FATTI E PERSONE

Crolla il consumo di olio e pasta, simboli della dieta mediterranea

Scende del 10% negli ultimi dieci anni il consumo di pasta e del 28,5% quello di olio

Un tempo erano i “mostri sacri” della dieta mediterranea, studiata, mitizzata ed elogiata per anni a livello internazionale fino a diventare “patrimonio dell’umanità”. «Tutto quello che vedete lo devo agli spaghetti» diceva una Sofia Loren all’apice del successo post Oscar (frase poi smentita in un’intervista del 2009). Federico Fellini non aveva dubbi: «La vita è una combinazione di magia e pasta». Eppure, più passa il tempo e più gli italiani continuano a tradire pasta e olio, come rivelano alcuni dati pubblicati di recente da alcune associazioni di categoria e proprio come ha scritto a fine 2013 il Wall Street Journal analizzando i consumi di maccheroni nel nostro Paese. Se nel 2004 il consumo pro capite era di 28 chili, oggi siamo a quota 25,3 ha fatto sapere Aidepi (l’associazione dell’industria del dolce e della pasta) nel corso della sua ultima assemblea in cui ha evidenziato il calo dei consumi che sfiora il 10 per cento.

I numeri
Ma le cose non vanno meglio per l’olio di oliva, per anni elogiato da influenti test scientifici che ne hanno dimostrato la valenza nella prevenzione di alcune malattie. Secondo il Coi (il Consiglio oleicolo internazionale) il consumo di olio in Italia è passato dalle 840 mila tonnellate del 2004 alle 600 mila di oggi, con un decremento del 28,5%. «Alla base di questi numeri c’è tutta una serie di fattori, primo fra tutti l’invecchiamento della popolazione — spiegano Claudio Ranzani e Tullio Forcella, rispettivamente direttore generale di Assitol e Federolio — più la popolazione invecchia e più cerca di consumare meno oli e grassi. E poi non dobbiamo dimenticare tutti i fattori dietetici». Perché una fetta di responsabilità, in questo cambio di abitudini alimentari, va senz’altro a cadere sulle diete sempre più tese a demonizzare grassi e carboidrati. Basti pensare che secondo una ricerca Nielsen, citata dal proprio dal Wsj, il numero delle ragazze tra i 26 ed i 30 anni che considera la pasta un alimento che fa ingrassare è aumentato del 26% dal 2008 al 2012. Del 16% invece se si prendono in considerazione i giovani uomini della stessa età. Di tutt’altro avviso il Time, che nel numero di giugno ha intrapreso una battaglia tesa a dimostrare che la lotta contro gli alimenti che farebbero ingrassare, come il burro, è tutta sbagliata. Che abbia torto o ragione, quel che è certo è che la «devozione» degli italiani, come l’ha chiamata il Wsj, ad alcuni alimenti tipici della dieta mediterranea, si sta indebolendo. E le aziende lo hanno capito da un pezzo: tra prodotti integrali, per celiaci, o a basso indice glicemico, le più importanti realtà del settore stanno ampliando i loro segmenti di business. (Corinna De Cesare - www.corriere.it)


 


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