LE NOSTRE INIZIATIVE

Educare ad un sano rapporto con il cibo: una lezione sulla comunicazione per i colleghi A.S.A.

Relatore d’eccezione Giorgio Donegani, Dottore in Scienze e Tecnologie Alimentari, Presidente di Food Education (www.foodedu.it). Tra le sue molte competenze e attività, oltre a quella giornalistica: membro del Comitato Ministeriale ExpoScuola2015, per la messa a punto di attività educative sui temi di EXPO.

Il pomeriggio del 17 marzo 2014, presso l’Hotel Windsor, via G. Galilei, Milano, il Dottor Donegani (nella foto) ha tenuto per i colleghi A.S.A. una lezione molto interessante, che partiva dalle considerazioni degli aspetti nutrizionali, forse considerati sin troppo scontati. In realtà una larga parte della popolazione è tuttora a digiuno dei concetti anche più fondamentali, mentre nella parte rimanente è presente sì la nozione, ma manca spesso, e in modo eclatante, l’applicazione di questi princìpi nella vita quotidiana, sia degli adulti sia dei bambini.
Ciò è dovuto a una serie di fattori. Un approccio vincente, nella comunicazione di settore, è quello di inquadrare il mangiare come atto culturale. Questo passaggio sarà fondamentale per determinare veri cambiamenti sul piano del comportamento, e vede nell'informazione giornalistica uno strumento irrinunciabile. Il tema dell’incontro, infatti, era:
 "Tra nutrizione e cultura: educare a un sano rapporto con il cibo".

Da un monitoraggio del Comitato “Scuola e Cibo”, nel quadro di educazione alimentare, risulta che nei bambini da 8 a 9 anni di età
- il 22 % è in sovrappeso e
- l’11% è addirittura obeso: un terzo del totale!
Non si tratta di un problema estetico ma di salute. Sovrappeso o obesità in giovane età aumentano il rischio di malattie degenerative in età adulta e riducono la prospettiva di vita – in sostanza, questa tendenza porterà ad una minore longevità di quella registrata attualmente, ma inevitabilmente anche a costi sanitari sempre maggiori.
Un ruolo importante, oltre che dall’alimentazione, viene svolto dall’attività fisica.
Ma pur essendo riconosciuto questo fattore da tempo, come lo è l’importanza di una alimentazione sana, il 45 % dei bambini ha la TV in camera e vi passa più delle due ore considerate il limite massimo. Aggiungendo le ore passate al pc, si comprende come effettivamente molti bambini facciano meno di un’ora di attività fisica per settimana.
Già nel 1975 la FAO ha definito le linee guida per l’educazione alimentare, che sono state adottate anche dal Comitato Ministeriale italiano.
Ma, paradossalmente, la dieta mediterranea, tanto apprezzata nel mondo e indicata come particolarmente salutare, in Italia viene poco applicata.

Emergono due concetti molto importanti:
INFORMAZIONE ALIMENTARE NON EQUIVALE AD EDUCAZIONE ALIMENTARE.   Inoltre,
ALIMENTAZIONE NON E’ ANCORA L’EQUIVALENTE DI NUTRIZIONE.
 
Sono i valori culturali che modificano le abitudini alimentari. E i valori culturali si sono formati nel tempo, in base a molti fattori (di territorio, psico-sociali, modelli estetici, religiosi, nutrizionali). Modificarli può richiedere tempo, e in ogni caso esige grande attenzione e conoscenza della materia - non ultime delle tecniche di marketing e di pubblicità.
In sintesi, per farci stare bene, il cibo deve incontrarsi con il nostro ambiente culturale.
Tuttavia, la comunicazione, cioè il lavoro del giornalista, può aiutare il consumatore a coniugare il bisogno di nutrirsi con il piacere della tavola, facendogli conoscere sempre più i criteri di qualità, intesa come valore nutritivo, rapporto tra nutrienti, freschezza, qualità organolettiche, ingredienti, provenienza, metodo di produzione, sicurezza.
Il compito può, a volte, risultare arduo, considerando che sul mercato alimentare appaiono circa 17.000 prodotti “nuovi”, praticamente inventati e costruiti con la tecnologia, ovviamente studiati per essere molto seducenti e, non ultimo, fortemente pubblicizzati.
L’Italia è un paese particolarmente ricco di biodiversità, oltre che di tradizioni alimentari. La comunicazione potrebbe e dovrebbe portare l’attenzione ai veri valori del cibo. Ciò può significare anche attirare l’attenzione ai piccoli produttori di alimenti di qualità – conoscere queste realtà è l’unico modo per garantire la loro sopravvivenza e per assicurare a noi di poter godere anche in futuro delle eccellenze gastronomiche tipicamente italiane.
Quindi, la responsabilità del giornalista e comunicatore è davvero molto grande per far conoscere con semplicità quanto è importante nella nutrizione e come lo si può realizzare.
Nella jungla dei claims, delle proposte di sistemi alimentari e delle diete, è importante poter dare degli indirizzi di discernimento.
 
Gudrun Dalla Via


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