FATTI E PERSONE

Beni archeologici & culturali: gli agricoltori si candidano alla gestione e alla manutenzione di centinaia di siti destinati all’abbandono

Lo scrivono gli agricoltori Cia e Turismo Verde al Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini

Agricoltura e beni archeologici e culturali: di simboli del buono, del bello e dell’eccellente dell’Italia nel mondo che, si dice spesso, dovrebbero camminare più insieme. Anche perché se l’agricoltura, bene o male, è in salute, il patrimonio culturale del Belpaese (vedi i recenti crolli di Pompei o della Domus Aurea di Roma, per citare due casi clamorosi), nonostante la sua ricchezza, è in evidente e drammatica difficoltà.
E, mentre in tanti cercano soluzioni, una proposta arriva proprio dal settore primario: anche gli agricoltori vogliono entrare, a pieno titolo, tra i candidati a prendersi cura del vasto patrimonio di beni archeologici e culturali disseminati sul nostro territorio nazionale, e attualmente in stato di abbandono. Come scrivono la Cia - Confederazione Italiana Agricoltori e Turismo Verde in una lettera inviata al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.
“Del resto, l’attitudine multifunzionale delle aziende agricole - si legge in una nota - si presta al ruolo, con diversi agriturismi che, di fatto, già ospitano all’interno dei loro terreni siti di grande interesse. Ma questa più che un’idea è una proposta già ben articolata e argomentata. Tra le attività connesse proprie dell’impresa agricola multifunzionale - si legge nella lettera - individuiamo la possibilità di gestire centinaia di beni archeologici e culturali anche al di fuori della disponibilità dei terreni dell’azienda. Questo, attraverso una specifica convenzione con il Ministero. Siamo da sempre sensibili alla salvaguardia delle risorse ambientali e culturali oltre ad un uso sostenibile del suolo”.
La Cia e Turismo Verde intravedono all’orizzonte grandi spazi di fattibilità, con vantaggi sostanziali sia in termini culturali che pratici, con siti riportati alla luce nel loro splendore, mantenuti adeguatamente, che genererebbero turismo, quindi indotto, economie e posti di lavoro. Su questo interessante tema c’è fermento, esiste la concreta possibilità di trovare spazio già nello “Sblocca Italia” dove sono stati presentati diversi emendamenti di parlamentari sulla materia. Si muovono con forza e determinazione, nella stessa direzione, anche realtà associative degli interessi dei consumatori e dei cittadini, come “Cittadinanzattiva”, che ha presentato una corposa proposta emendativa sulla “Conversione in legge del Decreto legge del 12 settembre 2014, recante misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idro-geologico e per la ripresa delle attività produttive”.
“Non individuiamo - concludono Cia e Turismo Verde - elementi di impedimento sul fatto che l’agricoltore possa contribuire all’attivazione di un processo virtuoso che tende alla riqualificazione dell’ambiente naturale, alla valorizzazione di luoghi di interesse archeologico, storico e culturale. Ed assieme ricavare parte del proprio reddito dall’indotto generato dal movimento turistico collegato o dalla manutenzione delle aree”.
Un’idea quanto meno interessante, soprattutto se si concretizzasse nell’ottica di generare sia maggiori redditi per gli agricoltori, che maggiori entrate per lo Stato, con un utilizzo appieno, e virtuoso, e con progettualità al passo con in tempi, dell’infinità di siti culturali ed archeologici oggi in abbandono in tutta Italia, che sono passività sia da un punto di vista meramente economico, che di marketing dei territori. (www.winenews.it)

 


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