FATTI E PERSONE

Non solo guerra: i droni salvano mais e pomodori

Arriva la carica dell’agricoltura 2.0. A Mantova droni schierati per combattere i parassiti del mais, mentre a Cremona

Nei campi del Mantovano si sperimentano i droni contro i parassiti del mais. Nel Cremonese una pattuglia monitora i campi di mais dagli sprechi d’acqua e dai pesticidi. L’agricoltura scopre i vantaggi di essere smart e il raccolto aumenta. Pur sempre di guerra si tratta: ai parassiti, al consumo di pesticidi e allo spreco d’acqua. Per questo gli imprenditori agricoli di quella pianura fertile che da Mantova arriva a Cremona hanno deciso di assoldare l’ultima tecnologia in campo bellico: i droni. Piccoli stormi a elica, avanguardia in un’agricoltura già meccanizzata che ora scopre i vantaggi di essere .
Partiamo da Mantova, dove proprio questa settimana si è alzerà in volo la prima pattuglia di droni programmata per combattere la piralide, una farfallina che deposita le sue uova sulle foglie delle piante di mais, distruggendo le pannocchie e favorendo la contaminazione di tossine come le fumosine. Da quattro anni, guidati dall’agronomo Francesco Alessandrini, alcuni contadini della zona hanno messo da parte i pesticidi e schierato armi biologiche contro il parassita, nello specifico il trichogramma brassicae, imenottero che va ghiotto di uova di piralide. L’insetto, già presente in natura, “ma non in misura sufficiente a contrastare la piralide”, sottolinea Gabriele Caleffi, direttore dell’Associazione mantovana allevatori (Ama), fa strage di parassiti. L’idea è buona, ma per distribuire il trichogramma bisogna procedere a mano: impossibile farlo sulle larghe distese a mais. E quando ci si affida alle macchine tradizionali, si rovinano i campi, perdendo anche raccolto.
L’illuminazione arriva ad Alessandrini, sfogliando le riviste di difesa di cui è avido lettore: adoperare un drone. Così raduna sei giovani ingegneri, che dotano il velivolo di una sorta di braccio meccanico. Un’imitazione perfetta di quello che fa l’uomo. L’apparecchio pattuglierà 200 ettari di campi a mais, volando a un metro dalla cima della pannocchia. Per ogni ettaro di terra, distribuirà una sfera di cellulosa biodegradabile contenente cento larve di trichogramma che nei successivi 15-20 giorni si svilupperanno, aggredendo la piralide prima che faccia danni. Caleffi calcola che, in media, “ogni ettaro di terra dà fino a 130 quintali di mais”, ma se il parassita contamina le piante, “se ne perde fino al 15%”. Per questa stagione hanno aderito venti allevatori: se la sperimentazione avrà successo, l’obiettivo è di estenderla. Anche perché i costi dell’apparecchio, al momento di “40mila euro”, osserva Alessandrini, “sono destinati a scendere”.

Trenta chilometri più a sud, il ronzio nelle eliche sovrasta i campi di pomodoro del Cremonese. È la Tomato air force, come l’hanno soprannominata al Consorzio Casalasco del pomodoro, un colosso da 300 associati che produce tre milioni e 300mila quintali di oro rosso. La pattuglia di droni sorvola le province di Cremona, Parma e Piacenza (dove si trovano le imprese del Consorzio), monitorando il terreno da 150 metri d’altezza. “Li usiamo per la planimetria dei campi, per ridurre il consumo di acqua e di concimi, per verificare quali piante soffrono di poca alimentazione”, spiega Paolo Voltini, presidente del consorzio. Grazie a speciali fotocamere i droni individuano i campi in cui lo sviluppo delle piante è disomogeneo. “C’è un recupero in termini di efficienza e di informazioni”, aggiunge.
La pattuglia osserva il problema, lo registra e spedisce le informazioni alla torre di controllo, dove sono elaborate mappe sull’approvvigionamento idrico e nutrizionale del campo, che a loro volta comandano direttamente l’intervento degli irrigatori o delle macchine spandi-concime. La campagna di monitoraggio prosegue fino ad agosto. Con ottimi risultati, commentano dal consorzio: il consiglio Voltini a chi voglia avviare un servizio simile è di adottare i droni “in caso di colture specializzate e qualificate, come vigneti e frutteti, dove è già stato utilizzato”.

Non di soli velivoli però vive la campagna smart. Solo un esempio, sempre nel Mantovano. Qui Davide Pastorello, titolare dell’azienda agricola “Pastorello Holsteins”, ha installato una sorta di “Grande fratello” per tenere sotto controllo le sue mucche. Applicando alle loro zampe un podometro, che misura quanti passi compie la vacca, quanto sta in piedi e quanto sdraiata, quando corre perché agitata, l’agricoltore può determinare il momento in cui un esemplare è pronto per essere fecondato. Un fiume di dati passati ogni giorno al setaccio dalla moglie, che hanno fatto premere l’acceleratore all’azienda: in un solo anno, infatti, i capi della mandria sono passati da 120 a 180. (http://gossip.libero.it)


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