LE NOSTRE INIZIATIVE

Una serata a tutto champagne
Quattro prodotti di un terroir unico al mondo per una degustazione di assoluto rilievo, che ha visto come protagonisti due dozzine di professionisti della comunicazione impegnati ad affinare le proprie conoscenze tecniche e godere di incredibili bollicine made in France.

Questo quanto accaduto mercoledì scorso a Milano, nella sala messa gentilmente a disposizione dall'hotel Mirage (viale Certosa 104, angolo via Casella. Tel. 02 39210471): era infatti programmata la degustazione di champagne organizzata dall'Associazione Stampa Agroalimentare con il Centro Informazioni Champagne di Milano (viale San Michele del Carso 17. Tel. 02 43995767, champagne@haiku.it). La serata si è subito rivelata un bel successo tanto per la nostra Associazione - la presenza numerosa dei suoi componenti dimostra una volta di più il desiderio di partecipazione, conoscenza e approfondimento che anima ognuno di noi - sia per il Centro che, accogliendo il nostro invito a dar vita all'iniziativa, ha colto al volo l'occasione per informare una volta di più, e meglio, su quel prodotto di eccellenza assoluta che risponde al nome di champagne. Al centro della serata, quattro vini, ossia altrettante storie inimitabili di viticoltori, territori, uve, stagioni e annate. Preceduta da una documentata introduzione a cura di Domenico Avolio, direttore della Comunicazione del Centro Informazioni Champagne, la degustazione ha riguardato quattro prodotti che si differenziavano, innanzi tutto, per la diversa composizione dell'uvaggio (da un 100 per cento chardonnay a un 100 per cento pinot noir, passando per due livelli intermedi), poi per annata (da un assemblaggio al 56 per cento del 2003 a uno straordinario millesimato 1996), oltre che naturalmente per il diverso produttore (abbiamo spaziato dal singolo vigneron, alla blasonata maison, alla rampante cooperativa). Insomma: champagne unici, come sempre d'altro canto, perché è proprio l'assoluta originalità di ogni calice che portiamo alle labbra a costituire uno dei maggiori fascini di questo vino prezioso nato in condizioni climatiche difficili, al limite delle possibilità di coltivazione viticola. Deve far fronte spesso a condizioni estreme, basse temperature, gelate frequenti, scarso irraggiamento solare, poi vi è una miriade di microclimi da analizzare, valutare, "gestire" con attenzione quasi maniacale, la stessa richiesta al viticoltore per ogni passaggio della propria attività, fino alla raccolta manuale e alle "alchimie" dello chef de cave, chiamato ad assemblare fino a quaranta vini diversi in cantina, per ottenere la bottiglia desiderata: ma proprio da questo iter irto di difficoltà nasce un livello qualitativo eccezionale, nonché ovviamente un costo che non può certo essere "popolare". Guidati da Delphine Géraud, brillante enologa del Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne di Épernay, abbiamo degustato in successione un fresco Brut Blanc de blancs Cuis 1er Cru di Pierre Gimonnet Fils & Cie, un elegante Cuvée Royale Brut di Joseph Perrier Fils & Cie, l'ancor inespresso Brut Extra Quality di Ployez-Jacquemart, infine lo straordinario Ambonnay Grand Cru 1996 di Nicolas Feuillatte, dagli intensi sentori mielati. La serata si è poi chiusa al meglio, nel ristorante dell'hotel Mirage, degustando una cena che ha visto come protagonisti i vini della Bisol di Valdobbiadene (davvero notevole il passito di prosecco), il Sashimi della Coam di Morbegno, i prodotti a base di radicchio e i dolci della Jada di Valdobbiadene. Una delizia.

Carlo Passera