ma anche il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate (minori a rischio, disoccupati di lunga durata, ecc.) e l'attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità (es. orti urbani per gli anziani). "L'agricoltura sociale è la punta più avanzata della multifunzionalità che abbiamo fortemente sostenuto per avvicinare le imprese agricole ai cittadini e conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale e sociale", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. (www.ansa.it)


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